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Como, Teatro Sociale – Don Giovanni

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Inaugurazione lariana nel nome del Salisburghese. In apertura della Stagione Notte 2022/2023 del Teatro Sociale di Como, dedicata al bimillenario della nascita dello scrittore, filosofo, naturalista e militare comasco Plinio il Vecchio, intitolata suggestivamente “Natura est vita”, viene proposta una delle composizioni più note e apprezzate di Wolfgang Amadeus Mozart. Il dramma giocoso in due atti su libretto di Lorenzo da Ponte, che debuttò a Praga nel 1787, manca da queste tavole dal 2014, quando fu messo in scena nel contestato allestimento del compianto Graham Vick: stiamo parlando, ovviamente, di Don Giovanni.

Lo spettacolo, che apre anche la stagione del circuito di OperaLombardia, si avvale della regia di Mario Martone che, nel 2002, vide la luce al Teatro San Carlo di Napoli; per l’occasione, viene ripresa da Raffaele Di Florio. Prosegue così la presentazione, nella città di Volta, del trittico Mozart-Da Ponte ideato dal cineasta napoletano (si ricorda una piacevolissima edizione delle Nozze di Figaro per la serata inaugurale del 2015). Rimanendo fedele al dettato dapontiano, in un rispetto filologico del teatro mozartiano, Martone ambienta la vicenda in una misteriosa e affascinante Siviglia tardo secentesca. La scenografia di Sergio Tramonti (assistente Barbara Bessi) vede il palcoscenico occupato da una maestosa tribuna lignea, a metà tra un’arena spagnola, un anfiteatro dell’età elisabettiana, un teatro anatomico e i severi scranni di un tribunale, che si protende verso la platea con due bracci praticabili racchiudenti la buca orchestrale. I suoi seggi sono, di volta in volta, occupati dai personaggi della vicenda, dai contadini e, nella scena del cimitero, da inquietanti manichini: tutti quanti ricoprono, così, il duplice ruolo di protagonisti e testimoni dell’accaduto. Sapiente l’utilizzo dei palchi di proscenio e della platea, con i cantanti che spesso si aggirano tra gli spettatori (molto a effetto la processione funebre, con la salma del Commendatore, che attraversa la sala). Alla buona riuscita dello spettacolo concorrono anche i preziosi costumi di Tramonti stesso (con l’assistenza di Concetta Nappi), di foggia tardobarocca ed estremamente curati in ogni minimo dettaglio; le luci taglienti, variegate e dosate nelle cromie, di Pasquale Mari (assistente Gianni Bertoli); le coreografie brillanti di Anna Redi. Un allestimento, quello di Martone, intelligente, centrato, soggiogante e coinvolgente pur senza dover ricorrere a stravolgimenti d’epoca (che, beninteso, non vanno stigmatizzati o rifiutati a prescindere: basti pensare alla meravigliosa versione salisburghese di Claus Guth), nel quale si amalgamano alla perfezione vari aspetti, dal comico al tragico, attraversato da un latente erotismo mai volgare (citiamo, per esempio, la disinibita popolana che si spoglia e resta a seno scoperto mentre Don Giovanni intona “Viva la libertà!”, oppure l’aria “Fin ch’han dal vino”, cantata dal libertino a petto nudo, mentre si lava in una tinozza e si imbelletta per la festa). Nella ripresa di Raffaele Di Florio, i solisti, i coristi e le comparse recitano con convinzione e si muovono con scioltezza, rendendo così appieno la freschezza, la schiettezza e la spontaneità di uno spettacolo che, lo ricordiamo, nel 2022 spegne venti candeline.

Sul podio dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali ritroviamo con piacere il giovanissimo Riccardo Bisatti. Gestualità ampia ed energica, il suo è un Mozart che sgorga con morbidezza, trasparenza e fluidità, improntato a eleganti linee narrative, a sonorità soffici e polite, di lucente nitore, a una teatralità rifinita ed efficace, a una tecnica ferrea. Il maestro ventiduenne opta per apprezzabili agogiche perlopiù ariose e spedite, senza però risultare frenetiche o manierate; compatta la tenuta tra buca e palcoscenico, prontamente risolto un piccolo incidente occorso a inizio serata, quando una spada è caduta addosso agli orchestrali nel golfo mistico. Icastici e precisi gli interventi al fortepiano di Hana Lee.

Ben assortito il cast, formato da artisti selezionati da AsLiCo, alcuni dei quali vincitori e finalisti delle ultime due edizioni del Concorso per giovani cantati lirici. Beniamino del pubblico comasco, Guido Dazzini è un protagonista dalla vocalità baritonale malleabile ed emessa con omogeneità, di ammaliante tinta ambrata e che corre con facilità nella sala teatrale. Physique du rôle sensuale e aristocratico, il suo è un Don Giovanni seducente, sfrontato e magnetico senza, però, risultare mai sopra le righe, grazie anche a un fraseggiare nitido e a una recitazione curata. Raffinata e insinuante la resa della canzonetta “Deh, vieni alla finestra, o mio tesoro!”. Il Leporello del basso Adolfo Corrado si impone per una voce profonda, timbrata, pastosa e tonante, di pregevole grana scura e di notevole tonnellaggio, nonché per la dizione sapida e vitale e per l’interpretazione scanzonata e vivace: qualità emerse sin dalla celeberrima aria “Madamina, il catalogo è questo”.
La Donna Anna signorile e vibrante di Elisa Verzier vanta uno strumento vocale limpido e di bel colore sopranile, che ha il suo punto di forza in un registro acuto svettante ed esteso, in aggiunta alla cocente immedesimazione nel personaggio. Nell’intenso rondò “Non mi dir, bell’idol mio”, risolto con convincente pathos, esibisce con facilità picchettati adamantini. Marianna Mappa è una Donna Elvira di pregnante tempra drammatica, scenicamente autoritaria e solenne, dalla vocalità scura nel complesso abbastanza omogenea e di buon peso, a tratti pungente in acuto; l’aria “Mi tradì, quell’alma ingrata” è resa con lodevole trasporto e con un fraseggio appassionato. Il tenore Didier Pieri è Don Ottavio. Sin dall’aria “Dalla sua pace”, qui anticipata dopo il duetto “Che giuramento, o dèi!”, esibisce uno strumento garbato e aggraziato, di avvolgente colore chiaro, una dizione cesellata e una recitazione misurata. Gesua Gallifoco delinea con brio e leggiadria una Zerlina civettuola e smaliziata, dalla voce cristallina e puntuta, emessa con gusto. Disinvolto il Masetto del baritono Francesco Samuele Venuti, in possesso di una vocalità morbida, rotonda e ben appoggiata, sufficientemente scura e ricca di armonici; scenicamente autorevole e ieratico, ma vocalmente non sempre incisivo il Commendatore del basso Pietro Toscano, dalla timbrica luminosa. Efficienti gli interventi del Coro OperaLombardia, guidato con nerbo da Diego Maccagnola.

Teatro agghindato a festa, con green carpet e numerose piante nel foyer e in sala (in linea con la svolta ecologista impressa al Sociale, fin dallo scorso anno, dal presidente Simona Roveda); folto parterre de rois (tra i presenti, anche il sindaco Alessandro Rapinese, eletto a giugno, il magistrato e giurista Livia Pomodoro, il regista Mario Martone che, in queste settimane, è alla Scala per allestire Fedora), con la ricercata eleganza tipica delle inaugurazioni lariane, in un profluvio di smoking, abiti da sera e accessori in seta di Como. Al termine, il folto pubblico che esauriva il teatro in ogni suo ordine, ha tributato un caloroso successo a tutti gli artisti, con poco meno di dieci minuti di applausi.

In occasione del bimillenario pliniano, sarà inoltre possibile visitare gratuitamente sino al 2 ottobre, presso la Sala Giuditta Pasta del Teatro Sociale, una piccola mostra con opere di Giulio Paolini, artista concettuale di fama internazionale. Vengono esposte la scultura Naturalis Historia e una litografia stampata in 70 esemplari, omaggio alla cultura enciclopedica di Plinio il Vecchio, ma pure alla forza ineluttabile della natura (ricordiamo infatti che Plinio morì a Stabia nel 79 d.C., durante la terribile eruzione del Vesuvio che distrusse Pompei ed Ercolano). L’installazione è arricchita da un inedito accompagnamento musicale, prodotto per iniziativa della Fondazione La Società dei Concerti di Milano, il brano Green fantasy del giovane compositore laureato in fisica Piergiorgio Ratti, un suggestivo dialogo tra linguaggio dell’uomo e linguaggio delle piante: dopotutto, “Natura est vita”.

Teatro Sociale – Stagione 2022/23
DON GIOVANNI
Dramma giocoso in due atti KV 527
Libretto di Lorenzo da Ponte
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart

Don Giovanni Guido Dazzini
Don Ottavio Didier Pieri
Commendatore Pietro Toscano
Donna Elvira Marianna Mappa
Donna Anna Elisa Verzier
Leporello Adolfo Corrado
Masetto Francesco Samuele Venuti
Zerlina Gesua Gallifoco

Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano
Coro OperaLombardia
Direttore Riccardo Bisatti
Maestro del coro Diego Maccagnola
Maestro al fortepiano Hana Lee
Regia Mario Martone ripresa da Raffaele Di Florio
Scene e costumi Sergio Tramonti
Luci Pasquale Mari
Coreografie Anna Redi
Assistente alle scene Barbara Bessi
Assistente ai costumi Concetta Nappi
Assistente alle luci Gianni Bertoli

Coproduzione Teatri di OperaLombardia, Fondazione Teatro Regio di Parma,
Fondazione I Teatri di Reggio Emilia
Allestimento Teatro di San Carlo di Napoli
Como, 29 settembre 2022

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