Milano, Teatro alla Scala – Il piccolo principe

Uno dei testi chiave della narrativa per ragazzi, amato da grandi e piccini e tradotto in oltre trecento lingue e dialetti, persino in latino. Un insieme toccante di tematiche profonde e universali quali i sentimenti, l’amicizia e la morte: stiamo parlando de Le Petit Prince, celeberrimo, emozionante, poetico racconto del 1943 di Antoine de Saint-Exupéry, scrittore e aviatore francese scomparso nel 1944 durante una ricognizione aerea.

All’interno del ricco palinsesto per bambini e ragazzi, il Teatro alla Scala propone, lodevolmente, un’opera in prima assoluta tratta proprio dalla fiaba di Saint-Exupéry, Il piccolo principe, una nuova commissione di circa sessantacinque minuti su libretto in italiano del giornalista, saggista e librettista Paolo Madron, affidata a uno specialista del repertorio come il compositore, direttore e organista Pierangelo Valtinoni. Classe 1959, il musicista veneto ha all’attivo già sei opere per l’infanzia: Il ragazzo col violino (1997); Pinocchio, messa in scena nei più celebri teatri internazionali, dalla Komische Oper di Berlino alla Fenice di Venezia, dal Regio di Torino alla Volskoper di Vienna; La regina delle nevi (2010); Il mago di Oz, commissionata dall’Opernhaus Zürich e qui proposta, in traduzione tedesca, tra 2016 e 2017; Alice nel paese delle meraviglie, in cartellone nelle prossime settimane sempre a Zurigo; Pigafetta e il primo viaggio intorno al mondo, eseguita in prima assoluta a Vicenza a settembre di quest’anno. Quella di Valtinoni, improntata a un linguaggio musicale tonale e atmosferico, è una partitura immediata e genuina, giocosa e lieve, sfavillante e ovattata ma, al contempo, coperta da una leggiadra patina di malinconia riguardante, soprattutto, il Leitmotiv del protagonista. Non mancano, altresì, echi della tradizione musicale precedente, rielaborati e trasfigurati con gusto da Valtinoni, spaziando dalla passionalità pucciniana alle trasparenze di certo sinfonismo mitteleuropeo, alla verve dei musical di Leonard Bernstein e Richard Rodgers.

Lo spettacolo scaligero, gradevole e ben calibrato, si avvale di un cast fresco e giovane, a partire dal valente direttore, il bielorusso Vitali Alekseenok. Classe 1991, alla guida dell’Orchestra dell’Accademia del Teatro alla Scala opta, con gesto sinuoso e ampio, per una lettura brillante e sfaccettata, ariosa e sfumata, attenta a cesellare con vivezza e soavità i singoli elementi che costellano il variegato spartito, e ad agevolare gli artisti in palcoscenico.

Affiatata la compagnia di canto, formata da solisti dell’Accademia Teatro alla Scala. Scritto per un soprano leggero o per una voce bianca, il ruolo del protagonista è affidato, alla nostra recita, al mezzosoprano Mara Gaudenzi. Vocalità vellutata e avvolgente, duttile e di buon peso, bronzea nel registro medio-grave e luminosa in quello acuto, Gaudenzi è un Piccolo principe garbato e fanciullesco, brioso e melanconico, dal physique du rôle minuto; efficace la resa sia del lato vispo, sia di quello maggiormente mesto e inquieto del personaggio. Il basso cileno Matías Moncada delinea con credibilità il Pilota, grazie a uno strumento pastoso e scuro, nel complesso voluminoso quanto basta, a un fraseggiare corretto e a un’interpretazione pulita e convincente.
Scenicamente sbarazzina e mercuriale, il soprano Greta Doveri si distingue, sin dall’iniziale Passante 1, per una voce piena e smaltata, dalla seducente timbrica cremosa. Qualità emerse, ancor di più, nella parte della Volpe, scritta invero per mezzosoprano ma risolta dalla Doveri con tecnica ferrea, presenza scenica spigliata ed encomiabile tenuta vocale. Il baritono coreano Sung-Hwan Damien Park (Il Serpente/Passante 2/Il Re) esibisce una vocalità sufficientemente scura, autorevole nelle vesti del Re e insinuante e ambigua in quelle del Serpente, e una dizione abbastanza a fuoco.
Il soprano cinese Fan Zhou (La Madre/La Vanitosa/La Rosa) spicca per una voce garbata e puntuta, cristallina nelle argentine agilità della Vanitosa, aggraziata nei panni delicati della Rosa. Andrea Tanzillo (Il Padre/L’Uomo d’affari) brilla per uno strumento tenorile di schietto colore mediterraneo, squillante e luminoso, e per la disinvoltura nella recitazione. Puntuale Rebecca Luoni (L’Eco). Gai, liliali e ben amalgamati gli interventi del Coro di voci bianche dell’Accademia Teatro alla Scala, guidato con solidità e amorevole dedizione da Bruno Casoni, nelle parti via via dei Passanti, dello Stormo di Uccelli e delle Rose.

La regista Polly Graham, direttrice artistica del Longborough Festival Opera in Inghilterra, confeziona un allestimento delizioso, spontaneo e coinvolgente. Per appassionare e interessare maggiormente i piccoli spettatori, gli artisti vengono fatti muovere con fluidità anche in platea; inoltre, durante la scena dell’Uomo d’affari, i bimbi sono invitati ad alzare e agitare nell’aria le stelle di carta che hanno realizzato a casa, grazie a un kit scaricabile dal sito della Scala, divenendo così pure loro parte dello spettacolo. Di forte impatto estetico le semplici scene di Basia Bińkowska, un ponteggio metallico che rimanda all’aeroplano in avaria, come deducibile da elementi quali una grossa elica e una gigantesca scala a pioli, immerso nelle dune di sabbia del deserto del Sahara, di colore azzurro, e posto di fronte a una quinta teatrale blu notte costellata di stelline d’argento. Alla buona riuscita della performance concorrono anche i bei costumi variopinti, curati e differenziati pur nella loro linearità, e le luci espressive e atmosferiche di Marco Filibeck, con una menzione di merito per la proiezione, sulla volta del Piermarini, di un suggestivo cielo stellato; armoniche e melodiose le coreografie di Jenny Ogilvie. Ne scaturisce, in sintesi, una rappresentazione godibile e accattivante, imperniata su di una recitazione eloquente e rifinita e su di una agevole mobilitazione degli interpreti e dei coristi. Gustose alcune reminiscenze di motivi teatrali precedenti: ad esempio, la Rosa che sbuca a mezzobusto da una montagnetta di sabbia, con borsetta gioiello e ombrellino per ripararsi dal sole, richiama subito alla memoria la Winnie beckettiana; oppure, il multicolore coro di Rose potrebbe riecheggiare le Blumenmädchen wagneriane, ovviamente spogliate della sensualità che le contraddistinguono nel Parsifal.
Teatro esaurito da famiglie e vivaci bambini, affascinati non solo dalla recita, ma anche dalla sala teatrale (soprattutto dal maestoso lampadario). Al termine, festante successo con tanto di bis dell’aria della Volpe sull’amicizia. [Rating:4/5]

Teatro alla Scala – Grandi Spettacoli per Piccoli 2022/23
IL PICCOLO PRINCIPE
Opera in un atto tratta dall’omonima fiaba
di Antoine De Saint-Exupéry
Libretto di Paolo Madron
Musica di Pierangelo Valtinoni

Il Piccolo Principe Mara Gaudenzi
Il Pilota Matías Moncada
La Volpe / Passante 1 Greta Doveri
Il Serpente / Passante 2 / Il Re Sung-Hwan Damien Park
La Madre / La Vanitosa / La Rosa Fan Zhou
Il Padre / L’Uomo d’affari Andrea Tanzillo
L’Eco Rebecca Luoni
I Passanti / Lo Stormo di Uccelli / Coro delle Rose Coro di voci bianche

Solisti dell’Accademia di Perfezionamento
per cantanti lirici del Teatro alla Scala
Coro di Voci Bianche dell’Accademia Teatro alla Scala
Corso per Maestri collaboratori dell’Accademia Teatro alla Scala
Orchestra dell’Accademia Teatro alla Scala
Direttore Vitali Alekseenok
Maestro del Coro di voci bianche Bruno Casoni
Regia Polly Graham
Scene Basia Bińkowska
Luci Marco Filibeck
Movimenti coreografici Jenny Ogilvie

Prima esecuzione assoluta – Commissione del Teatro alla Scala
Nuova produzione Teatro alla Scala
Milano, 29 ottobre 2022