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Londra, Royal Opera House – Don Pasquale

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La Royal Opera House di Londra riprende con successo lo spettacolo di Don Pasquale di Donizetti firmato da Damiano Michieletto, visto al Covent Garden per la prima volta a ottobre 2019 e riproposto per l’occasione sotto la supervisione di Daniel Dooner. A una seconda visione l’allestimento si conferma godibilissimo e teatralmente efficace, nonostante un epilogo eccessivamente amaro. Complessivamente buono con qualche distinguo il cast, dove ha brillato la vocalità del giovane tenore spagnolo Xabier Anduaga, e la conduzione dinamica di Giacomo Sagripanti, anche se con qualche eccesso di troppo.

Per una descrizione dettagliata dell’allestimento rimandiamo al nostro precedente articolo sul debutto del 2019 (qui link). Se la produzione è sicuramente intelligente e teatralmente efficace con alcuni spunti interessanti (come i richiami al desiderio irrealizzabile di paternità di Don Pasquale che è anche nostalgia dell’infanzia, o ai contrasti generazionali), il finale è amaro e cinico con un Don Pasquale sbattuto in sedia a rotelle in casa di riposo, immediatamente dopo aver concesso il suo perdono ai responsabili del complotto perpetrato ai suoi danni: probabilmente una riflessione amara su cosa capiti realmente al giorno d’oggi quando si invecchia, una sorta di ingratitudine dei più giovani verso gli anziani. In generale però lo spettatore era portato a simpatizzare per Norina e Malatesta piuttosto che per Don Pasquale, il che ha sparigliato un po’ le carte in tavola. La scena dello schiaffo, per esempio, non ha grande efficacia in questo allestimento. Il pubblico ha comunque riso in diverse occasioni (vedi le videoproiezioni che mostravano le espressioni facciali di Norina, l’uso dei pupazzi-ventriloqui a ridicolizzare i personaggi, le gag dell’anziana domestica che aiuta Don Pasquale a farsi la tinta o a mettersi la pancera, la scena del restyling dell’appartamento voluto da Norina), segno che le critiche di assenza di comicità mosse a questa produzione non sono pienamente fondate (come se in Don Pasquale si debba ridere dall’inizio alla fine, non è così).

Nel ruolo del titolo era impegnato il baritono italiano Lucio Gallo, che con il Covent Garden vanta una lunga storia di collaborazioni artistiche a partire dal suo debutto come Figaro nel 1991. A fronte di un volume più contenuto e di una voce meno rotonda ma comunque relativamente solida e dal colore baritonale ancora affascinante, Gallo si dimostra sulla scena un grande professionista che sa come portare in vita un personaggio e dargli incisività teatrale, oltre a muoversi bene senza goffaggini. Il suo è un Don Pasquale non greve o buffonesco e che mantiene una certa dignità e austerità nonostante le gag comiche e le angherie subite. Gallo è stato molto gradito dal pubblico, che ha particolarmente apprezzato l’ironia del duetto travolgente con Malatesta nel terzo atto “Aspetta, aspetta cara sposina”. Detto questo, ci sono stati dei momenti in cui è apparso perdere il controllo con il canto parlante velocissimo di alcune scene, o soverchiato dal volume dell’orchestra. Le scelte della buca non hanno certo giovato.
Norina era Pretty Yende sufficientemente civettuola e sfrontata, anche se a volte troppo innocente e sempre sorridente per il ruolo, inconsapevolmente smussando quel ritratto un po’ spietato che ne dà Michieletto in questa produzione. A fronte di un volume non debordante, Yende spicca sicuramente per facilità nel sciorinare le agilità: fioriture e trilli sono tutti al loro posto, con una tendenza ad aggiungere ulteriore ornamentazione, già evinta in altre performance e segno forse di uno stile che sarebbe da raffinare per sottrazione invece che per aggiunta. Le puntature in acuto sono generalmente sonore e centrate anche se con qualche discontinuità. Perfettibile l’intonazione in alcuni passaggi, specialmente qualche salita cromatica in acuto. La resa di “Son anch’io la virtù magica” è apparsa un po’ troppo scandita e spezzettata nei respiri, forse anche per un continuo muoversi in scena. Il soprano sudafricano è comunque molto amabile grazie a una immediatezza comunicativa aiutata da occhi che brillano e una personalità positiva e spumeggiante che ha notevole presa sul pubblico.
Nel cast andato in scena l’altra sera ci ha colpito particolarmente, come detto all’inizio, Xabier Anduaga, chiamato a ricoprire il ruolo di Ernesto che, per vocalità e qualità del lirismo, gli si addice alla grande. In possesso di un timbro solare e già di una consapevolezza stilistica notevole per l’età, Anduaga è vocalmente ineccepibile. Detta il tono elegante del suo canto già dall’aria del primo atto “Sogno soave e casto”, cantata splendidamente. Ottima anche la resa di “Povero Ernesto! Cercherò lontana terra”, coronata da un re sovracuto ben centrato. Il registro acuto ha un buon squillo e si apprezza l’assenza di forzature; inoltre sa diminuire e smorzare i suoni a diverse altezze, il che aggiunge un tocco ulteriore di classe. La voce conserva il suo fascino anche cantando fuori scena “Com’è gentil”, anche se avremmo preferito di gran lunga sentirlo sul palcoscenico. La dizione italiana è corretta senza una forte accentazione, con solo qualche lieve scivolamento sull’articolazione consonantica da migliorare. Il suo è un Ernesto innamorato dalla faccia pulita con cui è facile simpatizzare (da notare che in questa produzione Ernesto lascia casa e insieme alla valigia si porta il suo orsacchiotto d’infanzia, il che aumenta la percezione complessiva da “tenerone”). Insomma in lui si intravedono grandissime potenzialità: se ben guidato e con i ruoli giusti, Anduaga può fare cose di grande valore.
Azzeccatissimo anche il Malatesta subdolamente ingannatore di Andrzej Filończyk che canta con sicurezza, vis comica e buon italiano. Simpatico il cameo di Thomas Barnard nel ruolo del notaro che si fa un pisolino in scena prima di stipulare il contratto di nozze. Come avevamo notato nel 2019 per correttezza, va anche menzionata l’attrice Jane Evers che ha impersonato con notevole ironia il ruolo della domestica.

La bacchetta dal gesto scattante di Giacomo Sagripanti opta per tempi spediti che hanno il pregio di far scorrere l’azione teatrale, sicuramente sottolineando in musica la componente comica e umoristica della partitura, senza lasciare spazio alla noia e anche compensando i momenti più crudeli (se così si possono definire) della produzione. Le opportune oasi liriche e malinconiche ritagliate per le arie di Ernesto sono tutte ben valorizzate. L’ouverture è invece attaccata a velocità esagerata, mentre da lì in poi lo spartito prende vita. Come osservazioni in merito all’esecuzione complessiva, sarebbe auspicabile una maggiore ampiezza di fraseggio nei soli strumentali di violoncello e tromba, un po’ sacrificati dai tempi, e un maggior bilanciamento di volume tra buca e palcoscenico: qualche momento d’assieme appare di poca intelligibilità e soverchiato dal volume dell’orchestra (lo stesso vale per alcuni interventi di Don Pasquale come citato sopra, ma anche di Norina). È possibile comunque che alcuni sbilanciamenti vengano smussati nel corso delle recite.
Un po’ confuso il primo intervento del coro nel terzo atto, mentre ha decisamente più incisività “Che interminabile andirivieni”.

Al termine un pubblico giubilante accoglie con vivo calore tutti gli interpreti, con un entusiasmo via via crescente culminato con la salita sul palcoscenico di Sagripanti. Nel complesso, anche a fronte di qualche osservazione o distinguo, è stata una serata piacevolissima anche se, come nel 2019, abbiamo lasciato la sala con un misto di sorriso e amaro in bocca per le scelte registiche.

Royal Opera House – Stagione d’Opera e Balletto 2021/22
DON PASQUALE
Dramma buffo in tre atti
Libretto di Giovanni Ruffini e Gaetano Donizetti
Musica di Gaetano Donizetti

Don Pasquale  Lucio Gallo
Norina Pretty Yende
Ernesto Xabier Anduaga
Dottor Malatesta Andrzej Filończyk
Un notaro Thomas Barnard

Orchestra e Coro della Royal Opera House
Direttore Giacomo Sagripanti
Maestro del coro William Spaulding 
Regia Damiano Michieletto ripresa da Daniel Dooner
Scene Paolo Fantin
Costumi Agostino Cavalca
Luci Alessandro Carletti
Video design Rocafilm
Coproduzione della Royal Opera House con
Opéra National de Paris e Teatro Massimo di Palermo

Londra, 6 maggio 2022

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