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Verona, Arena Opera Festival 2021 – Jonas Kaufmann Gala Event

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Tra gli eventi concertistici che hanno fatto corona alle rappresentazioni liriche del Festival areniano 2021, quello sicuramente più appetibile e atteso era il Jonas Kaufmann Gala Event. E infatti il tenore-divo tedesco, al suo debutto nell’anfiteatro veronese, ha ottenuto un autentico trionfo di pubblico. A onor del vero, la prima parte della serata dedicata a Wagner è stata accolta da applausi poco più che cordiali, ma che in Arena le opere del compositore di Lipsia non siano di casa e godano di scarsa attrattiva – se non per i turisti melomani tedeschi – non è una novità. Nondimeno l’impaginazione del concerto, divisa tra Wagner e melodramma italiano (Verdi e Giordano), ha consentito di cogliere in pieno le peculiarità vocali e interpretative che rendono Kaufmann forse un unicum nel panorama tenorile odierno.

Raramente i tenori di scuola tedesca risultano autorevoli nelle opere italiane. Il repertorio a cui sono abituati, in particolare Wagner, li induce a seguire un gioco di accenti, ritmi e varietà di tinte a volte estraneo alla nostra tradizione. Allo stesso modo, i tenori italiani, con l’eccezione di Giuseppe Borgatti, attivo a cavallo tra Otto e Novecento (a cui si possono aggiungere gli approcci occasionali di un Pertile o un Del Monaco) hanno sempre evitato le opere di Wagner, ritenute contrastanti con la vocalità del loro abituale repertorio.
Jonas Kaufmann, invece, si muove a proprio agio sia nel repertorio wagneriano che nell’opera italiana, con esiti che a volte – grazie anche a un notevole carisma scenico e interpretativo – possono risultare eccellenti su entrambi i fronti. Certo, è un cantante sui generis rispetto alla tradizione degli Heldentenor che si sono imposti tra fine Ottocento e primi decenni del Novecento, ma non è nemmeno assimilabile alla maggior parte dei tenori privi di nobiltà, dalla voce legnosa, sgraziata e dall’emissione stentorea, che ammorbano ormai da troppo tempo il repertorio wagneriano. Kaufmann ha dalla sua una voce ben timbrata e di colore scuro, soprattutto nel medium, che gli consente – unitamente a una buona gestione del registro acuto – di affrontare la tessitura prevalentemente centrale che Wagner riserva ai suoi personaggi (i cui acuti arrivano per lo più al la e al si bemolle).

Anche l’esecuzione veronese della grande scena dal primo atto di Die Walküre in cui Siegmund duetta con Sieglinde (in questo caso Martina Serafin) ha dimostrato che la vocalità di Kaufmann, se confrontata con quella dei tenori tedeschi specializzati in Wagner, risuona più morbida e rotonda e si distende agevolmente sia nelle pagine di canto spiegato o di carattere arioso, sia nei passaggi declamatori dove viene richiesta una accentazione più vigorosa e scandita. I punti di forza dell’interprete sono la varietà e il senso analitico del fraseggio, la capacità di illuminare ogni singola parola del testo, specie nei momenti più lirici e intimistici. È vero che il contesto e l’acustica areniani non sono l’ideale per far risaltare queste qualità e, solitamente, i risultati conseguiti da Kaufmann in teatro sono senz’altro più perentori, ma è altrettanto vero che l’artista è riuscito anche in questa occasione a imporsi per il carisma e la capacità di immedesimazione nelle pagine affrontate. Se proprio dovessi trovare una pecca alla sua esibizione veronese, indicherei la carenza di squillo negli acuti a voce piena, che se nella scrittura centralizzante di Wagner ha pesato relativamente, nei brani da opere italiane affrontati nella seconda parte del Gala è risultata molto più evidente. Kaufmann, intendiamoci, sale con facilità e sicurezza in alto, ma i suoni, pur essendo voluminosi, difettano allo stato attuale di metallo e squillo. Quanto ai famosi falsetti stimbrati che il tenore impiega a volte in sostituzione delle mezzevoci, e sono quasi un suo marchio di fabbrica, qui se ne sono sentiti pochi.

Le cose migliori, a ogni modo, si sono ascoltate nella parte del concerto dedicata a Verdi e Giordano. Il momento più alto della serata è stato la grande scena di Alvaro da La forza del destino: “La vita è inferno all’infelice…O tu che in seno agli angeli”. In una pagina verdiana tra le più insidiose per un tenore, Kaufmann si è imposto per l’ottima tenuta della linea vocale, rispettando i segni d’espressione, le indicazioni ora di smorzare e addolcire, ora di rinforzare i suoni, cesellando il fraseggio con perizia senza mai incorrere in manierismi, dimostrando insomma di non essere il classico tenore tedesco che si avvicina a Verdi esibendosi in esercizi di forza. L’espressione intensa e comunicativa, capace di dare il giusto risalto al colore e all’accento della parola cantata, è emersa pure nelle pagine di Giordano tratte da Andrea Chénier: “Un dì all’azzurro spazio” e il duetto “Vicino a te s’acqueta” che ha concluso il programma.

Il contributo di Martina Serafin nei duetti, come nelle arie da lei cantate (la grande scena della Lady dal primo atto di Macbeth e “La mamma morta” dallo Chénier), è stato adeguato e professionale. Il soprano viennese conserva ancora l’ampiezza vocale e, in parte, la sfarzosità timbrica che sono sempre state le sue carte vincenti. Gli estremi acuti però ora suonano striduli e forzati, mentre in basso l’emissione non trova sempre il giusto appoggio. La dimestichezza sia con il repertorio tedesco che italiano è risultata comunque evidente e Serafin si è fatta valere come interprete grazie all’accento eloquente, alla dizione nitida e al fraseggio vario.

Alla guida dell’Orchestra della Fondazione Arena – ovviamente più efficiente nel repertorio italiano che in Wagner – c’era Jochen Rieder. Funzionale e puntuale negli accompagnamenti, la sua direzione si è attestata su un livello di ordinaria amministrazione, restituendo solo in parte la ricchezza della scrittura orchestrale wagneriana ed eseguendo in modo piuttosto burocratico la Sinfonia della Forza del destino e l’Intermezzo da Manon Lescaut, quest’ultimo particolarmente carente di passione e carica sensuale.

La serata si è conclusa tra il tripudio del pubblico, ricambiato con ben sette bis: Jonas Kaufmann ha eseguito, attenendosi ai suoi consueti standard esecutivi, l’immancabile “Nessun dorma”, “E lucevan le stelle”, “Mattinata” di Ruggero Leoncavallo, “Non ti scordar di me” e “Ombra di nube” di Licinio Refice. Martina Serafin ha quindi proposto con adeguata leggerezza “Meine Lippen, sie küssen so heiss” dall’operetta Giuditta di Franz Lehár. Sempre di Lehar, i due artisti hanno eseguito il duetto “Tace in labbro” da La vedova allegra.  

Arena Opera Festival 2021
JONAS KAUFMANN GALA EVENT
Musiche di Richard Wagner, Giuseppe Verdi, Umberto Giordano

Tenore Jonas Kaufmann
Soprano Martina Serafin
Baritono Nicolò Ceriani

Orchestra della Fondazione Arena di Verona
Video design e scenografie digitali D-WOK
Verona, 17 agosto 2021

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