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Londra, Wigmore Hall – Recital di Anna Bonitatibus

“Beyond the borders: Music and Musicians of the New Europe” (Oltre i confini: Musica e Musicisti della Nuova Europa): si intitolava così il recital di canto che ha visto protagonista alla Wigmore Hall di Londra il mezzosoprano Anna Bonitatibus, accompagnata al piano da Simon Lepper. Bonitatibus ha offerto un programma raffinatissimo di liriche da camera e musica da salotto che partendo dagli ultimi anni dell’Ancien Régime ha attraversato la rivoluzione e l’età napoleonica, fino alla Restaurazione e l’avvento trionfale di Rossini. Un viaggio ideale che ha portato la cantante italiana a interpretare in cinque lingue diverse brani di ben 13 autori differenti, con alcune pagine note ma soprattutto molte rarità.

Nella scelta del programma il celebre mezzosoprano ha optato per tutti quei compositori europei che sono stati influenzati, vuoi per contatto diretto o per contaminazioni culturali tra i Paesi della nuova Europa, dalla parabola di Napoleone Bonaparte. Troviamo Luigi Cherubini ad esempio che con Napoleone ebbe rapporti non proprio idilliaci, la cantante-compositrice Isabella Colbran che a Parigi mosse i primi passi professionali entrando in contatto con la famiglia Bonaparte e poi Gaspare Spontini, amato dall’imperatrice Josephine e la cui Vestale fu adorata dalla corte imperiale. In programma anche pagine di Ferdinando Paër che compose la marcia nuziale per il matrimonio di Napoleone con Maria Luisa d’Austria e fu invitato da Napoleone a subentrare a Spontini come direttore del Théâtre-Italien a Parigi, e il castrato-compositore Girolamo Crescentini, impiegato dall’imperatore come maestro di canto per la sua famiglia, nonché maestro della Colbran e del contralto Giuseppina Grassini, una delle amanti di Bonaparte. Ai poli opposti di questo viaggio ideale è stato collocato da un lato l’ultimo Mozart attivo negli anni della circolazione di idee rivoluzionarie culminate con la presa della Bastiglia e dall’altro, compositori che hanno operato nell’Europa della Restaurazione post Congresso di Vienna come Schubert e Rossini adorato a Vienna in quegli anni nonostante le simpatie repubblicane del padre. Nel mezzo, tra i compositori citati sopra, anche Beethoven, che di Napoleone fu inizialmente ammiratore, salvo poi cambiare idea dopo l’autoproclamazione dello stesso a imperatore.

Da anni Anna Bonitatibus, attraverso la sua casa editrice Consonarte di cui è co-fondatrice e curatrice del progetto editoriale, si è fatta paladina della riscoperta della musica lirica da camera di primo Ottocento. Supportata da musicologi e ricercatori, ma sicuramente animata lei stessa da acume musicologico e notevole curiosità intellettuale, Bonitatibus cura di persona i programmi delle sue incisioni e dei suoi concerti, rifuggendo da progetti meramente commerciali. Il programma del concerto dell’altra sera per esempio, era talmente ben ricercato nella sua articolazione cronologica e tematica che il concept sottostante e relativi brani potrebbero benissimo fare bella figura in una registrazione di qualità. Insomma da questo punto di vista ci troviamo di fronte a una cantante seria animata da un vero amore per la valorizzazione del patrimonio musicale.

Vocalmente Anna Bonitatibus sfoggia un bel velluto scuro dalla grana pastosa, un vibrato stretto distintivo e un volume generoso nel canto a voce piena con acuti ben sfogati. Le dinamiche sono ben curate e si apprezza soprattutto un’ampia palette di colori e sfumature che viene messa al servizio di tutte le possibilità del testo. La coloratura, sia essa di grazia o di forza, è fluida e sul fiato senza aspirazioni. Notevole anche la dimensione espressiva dell’ornamentazione, mai meccanica o fine a se stessa.

Il concerto si è aperto con due pagine mozartiane: “Oiseaux, si tous les ans” e “Un moto di gioia” da Le nozze di Figaro, la prima con morbide mezzevoci e la seconda dal fraseggio efficace. Si è passati poi a due rarità di Cherubini tratte da Romances du Roman d’Estelle: l’evocativa “Arbre charmant, qui me rappelle” dove ogni parola è stata pesata con le giuste sfumature e “Vous, qui loin d’une amante” dove la lontananza dall’amata è stata colta in modo molto espressivo e con una voce che si è fatta più cupa sul finire al pensiero di morte. Dopo francese e italiano è stata la volta dell’inglese (questo più accentato e meno fluido dei precedenti ma comunque articolato), con due brani di Haydn: “She never told her love” su testo da Shakespeare e dal canto più spiegato e appassionato e “Fidelity”, dal carattere turbinoso e all’insegna di un canto ritmato negli accenti e accorato nell’interpretazione. È stata poi la volta di Isabella Colbran con due liriche da camera su testo di Metastasio, la palpitante “Quel cor che mi prometti” e la sofferta “Mi lagnerò tacendo”, dove la linea di canto si è fatta particolarmente raffinata sul finale.
Di Salieri sono state eseguite due versioni del testo di Giuseppe Carpani “In questa tomba oscura”, entrambe del 1808, dove un canto funereo dai toni amari è stato reso con un bel controllo dei fiati e delle dinamiche. Si è chiusa la prima parte del concerto rievocando il compositore-castrato Girolamo Crescentini di cui sono state cantate “Ore spietate” ,dove Bonitatibus ha mostrato un temperamento più operistico che ben le si addice e “Ombra adorata aspetta”, l’aria di Crescentini che lo stesso aveva inserito cantando il ruolo di Romeo in Romeo e Giulietta di Zingarelli. Il brano è stato reso con musicalità e attenzione alla parola e ha fornito l’opportunità di sentire il mezzosoprano alle prese con fioriture e agilità, tutte ben curate.

Dopo l’intervallo il concerto è continuato con due pagine di Spontini, “Le premier baiser” gentile e speranzosa e la versione francese di “O Nume tutelar” ovvero “O des infortunés déesse tutélaire” da La Vestale dove Bonitatibus ha plasmato un canto denso e tragico con dei pianissimi finali ben sostenuti. Su testi di Metastasio abbiamo poi ascoltato “Io d’amore, oh Dio mi moro” da 12 Ariettes Italiens di Ferdinando Paër dal canto concitato che ricordava come sensazione un’aria da concerto drammatica del tardo classicismo e sempre dalla stessa raccolta “Fra l’onda che infida minaccia”, dal canto più disteso.
A seguire due pagine in inglese di Clementi, “If sighing could recall the years” e “I’ve not said how much I love her”, la prima più incalzante e la seconda dal fraseggio ampio e dai toni amorosi e speranzosi, colti da Bonitatibus con ottima musicalità. Di Beethoven son state eseguite “Schöne Minka, ich muss scheiden” dove la cantante ha scandito il testo con enfasi e “La tiranna se embarca” dal carattere più gioioso. Dopo una pagina rara di Maria Szymanowska dal titolo “Se spiegar potessi, oh Dio!”, Bonitatibus ha interpretato due brani più noti di Schubert “Guarda che bianca luna D688 N. 2”, dalle eleganti mezzevoci, e “Wandrers Nachtlied II D768” su testo di Goethe (che Napoleone lo incontrò di persona), dove la cantante ha saputo creare la giusta atmosfera.
Il viaggio fra i compositori della nuova Europa si è concluso con Rossini, uno dei compositori che hanno marcato la carriera del mezzosoprano; del Pesarese Bonitatibus ha proposto “Deh tu pietoso cielo” e “Addio ai viennesi”: in quest’ultima pagina in programma, il mezzosoprano ha dato vita a un canto elegante che dopo un breve richiamo naturalistico al favellar dell’usignolo è sfociato nella risoluta esclamazione “questo è Rossini” seguito poi da agilità conclusive ben sgranate.

Simon Lepper ha fornito un accompagnamento sensibile dal tocco gentile, incline alla melodia e sempre attento a far emergere il canto con le sue necessità. Il pianista inglese si è ritagliato due brevi spazi puramente strumentali con l’esecuzione di un brano del ceco Jan Ladislav Dussek (“L’Adieu”) e del “Minuetto n. 1” dai 6 Minuetti di Maria Szymanowska.

Al termine applausi per gli interpreti. Per il primo bis non poteva mancare Giovanni Paisiello, il compositore preferito di Napoleone, di cui è stato proposta la celebre aria “Nel cor più non mi sento”. Per il secondo bis è stata scelta l’aria “Paga fui, fui lieta un dì” tratta da Il ratto di Proserpina di Peter von Winter su libretto di Da Ponte interpretata originariamente dal contralto Giuseppina Grassini. Bonitatibus e Lepper si sono congedati dal loro pubblico dopo l’esecuzione di un terzo e ultimo bis, la canzonetta di Maria Malibran “Addio a Nice”.
Un vero peccato che la sala non fosse propriamente gremita, ma viste le rarità proposte questo non ci sorprende del tutto. A ogni modo, per i presenti è stata sicuramente un’occasione di apprendimento ed esplorazione di un repertorio di musica vocale da camera in gran parte ancora da conoscere e che meriterebbe più larga diffusione. [Rating:4.5/5]

Wigmore Hall – Stagione 2021/22
RECITAL DI CANTO
Pagine di Mozart, Cherubini, Haydn, Dussek, Colbran,
Salieri, Crescentini, Spontini, Paer, Clementi, Beethoven,
Szymanowska, Schubert e Rossini

Anna Bonitatibus mezzosoprano
Simon Lepper piano

Londra, 4 maggio 2022