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Genova, Teatro Carlo Felice – La serva padrona e Trouble in Tahiti

Schermaglie, scherzi e malinconie di una coppia in viaggio nel tempo. Con l’inedito dittico La serva padrona / Trouble in Tahiti Luca Micheletti posa un nuovo tassello del suo personalissimo itinerario artistico di attore, regista e cantante lirico. E lo fa sul palcoscenico del Carlo Felice di Genova, affiancato dalla moglie Elisa Balbo, a poche settimane dal successo della sua Vedova allegra così elegantemente déco, onirica e fiabesca.

Il teatro si fa dunque potente macchina del tempo per raccontare un universo domestico abitato da un uomo e una donna che si amano, in una quotidianità semplice e feriale, articolata in due tempi: il primo datato 1733, e siamo alle prese con il capolavoro di Pergolesi, il secondo invece ambientato nel 1952, e ci troviamo nel colorato mondo poetico di Bernstein. A fare da filo conduttore, la maschera, da sempre oggetto magico per il teatro, capace di nascondere e svelare. Così, nell’Intermezzo settecentesco, Vespone è ancora un personaggio della commedia dell’arte, un anziano e scimmiesco Brighella, Uberto non è altri che un Pantalone avaro, bigotto e brontolone mentre Serpina è un’Arlecchina tutto pepe. Un teatrino di legno fa da sfondo ai loro screzi da farsa che Micheletti racconta ricorrendo all’universo elettivo di questo genere, fatto di fondali dipinti, di pochi oggetti di scena, di raffinati costumi carnascialeschi. Il ponte con l’immaginario americano anni Cinquanta del lavoro di Bernstein viene gettato alla fine dell’Intermezzo, quando i due, felicemente sposi, dismettono i costumi settecenteschi e indossano eleganti abiti moderni, conservando però i colori del passato. Ed ecco che, con Trouble in Tahiti, incontriamo Sam e Dinah, sposi in piena crisi di coppia, ma anche loro, secondo l’originale lettura registica, niente più che maschere. Lui è un uomo d’affari tradizionalista e fedifrago, lei una casalinga disperata incline a consolazioni alcoliche e psicoanalitiche. È proprio lei che intravvede in una pellicola di infima categoria che inscena un romanzetto esotico (“Trouble in Tahiti”, appunto) la possibilità di una entusiasmante evasione a buon mercato. L’autore stesso ha dichiarato che, scrivendo il suo lavoro, voleva richiamarsi alla tradizione dell’Intermezzo ed è quantomeno singolare che anche l’opera di Bernstein conti sette scene come i numeri de La serva padrona. Si tratta di un racconto venato di ironia, restituito con la vivacità dei colori pastello e con la felicità di un’ispirazione musicale che, come sovente accade nel compositore americano, mescola il musical al jazz. Il sogno di plastica della vita suburbana nell’America del boom economico rivive tra lavatrici, colori fluorescenti e grandi cieli “in technicolor” con un ritmo teatrale sempre incalzante e in perfetta aderenza allo spirito della musica. E se nelle Serva padrona è la risata a essere sollecitata, qui invece si respira un’aura di malinconica levità e leggerezza. Sfumature diverse di quel grande, infinito racconto che è la vita.

I due protagonisti, ancora Micheletti nel duplice ruolo di Uberto e Sam, ed Elisa Balbo in quello di Vespina e Dinah, sono perfettamente a loro agio sia sotto il profilo vocale che scenico. Nessuna forzatura nella loro interpretazione, che invece comunica quella naturalezza che nasce anche dalla profonda intesa umana, oltre che artistica. Naturalezza con la quale peraltro passano da un ruolo all’altro, toccando di fatto i due estremi della storia del teatro musicale maggiormente frequentato, nel segno di una versatilità vocale e stilistica ammirevole. Li sostiene in modo eccellente Alessandro Cadario dal podio: di volta in volta carezzevole e scattante in Pergolesi, vibrante e incisivo in Bernstein. Nel secondo lavoro ha dato uno straordinario contributo il trio vocale jazz costituito da Melania Maggiore, Manuel Pierattelli e Andrea Porta, mente nel primo ha suscitato franca simpatia l’attore Giorgio Bongiovanni nelle vesti di Vespone. Magnifiche scene e costumi di Leila Fteita, perfette le luci di Luciano Novelli. Vivissimo il successo di pubblico. [Rating:5/5]

Teatro Carlo Felice – Stagione 2022
LA SERVA PADRONA
Intermezzo buffo in due parti
Libretto di Gennarantonio Federico

Musica di Giovanni Battista Pergolesi

Uberto Luca Micheletti
Serpina Elisa Balbo
Vespone Giorgio Bongiovanni

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TROUBLE IN TAHITI
Libretto e musica di Leonard Bernstein

Sam Luca Micheletti
Dinah Elisa Balbo
Trio jazz
Soprano Melania Maggiore
Tenore Manuel Pierattelli
Baritono Andrea Porta

Orchestra e Tecnici del Teatro Carlo Felice
Direttore Alessandro Cadario
Maestro ai recitativi Antonella Poli
Arciliuto e chitarra barocca Simone Vallerotonda

Regia Luca Micheletti
Scene e costumi Leila Fteita
Luci Luciano Novelli
Nuovo allestimento della Fondazione Teatro Carlo Felice

Genova, 5 febbraio 2022