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Verona, Teatro Filarmonico – Didone abbandonata e Dido and Aeneas

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Un arco teso tra secoli di letteratura e di musica, nel nome di Didone, una donna del mito che, come accade sovente, diviene immagine archetipica. Emoziona e convince l’inedito dittico messo in scena dal Teatro Filarmonico di Verona – online sulla webTV arena.it/tv e sul canale YouTube di Fondazione Arena a partire da domenica 28 marzo alle 15. Prima, la regina di Niccolò Jommelli (1714-1774), tra i massimi rappresentanti della scuola musicale napoletana, con la cantata Giusti Numi che il ciel reggete detta Didone abbandonata. Poi, Dido and Æneas di Henry Purcell, sublime capolavoro di un musicista unico nel panorama del Barocco europeo, assorto nell’olimpo della sua ineffabile poetica.

La scelta di accostare i due titoli si deve al direttore Giulio Prandi, che è anche fine studioso, innamorato della musica di Jommelli (come lui stesso dichiara nelle note di sala). “Un accostamento del tutto antistorico, ma di grande suggestione”, spiega. Ed è proprio così: la Didone di Jommelli sceglie di morire insieme alla sua Cartagine, divorata da un incendio catartico, rifiutando le profferte di un re per restare fedele ad Enea. Nella cantata spicca la grande abilità melodica di Jommelli e la sua capacità di rendere profondamente idiomatica la scrittura orchestrale. Molto evidente a riguardo la figurazione ricorrente nell’ultima aria, in cui l’orchestra evoca in modo quasi pittorico il crollo di Cartagine. Nelle arie – come nell’arioso inserito nel recitativo centrale – la voce è quella di Didone, in prima persona, mentre nel recitativo parla una voce narrante. La cantata assume così i toni di un prologo alla narrazione dell’opera di Purcell, ove la regina è una donna sola e tormentata, circondata da cortigiani, minacciata da figure oscure, amata dalla sola Belinda. Nessuna morte eroica, qui, nessun incendio: solo nella tomba, in una morte di solitudine, Didone troverà il compianto, forse autentico, di coloro che le erano vicini.

Tutto questo è restituito da Prandi e dall’orchestra areniana con un suono intenso, vibrante e ricco di armonici. La fluida luminosità dell’insieme, la scorrevolezza spontanea ed estremamente espressiva dell’arco narrativo, l’eccezionale musicalità che governa ogni pagina: tutto concorre a una narrazione ove la tensione, più che deflagrare dai contrasti dinamici, vibra internamente a una concertazione tersa. Nel complesso ottimo il cast, a cominciare da Josè Maria Lo Monaco, Didone austera e intimamente aristocratica nel cui incedere canoro balenano talvolta, come lampi su un cielo scuro, la passionalità e il tormento. La superba aria “When I am laid in earth” attinge a un’intensità e nobiltà raccolta, quasi sussurrata nel delibare un canto la cui invincibile malinconia ferisce l’uditorio (“sunt lacrimae rerum…”). Maria Grazia Schiavo emerge nel duplice ruolo della Didone di Jommelli e della Belinda di Purcell: il timbro di bel colore, la notevole musicalità e l’ottima preparazione tecnica le consentono di restituire con intensità i contrastanti affetti della regina in Jommelli e di essere compagna dolce ed espressiva in Purcell. Renato Dolcini è un ottimo Aeneas, di voce solida, ampia e bella, nonché di incisiva presenza scenica, così come Lucia Cirillo veste efficacemente i panni della strega. Molto bene hanno fatto tutti gli altri: Eleonora Bellocci (Second Woman), Federico Fiorio (nella doppia parte First Witch/Spirit), Marta Redaelli (Second Witch) e Raffaele Giordani (un Sailor); di alto livello anche la prestazione del coro areniano, istruito da Vito Lombardi.

L’allestimento proposto al Filarmonico, nell’edizione critica di Clifford Bartlett, proviene dal Comunale di Modena ed è firmato da Stefano Monti per regia, scene e costumi. La messa in scena, pensata dal regista prima della pandemia, è stata riadattata in ragione delle necessità di distanziamento e in funzione della messa in onda in streaming. L’esito – visto in teatro – è di grandissima suggestione e crediamo che ancor più lo sarà in video. Nella cantata di Jommelli l’attenzione è tutta per la figura dolente della regina, una Maria Grazia Schiavo insieme seducente e impotente nel suo elegante abito nero. Circondata dal rosso del sipario e del palco, il soprano è investito da un fascio di luce che si sporca verso la fine del riverbero del fumo, allusione al rogo nel quale si consumerà anche la sua passione. In Purcell, l’intero spazio del Filarmonico diviene palcoscenico per l’azione: la platea è il mare da dove arriva e dove fuggirà l’infido Aeneas, nei palchi sono allocati i coristi, che partecipano all’azione con gesti simbolici e teatrali. Un gruppo di mimi – guidati da Tony Contartese – si muove ora con grazia ora con nervosismo, conferendo ulteriore potenza a un disegno registico insieme sobrio e raffinato, che recupera le movenze del masque e le attualizza in una lettura stilizzata, di suprema eleganza. Merito anche dei bellissimi costumi, sempre di Monti, e delle luci calde e avvolgenti di Paolo Mazzon. Alla fine, dopo che la regina ha cantato il suo lamento, mentre il coro ne accompagna l’uscita da teatro verso la città, piovono su platea e palchi petali di rosa.

Teatro Filarmonico di Verona – Stagione lirica 2021
DIDONE ABBANDONATA
Cantata per soprano, archi e continuo
Musica di Niccolò Jommelli
Soprano Maria Grazia Schiavo

DIDO AND AENEAS
Opera in tre atti di Nahum Tate
Musica di Henry Purcell

Dido Josè Maria Lo Monaco
Æneas Renato Dolcini
Belinda Maria Grazia Schiavo
Second Woman Eleonora Bellocci
Sorceress Lucia Cirillo
First Witch / Spirit Federico Fiorio
Second Witch Marta Redaelli
Sailor Raffaele Giordani

Orchestra e Coro della Fondazione Arena di Verona
Direttore Giulio Prandi
Maestro del coro Vito Lombardi
Regia, scene e costumi Stefano Monti
Responsabile movimenti mimici Tony Contartese
Luci Paolo Mazzon
Allestimento della Fondazione Teatro Comunale di Modena

Verona, 25 marzo 2021

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