Napoli, Teatro San Carlo – Tristan und Isolde

Handlung, ossia azione, come etichetta di genere. E niente di più per girare la chiave ed entrare con il Wagner del Tristan und Isolde in quella che sarà la storia del dramma musicale moderno. Un dramma diverso non solo per linguaggio e forme, dalla “catastrofe muta” e dalle sonorità sublimi quanto, ricalibrando le funzioni fra parola, melodia e armonia in sinergia ancillare rispetto all’azione secondo il miliare modello della Grecia antica, dalla forza interiore arcana e tellurica. Impressionante. Cosa che, in via paradossale, viene a mancare dal podio al nuovo ritorno del titolo proposto in chiusura di stagione nel sempre bellissimo allestimento creato da Lluìs Pasqual (ancora una volta a cura dalla regista collaboratrice Caroline Lang) nel teatro per cui è stato creato nell’anno 2004, il San Carlo di Napoli, sotto l’allora sovrintendenza artisticamente assai illuminata di Gioacchino Lanza Tomasi. Difatti, spettacolo premiato dalla XXIV edizione dell’Abbiati per le mirabili scene di Ezio Frigerio e per i costumi di suggestione remota di Franca Squarciapino, nell’occasione ripresi da Leila Fteita e da Anna Verde. Inedita invece la presenza alla testa dell’Orchestra, più Coro della Fondazione, del direttore di esperienza in curriculum per lo più wagneriana Constantin Trinks, chiamato a sostegno di un cast di interpreti specializzati nel repertorio tedesco con sostituzione, a poche ore dalla prima e per le recite successive, della voce per il ruolo di Isolde resasi necessaria per una brutta bronchite contratta dal soprano in locandina Nina Stemme.

Resta pertanto vincente, sin dall’alzarsi del sipario come in chiusa alla resa dei conti, l’allestimento dalle linee essenziali, moderne e al contempo di matrice arcaica, giocato allora come ora con estrema efficacia drammaturgica nei tre diversi atti sul netto contrasto delle luci, sull’impatto magnifico del vivo ondeggiare della prua sul respiro di un mare luccicante tra il platino e il piombo, del cielo incombente fra nubi, stelle e tramonti di fuoco, sul colpo di teatro che divide in due la nave all’acme degli effetti imprevisti del filtro per poi passare al giardino segreto che, tra gli immensi cipressi in rete, cela, avvolge e svela la bramosia di un amore non legittimo ma inevitabile e fatale ben prima dello scambio delle pozioni. Finendo, al termine, fra le brande di un ospedale a veranda con tende di velo sui rossori, al vicino orizzonte, del mare britannico.

Che d’altra parte il tallone d’Achille fosse nella musica lo si è inteso assai chiaramente già alle prime battute dell’opera, con il Preludio in sei ottavi “Lento e languido” che, tra forchette continue e mirate indicazioni dinamiche, risulta ampiamente pensato e scritto ad arte per introdurci giù dritto tra le ombre dell’anima e nel cuore romantico della leggenda bretone, dando peso, passione e tensione altissima al nodo ineluttabile d’amore e morte, alle luci ingannevoli del giorno, ai complici abbandoni nella notte. In realtà l’esito, forse optando per uno stile più ascetico o di elegante asciugatura sinfonica, porta invece a tutt’altra parte, facendoci preoccupare e non poco su come potranno mai passare le oltre quattro ore a seguire di spettacolo, più i due intervalli compresi, stando all’approccio apatico e all’incolore fissità didascalica da lì e per l’intero lavoro impressi da Constantin Trinks, apparso giusto preoccupato di regolare la manopola di fluidità e volume, per mai affondare la bacchetta nella piena sostanza drammatica o nella ragione armonica dei profili motivici.

Accettata la morte del Preludio, si spera nelle voci. E infatti, in buona quota, sono loro a sostenere dal palco forza plastica e sfaccettature dell’intera partitura. Volata a Napoli appena la sera precedente per subentrare nella produzione e solo per una sera alla Stemme (in terza battuta è poi arrivata la wagneriana Catherine Foster), Camilla Nylund ritaglia una principessa irlandese di alta statura. La sua Isolde ha voce chiara, acuminata e proiezione vigorosa, alquanto straussiana ma ben in grado di risvegliare l’orchestra e di restituire credibilità alla sanatrice un po’ maga che con pari, robusta tempra da valchiria si lancia nei propositi di irata vendetta come nell’estasi inesorabile, sia pur a fronte di qualche oscillazione eccessiva della testa nell’accompagnare il canto staccato a due al climax d’amore o di una certa opacità espressiva nell’apicale Liebestod, non certo aiutata dalla buca.
Bel colore brunito e notevole gusto nella linea del canto presenta il Tristan del tenore Stuart Skelton che d’altra parte, forse non in serata, non prende mai quota a causa di un’emissione per lo più chiusa e trattenuta, ridotta nei volumi se non addirittura appannata da Isolde e dalla musica. Fisicamente è imponente ma statico assai, tanto da rischiare di atterrare al suolo nell’inginocchiarsi per giocare con la sabbia nel giardino dell’atto centrale.
Sonoro e d’accento risulta il Kurwenal del baritono americano Brian Mulligan mentre in vetta a pari merito per qualità e prestanza salgono la Brangäne di bel velluto del mezzosoprano Okka von der Damerau e l’intenso re Marke del basso tedesco René Pape, tutti e tre al debutto partenopeo, cui va aggiunta l’ottima prestazione del Coro maschile del San Carlo per la ciurma dietro le quinte, preparata e curata come sempre al meglio dal maestro José Luis Basso. Apprezzabili infine le prove di Gabriele Ribis (Melot/Steurmann) e in special modo di Klodjan Kaçani nel doppio ruolo della voce del marinaio e del pastore. [Rating:3/5]

Teatro San Carlo – Stagione 2021/22
TRISTAN UND ISOLDE
Azione in tre atti
Libretto e musica di Richard Wagner

Tristan Stuart Skelton
Re Marke di Cornovaglia René Pape
Isolde Camilla Nylund
Kurwenal Brian Mulligan
Brangäne Okka von der Damerau
Melot / Steuermann Gabriele Ribis
Un pastore e voce del marinaio Klodjan Kaçani

Orchestra e Coro del Teatro San Carlo
Direttore Constantin Trinks
Direttore del coro José Luis Basso
Regia Lluìs Pasqual
ripresa da Caroline Lang
Scene Ezio Frigerio
riprese da Leila Fteita
Costumi Gesine Völlm
ripresi da Anna Verde
Luci Cesare Accetta

Produzione del Teatro di San Carlo
Napoli, 27 ottobre 2022