Martina Franca, Festival della Valle d’Itria 2022 – Il giocatore

Dostoevskij in origine, Prokof’ev poi. Il risultato è un capolavoro del Novecento musicale purtroppo poco rappresentato (soprattutto in Italia). Va dato merito dunque al Festival della Valle d’Itria di Martina Franca, che mette in scena Il giocatore, del grande compositore russo, nella sua prima versione del 1929. Prokof’ev scrive l’opera tra il 1915 e il 1916, ma difficoltà varie – non ultima la sua modernità – avevano fatto saltare la prima. Le vicende della “grande storia” hanno fatto il resto e, nonostante un tentativo di messa in scena a San Pietroburgo nel 1927, la prima fu a Bruxelles due anni dopo. E in lingua francese. Proprio la versione scelta dal Festival pugliese, fedele al suo intento di recuperare titoli desueti, ma anche versioni particolari di capolavori riconosciuti.

Un’operazione riuscita anzitutto musicalmente, con l’orchestra del Teatro Petruzzelli di Bari in bella forma, guidata dalla bacchetta sensibile di Jan Latham Koenig, che conosce bene la partitura e le conferisce un ritmo narrativo vibrante. Soprattutto – va precisato – nel terzo e quarto atto: i primi due sono condotti da direttore e strumentisti nel segno di una apprezzabile diligenza espressiva che però, in quelli successivi, si arricchisce di un respiro ancor più teatrale. Merito anche della scrittura di Prokof’ev, via via più spigolosa, nervosa, frastagliata – e ovunque innervata da una potentissima pulsione ritmica -, scrittura capace di aderire con straordinaria naturalezza al declamato melodico del canto. Anche quando, come in questo caso, l’idioma non è il russo, con la sua particolare musicalità, ma è un francese comunque adattissimo al fluire del dramma e a renderne il senso più autentico e profondo: quell’ansia del gioco che divora tutto e tutti. Il violento ribollire dell’orchestra ne restituisce plastica misura soprattutto nella superba scena della sala da gioco, ove i numerosi personaggi – anche per l’assenza del coro – sono a chiamati a un sovrappiù di impegno per offrire una caratterizzazione incisiva, su un serratissimo contrappunto strumentale. Bisogna riconoscere che a Martina Franca l’esito è stato davvero notevole, grazia alla complessiva qualità di tutti gli interpreti.

Tra questi si segnalano anzitutto il generale tanto autorevole quanto tracotante e ottuso di Andrew Greenan, la Pauline allucinata e vocalmente pregevole di Maritina Tampakopoulos, l’Alexis scenicamente e vocalmente ineccepibile di Sergej Radchenko, mentre il personaggio chiave della Grand-Mère è affidato a una Silvia Beltrami perfetta per declamazione musicale e carisma scenico. Bravissimi anche Paul Curievici (Le marquis), l’ottimo Alexander Ilvakhin (Mr Astley), Ksenia Chubunova (Blanche), Sandro Rossi (Le prince Nilsky), Strahinja Djokic (Le baron Wurmerheim), Gonzalo Godoy Sepulveda (Potapytch). Molto brave le numerose parti di fianco, così come si è fatto apprezzare il coro del Petruzzelli, istruito da Fabrizio Cassi.

La regia – firmata da David Pountney – fa molto leva sull’impianto scenico pensato da Leila Fteita, che firma anche i bellissimi costumi. Si tratta di una grande roulette “scomposta” e sghemba, sulla quale agiscono i cantanti, con uno specchio in alto che riflette i loro movimenti. Intuizione corretta: il gioco è, in fondo, il mondo dei personaggi, l’unico spazio perimetrale entro cui vivono e cantano i propri tormenti, privati di ogni altro sentimento, incapaci di amare, di gioire davvero, di immaginare qualcosa di diverso che non sia l’ossessione della roulette.
Bisogna dire che, sul fronte segnatamente registico, nei primi due atti non ci sono intuizioni sconvolgenti e i protagonisti agiscono con convenzionalità. Risulta viceversa ben risolto il quadro della sala da gioco – un po’ come accade per la direzione d’orchestra – con i movimenti che rendono ragione della vorticosa scrittura di Prokof’ev. Anche le luci di Alessandro Carletti si fanno più incisive con il procedere dell’azione. Alla fine, vivo il successo per tutti. [Rating:4/5]

Festival della Valle d’Itria 2022
LE JOUER (IL GIOCATORE)
Opera in quattro atti e sei quadri
dal romanzo omonimo di Fëdor Dostoevskij
Libretto e musica di Sergej Prokof’ev
Versione in francese del libretto di Paul Spaak
Prima rappresentazione: Bruxelles, Théâtre Royale de la Monnaie, 29 aprile 1929

Le Général Andrew Greenan
Pauline Maritina Tampakopoulos
Alexis Sergej Radchenko
La Grand-Mère Silvia Beltrami
Le Marquis Paul Curievici
Mr. Astley Alexander Ilvakhin
Blanche Ksenia Chubunova
Le prince Nilsky Sandro Rossi
Le baron Wurmerheim Strahinja Djokic
Potapytch Gonzalo Godoy Sepulveda

Au tableau de la salle de jeu:
Le Directeur Andrew Greenan
Premier Croupier Dagur Thorgrimsson
Deuxieme Croupier Joan Folqué
Le Gros Anglais Strahinja Djokic
Le Long Anglais Toni Nezic
La Dame bariolée Irina Bogdanova
La Dame pâle Alessia Panza
La Dame comme ci comme ça Ksenia Chubunova
La Dame vénérable Larissa Grigoreva
La Vieille Joueuse suspecte Silvia Beltrami
Le Joueur maladif Paul Curievici
Le Joueur bossu Sandro Rossi
Le Joueur malchanceux Elcin Adil Huseynov
Le joueur fougueux Alessandro Lanzi
Le Vieux Joueur Yuri Guerra
Les six joueurs Vincenzo Mandarino, Pantaleo Metta,
Elia Colombotto
, Diego
Maffezzoni,
Graziano De Pace,
Dario Lattanzio

Orchestra e Coro del Teatro Petruzzelli di Bari
Direttore Jan Latham Koenig
Maestro del coro Fabrizio Cassi
Regia David Pountney
Scene e costumi Leila Fteita
Luci Alessandro Carletti
Nuova produzione

Martina Franca, 24 luglio 2022