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Bologna, Teatro Comunale – Il signor Bruschino

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Lunga e nota è la tradizione esecutiva delle opere di Rossini al Comunale di Bologna. Non stupisce, dunque, che una farsa come Il signor Bruschino sia stata eseguita più volte nella città felsinea, già a partire dagli anni ‘60, fino alle due riprese (1988 e 1996) del noto spettacolo di Roberto De Simone, nato a Pesaro nel 1985. Anche stavolta lo spettacolo viene direttamente dal Rossini Opera Festival. dove è stato proposto nella scorsa edizione e qui recensito da Giuseppe Montemagno.

Il duo francese composto da André Barbe e Renaud Doucet ambienta la farsa rossiniana in una barca ormeggiata in un disordinato porto, inondato da una calda luce mediterranea. Questa nuova ambientazione viene scelta in quanto il matrimonio tra Sofia e Florville non avrebbe valore legale sulla terraferma, ma “risulterebbe invece ufficiale se officiato dal comandante a bordo di un battello in mare” (queste le parole di Doucet nell’intervista realizzata da Andrea Maioli riportata nel programma di sala). L’ispirazione viene anche dalla fonte del libretto di Foppa, cioè la commedia in cinque atti Le fils par hasard, ou ruse et folie di Allisan de Chazet e E. T. M. Ourry, andata in scena a Parigi nel 1809, in cui Bruschin è proprio un capitano di marina. Barbe & Doucet invece trasformano Gaudenzio in un comandante di battello, mentre Bruschino rimane un esponente dell’alta borghesia di inizio ‘900, mantenendo comunque inalterati i rapporti tra i personaggi rispetto al libretto. In una scenografia ampliata per il boccascena del Comunale, ben più ampio di quello del Teatro Rossini di Pesaro, Luca Baracchini riprende la regia con discreta minuzia, rendendo lo spettacolo scorrevole e i personaggi ben caratterizzati, senza che si abbia la sensazione di assistere a una ripresa. Anche se rimangono alcune trovate leggermente esagerate o caricaturali, queste non inficiano una messa in scena assai godibile, in cui si cerca di non ricondurre tutto a una comicità sopra le righe ma si tenta di dare una sfumatura malinconica ai momenti di smarrimento, anche grazie all’abilità degli interpreti in scena.

Sul versante musicale, Michele Spotti guida con sicurezza l’Orchestra del Teatro Comunale che si distingue per compattezza e precisione. La sinfonia di apertura risulta un po’ meccanica nella ricerca dei particolari, soprattutto nella pastosità quasi cupa degli archi, ma il direttore riesce a regolarla in un perfetto crescendo. Spotti si distingue successivamente per l’ottimo accompagnamento delle voci, anche grazie a tempi teatrali, spediti ma non rapinosi, che rendono questo Rossini vivace senza essere folle.

Il cast, che presenta qualche cambio rispetto al debutto pesarese, risulta assai ben amalgamato ed efficace. Spicca in primis il Gaudenzio di Giorgio Caoduro. Vocalmente si presenta con un timbro non scurissimo, ma con una linea sicura, che sa salire in acuto senza problemi. Ottimi risultano poi il fraseggio e l’abilità nel porgere il sillabato, qualità che, insieme a una disinvoltura scenica invero notevole, permettono al baritono di costruire un personaggio a tutto tondo. Simone Alberghini è un buon contraltare nei panni di Bruschino padre. La voce si spande senza problemi in sala, soprattutto in acuto, e anche a fronte di qualche sillabato non proprio irreprensibile, l’interprete si distingue per varietà di accenti; in particolare risulta assai apprezzabile lo smarrimento del personaggio nella cosiddetta aria di Bruschino “Ho la testa o è andata via?”. L’interprete sa inoltre fraseggiare con gusto e muoversi in scena con estrema disinvoltura.
Hasmik Torosyan veste con sicurezza il ruolo di Sofia, mettendo in luce la sua bella voce pastosa, contraddistinta da un timbro ambrato molto seducente, che trova la sua zona elettiva nel registro centrale. Qualche estremo acuto risulta leggermente metallico, ma il resto della linea è saldo. Al netto di qualche coloratura meccanica e di una tempra interpretativa venata di una sorta di freddezza, il soprano emerge soprattutto negli accenti più patetici, siglando comunque una buona prova complessiva.
Pierluigi D’Aloia è un Florville di buona fattura. Il tenore è dotato di un timbro chiaro, magari non personalissimo, ma esibisce un canto omogeneo con ottimi sfoghi in acuto, e la voce ben riempie la sala del Bibbiena. L’interprete fraseggia con gusto e disegna un personaggio assai convincente anche nelle movenze. Gianluca Margheri sa dare al ruolo di Filiberto la giusta rilevanza, esibendo una bella voce di basso nei suoi puntualissimi interventi. Assai ben centrati risultano anche il Commissario di Enrico Iviglia e la Marianna di Francesca Cucuzza che si distingue per il timbro contraltile e il buon volume. Completa il cast il Bruschino figlio di Manuel Amati, pienamente caratterizzato nei suoi interventi al limite del delirio.
Nonostante il titolo poco popolare, la sala risulta quasi piena; il festoso pubblico, con una buona percentuale di giovani, non lesina applausi a scena aperta, tributando poi un grande successo a tutto il cast, in particolare al quartetto protagonista (Caoduro, Alberghini, Torosyan e D’Aloia) e al direttore.

Teatro Comunale – Stagione 2022
IL SIGNOR BRUSCHINO
Farsa giocosa per musica in un atto
Musica di Gioachino Rossini
Libretto di Giuseppe Foppa

Gaudenzio Giorgio Caoduro
Sofia Hasmik Torosyan
Bruschino padre Simone Alberghini
Bruschino figlio Manuel Amati
Florville Pierluigi D’Aloia
Filiberto Gianluca Margheri
Marianna Francesca Cucuzza
Commissario Enrico Iviglia

Orchestra e tecnici del Teatro Comunale di Bologna
Direttore Michele Spotti
Regia, scene, costumi Barbe & Doucet
Regia ripresa da Luca Baracchini
Luci Guy Simard
Nuova produzione del Teatro Comunale di Bologna
con Rossini Opera Festival e Royal Opera House Muscat

Bologna, 18 febbraio 2022

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