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Milano, Teatro alla Scala – Thaïs

Eros, Thanatos e Agape. Il nuovo allestimento di Thaïs di Jules Massenet che ha debuttato con grande successo al Teatro alla Scala, firmato da Olivier Py, mette in tensione l’amore, nella sua duplice declinazione di sacro e profano, con l’orizzonte ultimo della morte. Che può essere dannazione, come sembra accadere per Athanaël, o invece felicità senza fine, come per la protagonista che, da cortigiana, si trasforma in santa, novella Maddalena redenta. Singolare che la più volte evocata Venere vesta i panni di uno scheletro irridente e beffardo, come a dire che la tensione amorosa che muove l’esistenza non sia altro che una pulsione di morte.

Allestimento cupo, quello pensato da Py, con le scene e i costumi di Pierre André Weitz che ci trasportano in un universo déco anni Trenta, dove l’Alessandria dissoluta del libretto è una sorta di teatro d’avanspettacolo acceso dalle luci fredde di Bertrand Killy. Chi ci entra ha smarrito la “diritta via”, come informa la luminosa citazione dell’incipit della Commedia dantesca che campeggia sulla struttura a più piani dove si muovono ballerine e ballerini seminudi in licenziose movenze (belle le coreografie firmate da Ivo Bauchiero). La scelta registica ha una sua coerenza e non scandalizza più di tanti altri allestimenti: c’erano fondati timori alla vigilia della prima, soprattutto per la carica trasgressiva che Py avrebbe potuto infondere a un intreccio già di suo torbido e sensualissimo. Tuttavia, al netto di alcuni seni scoperti e di un paio di ballerini ignudi nel finale, non si sono viste cose sconvolgenti. Nemmeno la crocifissione di una donna lo è: basti pensare alle numerose rappresentazioni di martiri cristiane dei primi secoli (vedi santa Giulia, che muore crocifissa mostrando il seno in dipinti e sculture). Trattasi peraltro, in questo caso, di una citazione letterale del dipinto di Félicien Rops La tentazione di sant’Antonio, che alla Scala le maschere distribuivano su un ampio “santino” sul cui verso si trova lo stesso soggetto firmato da Matthias Grünewald. Immagini che hanno trovato puntuale riscontro sul palco.

Notevole, poi, l’esecuzione musicale. A cominciare da Marina Rebeka, che ha offerto a Thaïs non solo la sua avvenente presenza scenica, ma soprattutto la cremosa bellezza di un timbro morbido e prezioso, a servizio di un’interpretazione ricca di sfumature, con una linea di canto che ha saputo passare con disinvoltura dall’inebriante sensualità all’assorta malinconia. Al suo fianco, l’Athanaël solido e incisivo di Lucas Meachem, dalla voce ampia e omogenea, la cui prestazione è andata in crescendo nel corso della serata. Lui e i suoi compagni (moto bravi), nella visione di Py sono soldati piuttosto che ascetici eremiti.
Efficacissimo Giovanni Sala nelle vesti di un petulante Nicias, così come hanno brillato per vivacità scenica e pregio vocale Caterina Sala (Crobyle, di lui sorella) e Anna Doris Capitelli (Myrtale), sodali di Tahis. Molto bene hanno fatto pure Federica Guida (charmant Charmeuse), l’austero Palémon di Insung Sim e i giovani Valentina Pluzhnikova e Jorge Martínez, allievi dell’Accademia della Scala.

Dal podio, Lorenzo Viotti ha prediletto l’urgenza espressiva all’affresco sentimentale, pur inebriando di profumi decadenti la sua lettura e indugiando il giusto sull’abbandono estatico di molti momenti: su tutti, la stupenda Méditation, sostanza esclusivamente musicale della conversione della protagonista. Sempre teso l’arco drammatico, elegante la curva melodica, potenti i contrasti dinamici. Il coro, istruito da Alberto Malazzi, canta con encomiabile raffinatezza e perfetto aplomb. Intensa l’esibizione dei due ballerini Massimo Garon ed Emanuela Montanari, in particolare nella Méditation. [Rating:4/5]

Teatro alla Scala – Stagione 2021/22
THAÏS
Comédie lyrique in tre atti

Libretto di Louis Gallet
Musica di Jules Massenet

Thaïs Marina Rebeka
Athanaël Lucas Meachem
Nicias Giovanni Sala
Crobyle Caterina Sala
Myrtale Anna-Doris Capitelli
Albine Valentina Pluzhnikova
Charmeuse Federica Guida
Palémon Insung Sim
Un servitore Jorge Martínez
Cenobiti
Luigi Albani
Renis Hyka
Michele Mauro
Andrea Semeraro
Massimo Pagano
Giorgio Valerio
Ballerini solisti
Emanuela Montanari
Massimo Garon

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala
Direttore Lorenzo Viotti
Maestro del coro Alberto Malazzi
Regia Olivier Py
Aiuto regista Ivo Bauchiero
Scene e costumi Pierre André Weitz
Assistente scenografo Pierre Lebon
Assistente costumista Mathieu Crescence
Luci Bertrand Killy
Coreografia Ivo Bauchiero
Nuovo allestimento del Teatro alla Scala

Milano, 10 febbraio 2022