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Firenze, Teatro della Pergola – Ercole in Tebe

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Siamo forse in mezzo a una Melani Renaissance? Dopo ben tre produzioni de L’empio punito (Reate Festival, Pisa e Innsbruck) tra 2019 e 2020, si rispolvera per una sola serata Ercole in Tebe di Jacopo Melani, composta per l’inaugurazione del Teatro della Pergola, dove va in scena il 12 luglio 1661 a conclusione dei festeggiamenti durati ben un mese per le nozze tra il futuro granduca Cosimo III de’ Medici e Marguerite Louise d’Orleans. In quella occasione, la Pergola, progettata da Ferdinando Tacca, che cura anche le scene della prima dell’Ercole, diventa  uno dei primi teatri all’italiana e lo stupore per questa invenzione non tarda a diffondersi tutta Europa.

L’opera scritta da Melani su libretto di Andrea Moniglia è il classico pezzo encomiastico di argomento mitologico, in cui, dopo un prologo allegorico tipico del periodo, Ercole si allontana due volte da Tebe, la città su cui regna, lasciandola a Lico; questi si rivela uno spietato tiranno, nelle cui grinfie finiscono anche la moglie Megara, il figlio Ilo e la di lui fidanzata Iole. Dopo varie peripezie e un viaggio agli Inferi, Ercole sconfigge Lico e l’opera si conclude con il matrimonio del figlio e un trionfo generale. Le due coppie protagoniste altro non sono che riflessi di quelle reali che sedevano nel palco d’onore: Ercole e Megara sono la rappresentazione mitologica di Ferdinando II de’ Medici e Vittoria della Rovere, così come Ilo e Iole, che tanto anelano a sposarsi per tutta l’opera, rappresentano i novelli sposi Cosimo e Marguerite Louise.
Dopo questa prima rappresentazione, l’opera cade ovviamente nel dimenticatoio, e anche il matrimonio per cui era stata composta si rivela tra i più tormentati e tristi della casata medicea: Cosimo e Marguerite litigano tantissimo, e dopo aver dato tre figli (Ferdinando, Gian Gastone e Anna Maria Luisa) alla linea dinastica, la granduchessa ottiene nel 1675 la separazione e rinuncia ai titoli per ritirarsi in un convento parigino dove morirà nel 1721. Questi avvenimenti mettono così in moto un processo di damnatio memoriae ai danni di Marguerite, fino a quando la storiografia non si interesserà maggiormente di questa figura e delle altre granduchesse. I trecento anni dalla morte consentono una riflessione sul tema e sono quindi l’occasione per dedicarle prima un convegno a Palazzo Vecchio nel dicembre 2021, e a riportare in scena proprio l’Ercole in Tebe composto per il suo matrimonio, anche grazie al recente ritrovamento di quattro copie della partitura originale sparse tra Parigi, Pistoia e il Vaticano. Tuttavia, stavolta non viene eseguita la partitura nella sua interezza, ma si opera una scelta di brani topici, intervallati dagli interventi di due giovani e funzionali attori, Francesco Grossi e Filippo Lai, che spiegano la nascita dell’opera e la sua vicenda, riducendo nettamente la durata complessiva dello spettacolo. In particolare si dà voce alle due coppie amorose di protagonisti, tralasciando le figure antagoniste come Lico, mentre gli attori evocano le scene attingendo dal resoconto della serata scritto dal bibliotecario di corte, Alessandro Segni.

La regia, definibile come semiscenica, curata da Massimo Pizzi Gasparon Contarini, vede i protagonisti principali vestiti in foggia barocca, con tanto di piume e mantelli, che si esibiscono in pose esagerate, un po’ come accadeva nelle regie barocche di Pizzi, mentre le divinità di contorno e il coro sono abbigliati in più semplici abiti neri seicenteschi e vengono al proscenio a cantare i propri interventi. Tutta questa enfasi condita da staticità risulterebbe pesante in una messa in scena dell’opera completa, ma in questo caso, data la riduzione a mero atto unico di presentazione, funziona senza far cadere l’attenzione.

Samuele Lastrucci, che ha fortemente voluto questa serie di eventi dedicati a Marguerite Louise, dirige Coro e Orchestra I Musici del Gran Principe con il giusto piglio, cercando di fornire un affresco convincente di come risulterebbe l’intera opera. I tempi risultano comodi per gli interpreti, che ben si fondono anche con la compagine orchestrale.

Il cast si trova notevolmente agevolato dalla perfetta acustica della Pergola. Tra gli interpreti spicca il nome di Filippo Mineccia, controtenore ormai lanciato sulle scene internazionali. La voce da contraltista, piuttosto ampia, è contraddistinta da un bel timbro ambrato, e l’interprete sa conferire i giusti accenti patetici ai suoi interventi di innamorato. Accanto a lui la Iole di Valeria La Grotta si distingue per il timbro scuro e la buona proiezione della voce, mentre Carlotta Colombo è una Megara dallo strumento chiaro ma pieno. Meno convincente risulta l’Ercole di Marco Angioloni, soprattutto nei pochi slanci acuti, mentre persuade di più quando la voce può gravitare in zona centrale. Il giovane tenore riesce tuttavia a cogliere il lato eroico del personaggio. Tra le schiere divine si segnalano l’ottimo Giove di Alessandro Ravasio, sia per ampiezza e bellezza di mezzi vocali che per il buon fraseggio, e la Venere seducente e dal timbro screziato di Eleonora Ronconi. Fanno buona impressione anche la Gloria di Benedetta Corti, la Virtù di Vincenzo Franchini e la Giunone di Valentina Vitolo.
Lo spettacolo riscuote un buon successo di pubblico, che alla fine non lesina applausi per tutti i protagonisti della produzione.

Teatro della Pergola
ERCOLE IN TEBE
Festa teatrale in musica
Libretto di Andrea Moniglia
Musica di Jacopo Melani

Ercole Marco Angioloni
Megara Carlotta Colombo
Ilo Filippo Mineccia
Iole Valeria La Grotta
Berecinta/Venere Eleonora Ronconi
Giove Alessandro Ravasio
Gloria Benedetta Corti
Virtù Vincenzo Franchini
Giunone Valentina Vitolo
con Francesco Grossi e Filippo Lai

Coro e Orchestra I Musici del Gran Principe
Direttore Samuele Lastrucci
Regia a cura di Massimo Pizzi Gasparon Contarini

Firenze, 9 febbraio 2022

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