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Milano, Teatro alla Scala – Recital di Juan Diego Flórez

Juan Diego Flórez torna al Teatro alla Scala e il pubblico impazzisce tributandogli un trionfo come non capitava da molti anni nella sala del Piermarini. Un concerto di canto, come quello a cui abbiamo assistito mercoledì sera, può prendere vie molto diverse fra loro: si può tentare un percorso musicale coerente, che metta in luce alcuni aspetti anche desueti del repertorio, oppure si può optare per una vetrina che esponga nei migliori dei modi i pregi (e a volte, inconsapevolmente, anche i difetti) di una voce importante. Flórez ha scelto la seconda strada, impaginando un programma vastissimo (considerato i numerosissimi bis concessi a fine serata al pubblico in delirio) che spaziava da Gluck a Puccini, da Carissimi a Verdi, da Bellini a Tosti.

Un po’ di confusione fonica, inevitabilmente, si generava, ma tali e persuasive erano alcune sue esecuzioni che volentieri il pubblico gli ha perdonato il taglio un po’ troppo eterogeneo di una simile divagazione. Il tenore peruviano, accompagnato al pianoforte dal valentissimo Vincenzo Scalera, ha aperto la serata con l’ineffabile “O del mio dolce ardor” dal Paride ed Elena di Gluck, brano composto per la voce sopranile di un castrato e che oggi andrebbe affidato solo a soprani o a falsettisti, mostrando carenze di languore e sensualità, ma ha ripreso subito quota con una inappuntabile esecuzione di “Amarilli, mia bella” del Caccini sfoggiando perfetta dizione e bel legato. Una veloce parentesi con Carissimi (Vittoria, mio core!) ha introdotto quello che dovrebbe essere un compositore d’elezione per Flórez, Vincenzo Bellini, del quale abbiamo ascoltato tre arie da camera “Malinconia”, “Per pietà bell’idol mio” e “La ricordanza”, abbozzo, quest’ultima, della celeberrima scena della follia di Elvira nei Puritani.

Bellini è stato preludio al compositore a cui Juan Diego deve soprattutto la sua fama, Giochino Rossini. Stranamente bisogna però riconoscere che le due arie eseguite (“Quell’alme pupille” dalla Pietra del paragone e “La speranza più soave” dalla Semiramide) hanno evidenziato la prova più interlocutoria della serata poiché se la voce di Flórez negli ultimi anni si è irrobustita concedendogli un allargamento di repertorio al quale evidentemente anelava, è pur vero che le agilità e gli acuti hanno perso di splendore e implacabile precisione, senza per questo guadagnare quell’invasamento orgiastico che è la sigla dei cantanti rossiniani storici.

Dopo l’intervallo il tenore ci ha trasportati in pieno tardo Ottocento e ci ha regalato forse le pagine più intense, languide e perfettamente calibrate sulla sua voce dell’intera serata: tre melodie di Francesco Paolo Tosti, compositore ingiustamente sottovalutato. Sogno, Seconda mattinata e Aprile sono state cantate da Flórez con grande afflato poetico, bel gioco di colori, dizione esemplare, partecipazione emotiva innegabile. Queste pagine, insieme alle canzoni “latine” offerte durante i bis (irresistibile l’esecuzione di Júrame), accompagnandosi a volte con la chitarra per la gioia del pubblico davvero in estasi che scandiva insieme a lui Guantanamera (!), hanno dato lustro a un tenore davvero storico in certo genere di repertorio. Il Donizetti del Dom Sébastien, Roi de Portugal e il Verdi dei Due Foscari  sono stati ben risolti in virtù di fraseggi scanditi e acuti sicuri e percussivi, così come il Puccini delle Villi.
Concerto finito e trionfo assoluto, coronato da una decina di bis (praticamente un secondo concerto), durante i quali l’infaticabile e generosissimo Juan Diego ha spaziato da Donizetti (L’aria di Tonio dalla Fille du régiment con i suoi nove Do) a Massenet (Werther), da Verdi (La donna è mobile) a Puccini (Che gelida manina, Nessun dorma). [Rating:4.5/5]

Teatro alla Scala – Stagione 2021/22
RECITAL DI CANTO
Musiche di Gluck, Caccini, Carissimi, Bellini,
Rossini, Tosti, Donizetti, Verdi, Puccini

Tenore Juan Diego Flórez
Pianoforte Vincenzo Scalera

Milano, 18 maggio 2022