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Barcellona, Gran Teatre del Liceu – Concorso di canto Tenor Viñas: concerto dei vincitori

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Con più di seicento iscritti il famoso Concorso intitolato al celebre tenore catalano Francisco Viñas, autore anche di un metodo didattico molto lodato, è arrivato al termine della 59ª edizione dopo le tante prove semifinali e la finale al Gran Teatre del Liceu, alla quale ho avuto modo di assistere. Quanto al Concerto dei vincitori, svoltosi sempre al Liceu, mi limiterò a riferire solo dei cantanti che ho trovato davvero interessanti. L’elenco dei premi e dei premiati, come dei numerosi membri della giuria, è reperibile sul sito del Concorso (qui il link). Quest’anno, fra i giurati, figurava un solo cantante anziché i soliti due, che già mi sembravano pochi (sarà stata colpa della pandemia). Alla serata ha preso parte anche l’Orchestra sinfonica del Teatro, che è risultata molto apprezzabile, benché non si possa dire lo stesso della bacchetta di Daniel Montané che, per esempio, ha staccato un valzer di Musetta più lento del lamento di Pamina, e un’aria dell’Onegin di impronta fin troppo “esotica”.

Il primo premio ufficiale è indiscutibilmente meritato: il soprano Gemma Summerfield si è imposta ancora una volta per la sua classe e il suo sano strumento di lirico pieno, anche se non è riuscita a migliorare l’impressione dell’ottima prova finale (“Io son l’umile ancella” di Adriana Lecouvreur e la scena di sortita completa di Elvira da Ernani). Qui l’aria di Micaela dalla Carmen è venuta molto bene, in particolare nella sezione finale e anche nel recitativo, che oggi non si ascolta più nei recital dal vivo. L’aria di Cilea risultava invece un po’ appannata a causa alla direzione. Ma all’attivo c’erano sempre fraseggio, tecnica, bellezza di timbro e personalità. E il pubblico l’ha acclamata.

Il terzo premio, il tenore Seokjong Baek, che non mi aveva particolarmente convinto in finale, ha cantato un corretto addio alla vita di Cavaradossi e una versione davvero buona (con diminuendo finale compreso) di “Celeste Aida” con recitativo. Speriamo che continui così e lasci perdere i “Vincerò” per i concorsi. La qualità sembra esserci.

Il quarto premio, il basso ventisettenne Aleksei Kulagin, si è trovato nella stessa situazione di Summerfield. Ha sì ripetuto tutta la scena di Silva dell’Ernani (con la ‘famosa’ cabaletta), ma la pronuncia era più russeggiante e l’emissione più gutturale. Nell’aria del principe Gremin dall’Onegin è incorso in un piccolo ma evidente problema nei due gravi finali (senza parlare dell’accompagnamento) che non si era avvertito nella meno nota e forse meno difficile ma bellissima aria di re René della Iolanta. La voce è notevolissima per timbro ed estensione e, come a quasi tutti i bassi, le manca solo un po’ di tempo per maturare (come nel caso di certi vini pregiati).

Il sesto e ultimo premio ufficiale, il tenore Paride Cataldo, ha un’ottima preparazione e una voce forse un po’ nasale e non troppo robusta per il repertorio che presenta. A ogni modo, è risultata molto buona la sua versione di “Ah! la paterna mano” dal Macbeth e, soprattutto, ha ripetuto allo stesso alto livello della prova finale l’aria del fiore di Carmen, concedendosi perfino il lusso del difficile acuto in pp. L’interprete, invece, è risultato piuttosto generico.

Tra i premi speciali, un paio meritano di essere segnalati. Il mezzosoprano Katia Lédoux che sembrava concorrere per il Premio “globale” (nuovo e intitolato a Victoria de los Ángeles) per il cantante che si presentasse con repertorio da camera, operistico e oratoriale – almeno così si leggeva sul programma della prova finale – ha ottenuto solo quelli per l’oratorio e il Lied. Il suo intervento è risultato di molto inferiore alla finale, dove aveva interpretato bene due Lieder molto noti di Schubert, più un frammento davvero interessante dall’oratorio di Rebecca Clarke Psalm of David. “Schmerzen” dai Wesendock Lieder di Wagner non è sembrato invece molto nelle sue corde e certo non l’ha aiutata l’accompagnamento anonimo di Soojeong Joo al pianoforte.

Davide Giangregorio, premio speciale al migliore interprete di Mozart, ha presentato la sua interpretazione di “Madamina, il catalogo è questo” penalizzata, più che dall’orchestra, dalla stessa voce che non correva con la facilità e il volume di quando l’accompagnava il solo pianoforte durante la finale. Mi sorprende che si presenti come basso perché, in entrambe le occasioni, io ho sentito un baritono o, al massimo, un basso-baritono (e non del tipo di Ezio Pinza, per intenderci). Si tratta comunque di un bravo interprete, capace di un fraseggio molto accurato.

Il pubblico era presente in buon numero e ha applaudito parecchio. La cerimonia di consegna dei premi è stata ulteriormente ridotta (bene), ma continua a essere troppo lunga con tutti quei cantanti che passano e ripassano parecchie volte sul palco con un diploma diverso. In più, è stato presentato un video con un’intervista davvero poco interessante alla vincitrice della passata edizione.

In copertina: Gemma Summerfield

 

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