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Milano, MITO SettembreMusica 2022 – Philharmonia Orchestra diretta da John Axelrod

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A Milano e Torino, grazie alla musica classica, torna la “Luce”. Questo è, infatti, il tema dell’edizione 2022 di MITO SettembreMusica, il prestigioso festival che, dal 2007, unisce le due città in un palinsesto musicale di gran livello. Un’esplorazione immaginifica delle “relazioni tra la musica e la luce, tra l’ascoltare e il vedere”, per rifarci alle parole del compositore Nicola Campogrande, direttore artistico della rassegna. E così, fino al 25 settembre, sui palcoscenici milanesi e torinesi si susseguiranno, in ben 116 concerti, le brumose, raffinate luci britanniche di Haydn, Mendelssohn e MacMillan, e quelle maggiormente calde ed effervescenti del Brasile, con Maria João Pires al pianoforte; le illuminazioni di Britten e Čajkovskij con il tenore Ian Bostridge e le luci bestiali degli zoo fantastici di Saint-Saëns e Carlo Boccadoro, solo per citarne alcuni.

Il concerto inaugurale, dal suggestivo titolo Luci immaginarie, andato in scena all’Auditorium “Giovanni Agnelli” del Lingotto di Torino e, a Milano, in un Teatro alla Scala esaurito in ogni suo ordine, vede protagonista una grande compagine internazionale come l’inglese Philharmonia Orchestra, nata a Londra nel 1945. Alla sua direzione, troviamo lo statunitense John Axelrod, assente da MITO dal 2019; formatosi con Leonard Bernstein, Ilya Musin e Christoph Eschenbach, è già noto al pubblico scaligero per alcuni concerti ma, soprattutto, per il Candide del 2007 con regia di Carsen.

Apre la serata, come spesso accade con MITO, una prima esecuzione in Italia, il brano del 2021 The imagined forest della britannica Grace-Evangeline Mason, presente in sala e chiamata sul palcoscenico alla fine dell’esecuzione. Classe 1994, autrice di musica da camera, pezzi corali e orchestrali e di un’opera da camera (The Yellow Wallpaper, dall’omonimo racconto di Charlotte Perkins Gilman), in The imagined forest la compositrice dipinge con delicatezza e penetranza l’atmosfera magica e surreale di una archetipica, simbolica foresta incantata, ispirandosi alle variopinte, fantasiose installazioni immersive di collage di Clare Celeste Börsch, artista americana residente a Berlino. Il brano, della durata di circa un quarto d’ora, dipana sonorità via via liquide, puntute, corpose, cangianti, fulgide, cristalline, che fluiscono con naturalezza e garbo grazie anche alla concertazione attenta e puntuale di Axelrod.

Seguono le avvolgenti ed esotiche luci del Marocco, rese con intensità dal norvegese Edvard Grieg nella sua Suite n. 1 op. 46 del 1888, tratta dalle musiche di scena per Peer Gynt, poema drammatico in cinque atti del celebre drammaturgo Henrik Ibsen, padre di testi teatrali immortali come Casa di bambola, Un nemico del popolo, Hedda Gabler e John Gabriel Borkman. Con gesto sicuro e pulito, il maestro statunitense ne dà una lettura coesa, solida e senza sbavature, efficace e mai melensa, ottenendo dalla compagine londinese un suono compatto come il marmo e, al contempo, malleabile. Alle pennellate tenere, ariose e luminose del ben noto Morgenstemning (Il mattino), seguono la mestizia dolente e austera dell’Åsesdød (La morte di Åse), di pregnante espressività, e il brio sinuoso di sapore mediterraneo, in tempo di mazurka, dell’Anitrasdans (danza di Anitra). Conclude la Suite la sfrenata, dionisiaca marcia in crescendo della pagina I dovregubbenshal (Nell’antro del re della montagna), contraddistinta da un’agogica incalzante e da sonorità rutilanti e robuste, mai enfatiche.

Chiude la serata uno scrigno prezioso di armonie e tonalità, uno dei poemi sinfonici più noti del repertorio russo tardo-ottocentesco, un’immersione nelle seducenti luci dell’Oriente fiabesco de Le mille e una notte, la celeberrima miscellanea di racconti di origine persiana, egiziana, indiana e mesopotamica: Shéhérazade, suite sinfonica op. 35 di Nikolaj Rimskij-Korsakov. In essa, l’autore attinge alla multietnicità e alla multiculturalità dell’Impero Russo, con motivi desunti, per esempio, dalle tradizioni caucasica, cecena e georgiana, trasfigurati però in chiave orientaleggiante. Quella di John Axelrod è una lettura lussureggiante, salda e densa, dalle dinamiche controllate, dall’andamento imperioso e teso, dal suono smaltato e pieno della Philharmonia Orchestra, all’occorrenza stemperato in melodie maggiormente aggraziate. Un’interpretazione rigorosa, estroversa e, a tratti, poco sfumata, nella quale anche i momenti più rigogliosi risultano, comunque, equilibrati e moderati, per nulla enfatici o pomposi, grazie alla tecnica ferrea del maestro, alla sua gestualità nitida e alla buona tenuta dell’orchestra. Nel primo movimento (Il mare e la nave di Sinbad) si giustappongono il tema solenne e cupo del sultano Schahriar, impersonato da strumenti gravi; l’arabesco del violino solo sostenuto dagli accordi dell’arpa, sensuale leitmotiv di Shéhérazade; l’ampia distesa del mare solcato dal marinaio Sinbad. Segue La storia del principe Kalender, un caleidoscopio di tonalità ora morbide ed eleganti, ora incessanti e minacciose, reso da Axelrod e dalla Philharmonia Orchestra con precisione chirurgica. Un sinfonismo terso, arioso e rasserenante permea il successivo Il giovane principe e la giovane principessa, in cui si avvicendano il vibrare dei violini (il principe) e il seducente intervento del clarinetto (la principessa). Chiude la suite il quarto movimento (Festa a Bagdad. Il mare. Il naufragio), il più dinamico e sfaccettato: qui si susseguono i temi del sultano e di Shéhérazade, variegati a più riprese; l’agogica rapinosa e i colori sgargianti della festa di Bagdad; l’impetuosa tempesta marina che fa naufragare la nave di Sinbad, una vera e propria mutevolezza di sonorità; l’ultima riproposta del sinuoso motivo di Shéhérazade, con il suono limpido del violino che, con soavità, si sovrappone alle armonie di Schahriar, ora mitigate e addolcite.
La serata, preceduta da una breve ed efficace introduzione della musicologa Gaia Varon, è stata accolta da un entusiastico successo, con festanti e ripetuti applausi e un gradito bis: la Polonaise dal III atto dell’Evgenij Onegin di Čajkovskij, affrontata con piglio energico e brillante.

MITO SettembreMusica 2022
CONCERTO DI INAUGURAZIONE: LUCI IMMAGINARIE
Musiche di Grace-Evangeline Mason,
Edvard Grieg e Nikolaj Rimskij-Korsakov

Philharmonia Orchestra
Direttore John Axelrod

Milano, Teatro alla Scala, 6 settembre 2022

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