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Londra, Royal Opera House – Lohengrin

Va in scena in questi giorni alla Royal Opera House di Londra un ciclo di rappresentazioni del Lohengrin di Wagner. Lo spettacolo, che andiamo a recensire per la prima volta, è quello che ha debuttato al Covent Garden nel 2018, in coproduzione con Opera Vlaanderen sotto la regia di David Alden, ripresa in questa occasione senza variazioni particolari da Peter Relton.

Alden, la cui lettura registica ha un chiaro focus sulla deriva del potere autoritario e sulla suggestionabilità delle masse, ambienta la vicenda in una Brabant bellica dagli evidenti richiami al Terzo Reich, dove al posto di aquile e svastiche troviamo invece un cigno bianco, che campeggia su lunghi stendardi rossi e neri nel terzo atto. Le scene di Paul Steinberg giocano su spazi angusti, opprimenti, dalle forme distorte e angolari, con edifici di mattoni scuri con annesse strutture d’acciaio, che sembrano dover crollare da un momento all’altro. La camera da letto nel secondo atto è bianca e asettica. Unico tocco artistico lo troviamo con una copia del quadro L’arrivo di Lohengrin ad Anversa di August von Heckel del 1882-1883, giusto a ricordarci l’estetica tradizionale dell’opera.
Forse per stemperare il dramma e facilitare la fruizione del pubblico, su cui Wagner può non sempre attecchire con facilità, viene inserita qualche trovata che strappa qualche risolino sottovoce da parte dei presenti; come quando Elsa e Lohengrin si apprestano a fare una sorte di picnic in camera da letto o quando Friedrich nella scena in cui assalta Lohengrin, sfonda letteralmente un muro di polistirolo. Evitabile anche un eccessivo movimento di sedie nel secondo atto e altri espedienti poco comprensibili, ma nel complesso alcuni temi come il contrasto tra il bene e il male e il serpeggiare del dubbio che mina le fondamenta della fiducia tra Lohengrin e Elsa sono ben intellegibili.
I costumi anni ’40 di Gideon Davey sono principalmente all’insegna dei toni scuri da cui si distacca il bianco che contraddistingue Lohengrin e Elsa. Nel secondo atto Ortrud indossa un vestito voluminoso di seta rossa, mentre tra le masse corali domina il marrone o il grigio. In una produzione dai toni scuri e sinistri, le luci di Adam Silverman servono principalmente a enfatizzare i contrasti o illuminare i personaggi in momenti chiave o in ottica simbolica. Niente barca condotta dal cigno in scena nel primo atto: in compenso si usano le video proiezioni di Tal Rosner a ricreare il movimento delle ali del cigno e un’atmosfera sovrannaturale che anticipa l’arrivo di Lohengrin. All’insegna dell’ironia alcuni movimenti scenici coreografati da Maxine Braham, che finiscono però per cozzare con l’atmosfera generale dell’allestimento.

Jakub Hrůša riesce nel compito di valorizzare la partitura senza puntare troppo su una lettura energica o sfociare in effetti forzatamente chiassosi. Al contempo le opportune oasi liriche sono state ritagliate a dovere con tempi più distesi. La resa delle tessiture strumentali è densa, fluida e chiara con soli pienamente valorizzati e climax di tensione musicale ben curati dal punto di vista dinamico. Buona la prestazione degli ottoni, con un unico momento disallineamento durante gli interventi delle trombe dislocate in diversi palchi del teatro sul finire del terzo atto.
Il coro della ROH diretto da William Spaulding è in forma gloriosa. Chi scrive non lo ha mai sentito cantare con tale potenza ed efficacia. Il volume di suono compatto e centrato prodotto dai membri dalla formazione del Covent Garden si alza fino ai posti a sedere più in alto, facendo vibrare le mura del teatro. Per questo meritano una menzione speciale. Un unico momento di disallineamento nel primo atto probabilmente dovuto alla dislocazione delle masse su diversi livelli all’interno dell’apparato scenico. Quindi se c’era qualche debolezza nell’allestimento, la musica ha ampiamente compensato.

Passiamo ora al cast, che al netto di qualche distinguo è soddisfacente. Prima ancora del ruolo del titolo ci viene da citare per prima Jennifer Davis, la rivelazione della stessa produzione nel 2019 e che torna alla ROH a interpretare il ruolo di Elsa dopo averlo sostenuto in altri teatri europei. Di lei abbiamo apprezzato il timbro di qualità perlacea, un buon controllo che non ha mai lasciato spazio alla stanchezza o a vibrato ballerino, e un ottimo mix di bel suono e potenza dello stesso. Espressiva al punto giusto, senza strafare. Insomma un’ottima Elsa e un nome da tenere d’occhio.
Come Lohengrin, il tenore americano Brandon Jovanovich riesce a coniugare toni dolci a quelli eroici, dolci mezzevoci e note di testa a sfoghi a voce piena. Peccato che nel terzo atto ceda alla stanchezza, da cui però si riprende con professionalità, portandosi a casa una buona prestazione. Inoltre ha una bellissima presenza scenica, il che non guasta.
Efficace l’Ortrud pagana, villana e ipocrita di Anna Smirnova, che canta a tutta potenza scatenando invettive malefiche in acuto. In alcuni frangenti spinge troppo ma il tutto funziona teatralmente parlando. Perfettibile la chiarezza della dizione tedesca. Corretta la prestazione di Gábor Bretz nei panni del Re Heinrich. Più discontinuo dal punto di vista vocale il Friedrich di Craig Colclough che tende qualche volta a forzare lo strumento. Si fa valere Derek Welton come Araldo del Re, con una buona presenza vocale anche se non sempre pulitissima.

Al termine applausi calorosi per tutti gli interpreti con ovazioni per il direttore e il coro. Il pubblico ha retto bene alle 4 ore e mezza di permanenza a teatro (intervalli compresi) e ha risposto con entusiasmo a questo Lohengrin. Appuntamento al 2023 con Tannhäuser.[Rating:4/5]

Royal Opera House – Stagione d’Opera e Balletto 2021/22
LOHENGRIN
Opera romantica in 3 atti
Musica e libretto di Richard Wagner

Re Heinrich der Vogler Gábor Bretz
Lohengrin Brandon Jovanovich
Elsa Jennifer Davis
Gottfried Alfie Davis
Friedrich von Telramund Craig Colclough
Ortrud Anna Smirnova
Araldo del re Derek Welton

Orchestra e coro della ROH
Direttore Jakub Hrůša

Direttore del coro William Spaulding
Regia David Alden, ripresa da Peter Relton
Scene Paul Steinberg
Costumi Gideon Davey
Luci Adam Silverman
Video proiezioni Tal Rosner
Coreografie Maxine Braham
Allestimento della ROH, 
in coproduzione con Opera Vlaanderen

Londra, 24 aprile 2022