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Verona, Teatro Filarmonico – Il barbiere di Siviglia

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Da alcune stagioni, negli allestimenti del repertorio comico, ha fatto ingresso il fumetto, un medium in cui si sono affermati numerosi creatori di alta qualità estetica e che, nel corso del Novecento, ha appreso molto dalla pittura d’avanguardia. Il cartoon è a sua volta confluito nella Pop Art, passando tra le mani di Jean-Michel Basquiat e di altri artisti della sua epoca, affiorando in Mario Schifano e in molti altri fino ai nostri giorni: pensiamo a Jeff Koons e Keith Haring. È un aspetto della creatività che non può essere sminuito ed è divenuto anzi un genere originale e sofisticato. Se ne sono accorti non a caso anche i registi lirici, che in qualche occasione utilizzano questo linguaggio allestendo spettacoli giocati sull’accostamento tra animazione e azione teatrale.

Una delle operazioni più riuscite è Il barbiere di Siviglia che Pier Francesco Maestrini ha ideato in collaborazione con il disegnatore Joshua Held per la Fondazione Arena di Verona. Lo spettacolo, allestito nel 2015 al Teatro Filarmonico e ora ripreso e trasmesso in streaming per l’apertura della Stagione lirica 2021 (qui il link per la visione), convince per inventiva e originalità: l’utilizzo dei disegni animati e l’interazione con i protagonisti in carne ossa risultano infatti molto più stringenti e coinvolgenti rispetto a qualsiasi altra contaminazione tra cartoon e opera lirica realizzata finora a teatro.
Sul fondo della scena, completamente vuota, viene proiettato un cartone animato che accompagna l’opera per tutta la sua durata. Il protagonista assoluto è Rossini che, prima dell’inizio dello spettacolo, vediamo disteso a letto intento a mangiare e a bere: è svogliato, alla ricerca di ispirazione. Poi, trova l’estro. Dopo aver composto in fretta e furia l’opera, la sagoma corpulenta del compositore interagisce subito con il palcoscenico, consegnando la partitura al direttore d’orchestra (Francesco Ivan Ciampa). È la prima di una serie di gag e trovate che percorrono a ritmo serrato la rappresentazione. Nel cartoon, Rossini veste i panni di tutti i personaggi: Figaro, Almaviva, Rosina, Don Bartolo, Don Basilio sono sue proiezioni. Tutti corpulenti come lui. Anche la luna, il sole e le nuvole hanno le sue sembianze. I cantanti non sono altro che estensioni tridimensionali delle figure animate: cloni rossiniani pure loro, a volte entrano in scena e ne escono attraverso un’apertura dello schermo.
La sincronia tra azione e proiezione si concretizza in una partitura visiva a sua volta puntualmente sintonizzata con il ritmo, la drammaturgia astratta e la comicità “assoluta” e surreale del capolavoro rossiniano. Il carosello delle invenzioni escogitate di Held e Maestrini è incessante. Ci sono citazioni cinematografiche, come l’apparizione della pingue Rosina distesa su un letto di rose rosse (American Beauty); o trovate spassose, come il travestimento di Almaviva/Don Alonso che, nel secondo atto, assume le sembianze di Luciano Pavarotti. Lasciano il segno pure alcune divagazioni graffianti, come la comparsa di Giovanni Allevi colpito da un lancio di pomodori.
Ricordo che al Filarmonico, sei anni fa, il pubblico si divertiva e rideva come raramente capita di sentire a teatro. Questa volta, davanti allo schermo del computer o del tablet ci si diverte molto meno. Lo streaming penalizza la produzione sotto ogni profilo: tutto quello che si vede è solo un pallido riflesso del ritmo, dei colori e delle invenzioni dello spettacolo dal vivo.

La direzione di Francesco Ivan Ciampa sembra sganciarsi dalle memorie settecentesche e tardo barocche, come dalla farsa veneziana e dai contesti comici di inizio XIX secolo, per proiettare il capolavoro rossiniano in piena tradizione ottocentesca, pur senza le esuberanze e le cadute di gusto di una lunga e retorica tradizione post romantica. Il taglio interpretativo, caratterizzato da scelte dinamiche ben stagliate, fa fluire l’energia e la brillantezza dell’invenzione rossiniana, privilegiando quindi la componente ritmico vitalistica più che la stilizzazione.

Verve e brillantezza contrassegnano il Figaro di Mario Cassi fin dalla cavatina di esordio “Largo il factotum”. La voce è generosa, ben timbrata e ben emessa, tolta qualche occasionale disomogeneità; la dizione nitida, la linea di canto gestita con musicalità; solo le agilità non sono fluide. Ottima la prova di Chiara Tirotta, la cui Rosina non si distingue per colori e affondi contraltili ma per un timbro chiaro, piacevole e morbido. Se la vocalista è precisa nelle colorature ed emerge nelle peripezie del canto fiorito, l’interprete riesce a tratteggiare un personaggio adeguatamente brioso e smaliziato.
Esperto conoscitore della parola buffa rossiniana si conferma Carlo Lepore, un Bartolo estraneo a enfatiche convenzionalità, dall’accento perfettamente calibrato e dalla dizione chiara, come sempre nitido nello stile sillabato dell’aria “A un dottor della mia sorte”. Il giovane Riccardo Fassi si conferma quindi uno dei migliori bassi-cantanti odierni: canta benissimo e definisce il carattere parodistico-grottesco di Don Basilio con misura esemplare.
Nella parte del Conte di Almaviva, Francisco Brito è inizialmente incerto, poco fluido nell’emissione e nelle agilità. Nel corso della recita la dimestichezza con la vocalità e lo stile di Rossini si fa certamente valere, ma siano di fronte a una prova nel complesso discontinua e sottotono. Oltretutto, viene omesso il rondò finale “Cessa di più resistere”.
Completano il cast Daniela Cappiello, una Berta corretta e ben tratteggiata, Nicolò Ceriani, Fiorello, e Omar Kamata, un ufficiale. Puntuali gli interventi del coro preparato da Vito Lombardi.

Teatro Filarmonico – Stagione lirica 2021
IL BARBIERE DI SIVIGLIA
Melodramma buffo in due atti di Cesare Sterbini
Musica di Gioachino Rossini

Il Conte d’Almaviva Francisco Brito
Bartolo Carlo Lepore
Rosina Chiara Tirotta
Figaro Mario Cassi
Basilio Riccardo Fassi
Berta Daniela Cappiello
Fiorello Nicolò Ceriani
Un ufficiale Omar Kamata

Orchestra, Coro e Tecnici della Fondazione Arena di Verona
Direttore Francesco Ivan Ciampa
Maestro del coro Vito Lombardi
Regia Pier Francesco Maestrini
Scenografia animata e costumi Pier Francesco Maestrini e Joshua Held
Luci Paolo Mazzon
Direttore allestimenti scenici Michele Olcese
Allestimento Fondazione Arena di Verona

Streaming da Verona, 31 gennaio 2021

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