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Novara, Opera – Coccia d’Estate – Don Pasquale

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Non è la prima volta che il Teatro Coccia di Novara utilizza lo spazio del Cortile del Castello di Novara per la stagione estiva, ma mai lo aveva fatto dando vita a un progetto così ben strutturato, indirizzato a valorizzare i giovani formatisi alla Accademia AMO (Accademia dei Mestieri dell’Opera del Teatro Coccia) e facendo appello, per il coro, ai giovani studenti del Conservatorio Cantelli in collaborazione con il Dipartimento di Canto.
Un progetto di condivisione artistica perfettamente integrato con le forze formative locali, da premiare non solo per il coraggioso indirizzo dei suoi intenti, ma finalmente costruito senza ricorrere in extremis, come spesso capita, a scelte che snaturino l’idea iniziale, che in questo caso nasce proprio per i giovani della suddetta accademia e li valorizza investendo su di loro e dandogli fiducia fino all’ultimo, anche a costo di rischiare l’impossibile, mettendo in scena un’opera certo non facile come Don Pasquale di Donizetti.

La scommessa, constatati i risultati, è stata vinta e ha rivelato una esecuzione fresca, dinamica e pulita, messa al servizio di una messa in scena lineare e moderna, frutto del lavoro del giovane regista Salvatore Sito, formatosi alla Accademia AMO come allievo della affermata regista e docente Deda Cristina Colonna e coadiuvato, per i costumi, da Silvia Lumes. A lui si deve un allestimento di stilizzata concretezza scenica, dove l’impianto appare formato null’altro che da pareti in plexiglass bianco panna che si illuminano di diversi colori e da una parete di quinte lignee che nell’ultimo quadro si girano e svelano il fogliame utile ad ambientare la scena del giardino. Per il resto, se il quadro visivo gioca in sottrazione, da un lato affidandosi alla fantasia dei colorati costumi firmati da Silvia Lumes per inquadrare i personaggi in abiti (un misto di stili che fanno pensare a de Chirico e Luzzati) ispirati alle maschere della commedia dell’arte nel mettere Don Pasquale in parallelo con Pantalone, Norina con Colombina, Malatesta con Scapino ed Ernesto con Pierrot, imbastendo un contrasto di colori con la tinta bianco-neutra della scena, dall’altro la regia non commette certo l’errore di trasformare i personaggi in pupazzi senz’anima. Anzi, utilizzando i materiali scenici in maniera assai teatrale, presta attenzione alla parabola emotiva attraverso la quale Donizetti trasfigura la componente buffa intingendola di quella amara malinconia che rende quest’opera un vero dramma giocoso. Ed ecco che il regista, facendo perno sul protagonista, impersonato sulla scena dal bravissimo Michele Govi, l’unico cantante maturo e di esperienza consolidata, capace di catalizzare l’attenzione su di sé non solo per la disinvoltura scenica ma anche per una solidità di mezzi vocali che ne conferma l’alta professionalità, costruisce un percorso registico che permette anche ai giovani di minor esperienza di venir coinvolti in un dinamico e spiritoso fluire narrativo che non si abbandona mai alla farsa. Anzi, se il richiamo alla commedia dell’arte parrebbe suggerirlo, l’intelligenza della mano registica vira tutta sull’attenzione data ai personaggi, rendendoli uno a uno vividi di caratterialità ben stagliata su questo spazio scenico nudo eppure ricco di contrasti adatti a liberare nei giovani una recitazione accurata e ben studiata in senso espressivo. Tutti recitano infatti benissimo, compreso il Coro (istruito da Yirui Weng), che raramente si era sentito tanto coinvolto, compreso nel noto episodio dei servi del terzo atto – il magnifico “Che interminabile andirivieni!” – esaltato dalla bravura degli studenti del Conservatorio Cantelli.

Fra i cantanti, quasi tutti giovani e orientali (formati da Giovanni Botta), tranne il citato protagonista, emerge la Norina tutta pepe ed eleganza di Yesol Park, un soprano leggero dalla voce lieve e garbata, alla quale mancano forse i trilli ma che svetta in acuto con grazia e freschezza, disegnando un personaggio frizzante come le bollicine dello champagne. Il baritono Ranyi Jiang è un Dottor Malatesta misurato, sia scenicamente che vocalmente, pensoso (talvolta fin troppo) nel cercare tutte le soluzioni che dalla burla giocata a Don Pasquale permettano poi l’unione conclusiva fra Norina ed Ernesto, mentre il tenore Yuxiang Liu (Ernesto) ha voce davvero piccina ed esangue, ma con garbo supera tutte le insidie della parte e, nell’ultimo atto, regala una serenata vaporosa e soffice. Completa la locandina il bravo Semen Basalaev (Un notaro).

Sul podio dell’ottima Orchestra delle Alpi-Alpen Symphonie Orchester, la sensibilità di Roberto Gianola si è messa al servizio, assieme a quella di Michele Govi, dei giovani, offrendo loro un bel respiro e un accompagnamento accorto, sempre attento a seguirli senza scollamenti fra orchestra e palco.

Insomma, una serata piacevolissima. Il risultato finale dovrebbe incoraggiare a proseguire sulla linea di un progetto che, in questa occasione, ha mostrato un risultato superiore a ogni aspettativa, premiando il lavoro svolto in tanti mesi di attività formativa dalla Accademia AMO.

Opera – Coccia d’Estate
DON PASQUALE
Libretto di Giovanni Ruffini e Gaetano Donizetti
Musica di Gaetano Donizetti

Don Pasquale Michele Govi
Ernesto Yuxiang Liu*
Dottor Malatesta Ranyi Jiang*
Norina Yesol Park*
Un Notaro Semen Basalaev*
*Accademia AMO

Orchestra delle Alpi – Alpen Symphonie Orchester
Coro del Teatro Coccia
Direttore Roberto Gianola
Maestro del Coro Yirui Weng
Regia Salvatore Sito (Accademia AMO)
Costumi Silvia Lumes
Luci Ivan Pastrovicchio
In collaborazione con il Dipartimento di Canto
del Conservatorio G. Cantelli
Coproduzione con Associazione Euritmus

Novara, Cortile del Castello di Novara, 22 luglio 2022

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