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Freddie De Tommaso, Il Tenore (Decca Classics CD)

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Dopo il debutto discografico lo scorso anno con l’album “Passione” dedicato alla romanza da salotto italiana e alla canzone napoletana, il tenore italo-inglese Freddie De Tommaso è finalmente protagonista di un’incisione operistica, disponibile per Decca Classics dallo scorso 24 giugno. Il CD, dal titolo “Il Tenore” comprende arie tratte da Tosca, Turandot, Madama Butterfly e Carmen e duetti dalle stesse opere che vedono i contributi di tre voci femminili affermate o in ascesa, ovvero quelle di Lise Davidsen (Tosca), Aigul Akhmetshina (Carmen) e Natalya Romaniw (Cio-Cio San in Madama Butterfly). Gli interpreti sono diretti dalla bacchetta di Paolo Arrivabeni, alla guida della Philharmonia Orchestra.

Con la sua prima incisione, De Tommaso era diventato, dopo 20 anni, il primo tenore a debuttare al primo posto nella UK Official Classical Artist Albums Chart. Non ha deluso le aspettative il secondo album che ha anch’esso debuttato al primo posto di diverse classifiche discografiche. È chiaro che la Decca ha tra le mani un giovane cantante che unisce al talento una grande spendibilità commerciale che parte solo ed esclusivamente dalla sua voce che, così bella e riconoscibile, parla ai melomani ma anche a chi non è necessariamente esperto di opera.

De Tommaso rimane un nome ancora relativamente nuovo per il pubblico italiano, che finora ha avuto modo di ascoltarlo solo in una recita di Adriana alla Scala (nel ruolo di Maurizio), e un Requiem di Verdi al Teatro Massimo di Palermo. Il tenore è in procinto di debuttare all’Arena di Verona come Alfredo in La traviata. È invece già una stella all’estero dove ha già debuttato alla ROH, a Vienna e Monaco di Baviera. Il cantante ha suscitato clamore internazionale quando lo scorso dicembre è subentrato all’ultimo minuto nel ruolo di Cavaradossi in Tosca alla Royal Opera House di Londra, divenendo il tenore più giovane degli ultimi 60 anni a cantare il ruolo, un momento che The Times, senza mezzi termini, ha definito storico. Chi scrive era presente a una delle recite successive e si ricorda bene l’entusiasmo alle stelle del pubblico e il silenzio estatico che si creava in sala a ogni sua aria. Impressione poi confermata in un recital di canto al Barbican Centre.

Di madre inglese e padre italiano, emigrato pugliese scomparso quando Freddie aveva solo 18 anni, De Tommaso è cresciuto idolatrando Corelli e altri cantanti italiani. La madre lo introduce all’opera fin da bambino, portandolo a Glyndebourne o al Covent Garden. Nel ristorante di famiglia nel Kent, si suonavano dischi di Pavarotti a ripetizione. Il giovane ha studiato alla Royal Academy of Music cominciando da baritono per approdare al registro tenorile, dopo aver lavorato sull’estensione. Il primo riconoscimento importante è arrivato nel 2018, quando De Tommaso ha vinto tre premi alla competizione internazionale di Viñas.

La voce di De Tommaso, assestata ormai su un repertorio da lirico-spinto e fondata indubbiamente su una buona scuola di canto, è rotonda e dalle tinte brunite, con un’emissione corretta, centri ben sonori e acuti brillanti e muscolari dal buono squillo. Il giovane ha senso stilistico, lega bene e rifugge (per il momento) da eccessi, cantando con grande pulizia. Come abbiamo notato in altre recensioni, la voce del giovane tenore riesce a creare delle sensazioni dai richiami passati dal notevole fascino. Inutile e pericoloso fare paragoni a questo stadio, quello che conta è che il materiale vocale sia di valore e che il cantante abbia gusto e predisposizione a crescere. Forse complice la giovane età, c’è ancora da lavorare sull’interpretazione ma questo arriverà con il tempo man mano che i ruoli cresceranno sulla sua pelle.

Arie e duetti nel disco sono raggruppati per titolo e compaiono nell’ordine esatto degli atti. La registrazione si apre con l’aria di Cavaradossi “Recondita armonia”, dove la voce di De Tommaso esordisce con grande gusto e respiro nel fraseggio, espandendosi poi ricca e omogenea. Per il duetto del primo atto, a partire dall’entrata di Tosca in “Mario! Mario! Mario!” De Tommaso è affiancato da Lise Davidsen. Tra i due, legati nella vita da un rapporto di amicizia, l’affiatamento è notevole. Quella di Davidsen è una Tosca vocalmente di spessore che sa anche piegare lo strumento a un canto più raccolto, il che non è scontato per voci come la sua. Si sa che il suo repertorio d’elezione è quello tedesco, mentre quello italiano è ancora in fase esplorativa. Interpretativamente è un po’ freddina (“Non sospiri la nostra casetta” ad esempio non è troppo sognante, anche per qualche suono gutturale di troppo) anche se animata dalla giusta gelosia quando scopre gli occhi dell’Attavanti nel dipinto dell’amato. Ritornando alle vesti solistiche, il tenore propone poi la celebre “E lucevan le stelle” cantata con tristezza e amarezza unite a un senso di contegno nostalgico e introspettivo, accentuato dalla dilatazione del canto, peraltro non caricato in chiave iper verista. Questa della componente della misura è una caratteristica che avevamo notato già in precedenza e che peraltro si coglie anche in altre tracce. Non si tratta di una voce dalla passione debordante di stampo mediterraneo, il che da un lato limita certe rese interpretative, ma dall’altro tiene il cantante al riparo da esagerazioni o effetti caricaturali.
Si passa a Turandot, opera in cui De Tommaso non ha ancora debuttato e che potrebbe affrontare in futuro. “Non piangere Liu” è forse una delle arie più riuscite dell’incisione. La linea di canto è veramente apprezzabile per morbidezza espressiva e per gestione dei fiati. Segue la celeberrima “Nessun dorma” cantata con potenza ed eroismo, anche se il suono sul vincerò finale, seppur muscolare al punto giusto, non viene liberato con la gloriosa solarità di un Pavarotti per intendersi.
Natalya Romaniw che partecipa all’esecuzione del duetto “Vogliatemi bene” da Madama Butterfly, è una Cio-Cio san dalla voce ben tornita e dalla grande sensibilità musicale. La dizione non è invece sempre chiarissima. Dopo il duetto del primo atto, De Tommaso è impegnato nell’aria del secondo atto “Addio fiorito asil”, animata dal rimpianto e cantata con eleganza e ampio respiro. Si termina con Carmen, di cui viene proposta l’aria del fiore del secondo atto e un estratto della scena finale del quarto atto. “La Fleur que m’avais Jete’” si segnala per il bel legato e la salita al Sib che si smorza poi in diminuendo fino al pianissimo. Il mezzosoprano russo Aigul Akhmetshina, che già avevamo avuto modo di apprezzare come Lola in Cavalleria alla ROH, è una Carmen sanguigna dal bel velluto con centri ben timbrati e acuti ben presenti. Un nome da tenere d’occhio. Lei e De Tommaso si accendono in “Viva!Viva! La course est belle!” che chiude efficacemente la registrazione.

Paolo Arrivabeni dirige la Philharmonia Orchestra in modo molto ottimale per il canto, in quanto lascia agli interpreti la libertà di condurre la frase musicale assecondandone i respiri. Le dinamiche appaiono ben calibrate e gli interventi strumentali ben curati, mentre le sonorità acquisiscono la giusta densità nei momenti di climax drammatici. Il coro Apollo voices fornisce un contributo degno di nota in “Nessun dorma” e nella scena finale da Carmen.

Due osservazioni al termine. Va notato che in termini di durata, 49 minuti di ascolto è veramente sotto gli standard e si sarebbe potuto aggiungere qualche traccia. Va anche detto che la Decca non sembra aver fatto un lavoro eccellente in termini di acustica di registrazione: la voce del tenore dal vivo ci era apparsa più ricca di sfumature, mentre il disco sembra favorirlo quando canta di tutta forza, ma in altri momenti la registrazione non sembra catturare a pieno il fascino di questa voce in termini di sfumature e sensazioni che sa produrre.
A ogni modo, si tratta di una buona registrazione, generalmente appagante all’ascolto con alcune delle voci del momento. Se De Tommaso sarà “Il Tenore” della sua generazione lo dirà il tempo. Noi ci auguriamo che questo talento non venga spremuto troppo presto e che venga invece fatto crescere per gradi e maturare non solo con la voce, ma anche nell’interpretazione.

IL TENORE
Freddie De Tommaso tenore
Philharmonia Orchestra
Paolo Arrivabeni direttore
Etichetta: Decca Classics
Formato: CD
Con la partecipazione di Lise Davidsen (soprano),
Aigul Akhmetshina (mezzosoprano),
Natalya Romaniw (soprano) e Apollo voices

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