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Firenze, Auditorium del Teatro del Maggio – L’amico Fritz

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Sul libretto de L’amico Fritz se ne sono dette di tutte sin da quando Verdi scriveva a Ricordi di non averne mai letto uno di più scemo. La definizione è diventata talmente proverbiale, che ormai qualunque appassionato si approccia a quest’opera già con pregiudizio e aria di supponenza, senza poi capire fino in fondo a cosa puntasse davvero Pietro Mascagni con il suo secondo lavoro teatrale. All’epoca, infatti, il successo di Cavalleria veniva attribuito in larga parte anche al libretto e al suo soggetto incisivo. Per questo motivo, il compositore livornese volle poi puntare a scrivere una composizione in cui risaltasse al massimo la componente musicale: niente tinte forti, ma un misto di leggerezza, spensieratezza e vaga malinconia anima infatti l’atmosfera del Fritz. Alla prova del palco, il libretto, su cui sono state messe fin troppe mani diverse, si rivela infatti efficace grazie all’invenzione musicale di Mascagni, per cui assistere a quest’opera non risulta tanto diverso dal rilassarsi con un film leggero odierno, di quelli che si guardano per non pensare a niente e alienarsi dal mondo in quei 90 minuti di durata.

Da quest’ultimo assunto parte Rosetta Cucchi, che firma il nuovo allestimento per l’Auditorium Zubin Mehta. Sparisce l’Alsazia bucolica e compare la New York City del 1983: l’azione si svolge prevalentemente nel bar del giovane e modaiolo Fritz Kobus, con il secondo atto ambientato nella tenuta di campagna di questi (anche se non si capisce in quale parte della East Coast si possa produrre vino, dato che Napa Valley e il Chianti risultano un po’ lontani). La regista ha affermato in conferenza stampa di voler mettere in evidenza l’aspetto di commedia leggera unita alla componente ebraica, ispirandosi ai film di Allen e a Moonstruck; e si può dire fin da subito che l’intento è effettivamente riuscito. La scenografia modellata come se fosse lo schermo di un cinema e la cura nei movimenti attoriali risultano estremamente efficaci nella narrazione. Non mancano poi alcune idee per risolvere momenti altrimenti monotoni, come tutta la pantomima sul racconto di Rebecca nel secondo atto: il rabbino interroga Suzel, la quale, totalmente dimentica della vicenda, se la fa dire da Caterina, che gliela suggerisce col labiale mentre legge direttamente dalla Bibbia dietro David; in questo modo non solo la scena acquista dinamismo, ma viene reso bene anche lo stacco generazionale tra i due personaggi, con i giovani sempre meno interessati alla questione religiosa. Vi sono poi anche parti gestite in modo più canonico, come il duetto delle ciliegie, contraddistinto da una gestualità assai curata, e anche qualche momento meno convincente, come il caotico finale primo o l’ingresso di Beppe (dovrebbe suonare il violino, ma entra correndo prima che il pezzo finisca), che tuttavia non inficia uno spettacolo che ha il pregio di far funzionare teatralmente un’opera che rischia sempre di scivolare nel patetismo e nell’oleografia.

Alla buona riuscita concorre anche la direzione di Riccardo Frizza alla guida di un’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino davvero in forma, che si trova molto a suo agio in questo repertorio. Dopo un primo atto meccanico e spedito, anche se ben suonato, il direttore diventa più personale e convincente dal secondo atto, trovando un buon passo teatrale, in un approccio sempre più appassionato, senza essere tonante o stucchevole, e comunque attento anche a supportare le voci. Ottima poi l’esecuzione dell’Intermezzo, reso con il giusto impeto sinfonico tale da mettere in evidenza le invenzioni melodiche della partitura mascagnana.

Il cast è un vero parterre di lusso, a partire da Charles Castronovo, che debutta il ruolo di Fritz Kobus in una delle sue rare apparizioni italiane. Il tenore possiede uno strumento di buon volume, dotato di un bel timbro riconoscibile. Sa essere veemente quando serve, ed esibisce acuti sfogati con facilità, ma anche finezze vocali come piani e smorzature. Grazie al fraseggio curato e alla buona presenza scenica, disegna un personaggio credibile, mai scontato o caricaturale, ma dotato di tutte le sfaccettature possibili. Degno contraltare è la Suzel di Salome Jicia, che è tutto tranne una ragazzina svenevole. Con lei, la protagonista attraversa le fasi di innamoramento adolescenziale con un approccio moderno e mai lezioso. Jicia non avrà lo strumento vellutato che siamo soliti ascoltare in altre interpreti del ruolo, ma il timbro risulta comunque fascinoso, e anche la sua leggera nota metallica, avvertibile soprattutto in acuto, aggiunge un quid tutto particolare alla sua costruzione del personaggio.
Più convenzionale, ma comunque buono, appare il David di Massimo Cavalletti, la cui ampia voce si trova più a suo agio nella zona centrale, mentre risulta leggermente ingolata salendo verso le zone alte del pentagramma. Teresa Iervolino torna a un nuovo personaggio en travesti disegnando un Beppe scatenato, tutt’altro che ingenuo; vocalmente si apprezza poi il suo timbro brunito, soprattutto quando la scrittura del ruolo gravita sulla zona centrale.
Come sempre si rivelano ottimi i comprimari, dall’Hanezò ben timbrato e curato di Francesco Samuele Venuti all’incisivo Federico di Dave Monaco, con una particolare nota a Caterina Meldolesi nel ruolo della sua omonima, sia per le sempre assai apprezzabili doti vocali che per quelle sceniche.
La prima recita di questa nuova produzione, preceduta da un discorso di supporto alla comunità ucraina scritto dalla dirigenza e dai lavoratori, si conclude con un deciso successo per tutti, dai cantanti al direttore fino al team registico, così da siglare un ottimo ritorno di questa opera sulle scene fiorentine dopo ben ottant’anni.

Teatro del Maggio – Stagione 2021/22
L’AMICO FRITZ
Commedia lirica in tre atti di P. Suardon (pseudonimo di Nicola Daspuro)
con interventi di Pietro Mascagni, Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci
Musica di Pietro Mascagni

Fritz Kobus Charles Castronovo
Suzel Salome Jicia
Beppe Teresa Iervolino
David Massimo Cavalletti
Federico Dave Monaco
Hanezò Francesco Samuele Venuti
Caterina Caterina Meldolesi

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Direttore Riccardo Frizza
Maestro del coro Lorenzo Fratini
Regia Rosetta Cucchi
Scene e costumi Gary McCann
Luci Daniele Naldi
Nuovo allestimento

Firenze, 1 marzo 2022

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