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Torna su Rai5 la Butterfly areniana di Oren e Zeffirelli. Protagonista Fiorenza Cedolins

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La Madama Butterfly di Giacomo Puccini dall’Arena di Verona, firmata da Franco Zeffirelli che curò anche le scene: una grande opera – messa in scena nel 2004 per l’82ª edizione dell’Arena Opera Festival – che Rai Cultura propone venerdì 2 aprile alle 10.00 su Rai5. Sul podio, Daniel Oren. Protagonisti sul palco, insieme a Fiorenza Cedolins, che veste i panni di Cio-Cio-San, sono Marcello Giordani che interpreta Pinkerton e Juan Pons nei panni di Sharpless. Costumi di Emi Wada. La regia televisiva è di George Blume. Qui la recensione di Roberto Mori

Uno spettacolo all’insegna dell’iper-tradizione, fedele al libretto, ma che amplia il quadro visivo negli spazi areniani traducendo in termini spettacolari quella che di fatto è una tragedia intima e psicologica. È la Madama Butterfly con regia e scene realizzate da Franco Zeffirelli per l’apertura del Festival dell’Arena di Verona del 2004, in onda venerdì 2 aprile, alle 10.00, su Rai5.
Fin dal fugato che apre l’azione musicale, la scena d’ambiente è quella che ci si aspetta da Zeffirelli: un profluvio di chimoni policromi e figurine made in Japan, un andirivieni di marinai, geishe e varia umanità. Una cornice improntata a un esotismo oleografico e divulgativo, in parte bilanciato dalla filologica eleganza dei bei costumi firmati da Emi Wada (premio Oscar nel 1985 per Ran di Kurosawa). Ne esce il ritratto di una Nagasaki operosa e pullulante, mentre la collina che occupa il centro della scena – un gruppo di rocce collocate a semicerchio – diventa un colorito quartiere del piacere a ridosso del porto. Poi, con un colpo di teatro tipico degli allestimenti di Zeffirelli, l’altura si apre e, in una specie di dissolvenza cinematografica, appare la casa di Cio-Cio-San: una nicchia, quasi una grotta, destinata ad accogliere la tragedia amorosa della giovane sedotta e abbandonata da un ufficiale poco gentiluomo. La collina ritorna poi a racchiudere la casa alla fine del duetto d’amore, mentre sullo sfondo le gradinate areniane brillano di una luce che rievoca i riflessi del mare nelle notti stellate e di luna piena. Non manca nessuno degli appuntamenti canonici e dei luoghi comuni legati all’opera. Sotto il profilo registico, però, non ci sono eccessi didascalici. Al di là di certe esteriorità, Zeffirelli non riversa fiumi di sentimentalismo a buon mercato, sa comprimere per quanto possibile il racconto e contenere per esempio le ridondanze gestuali nel duetto del finale primo. L’azione drammatica, nel secondo e terzo atto, è asciutta, non registra cadute melense. Romanticismo, esotismo e tragedia psicologica si fondono con equilibrio.

Daniel Oren coordina con mano felice la parte musicale, creando un’abile connessione fra orchestra e palcoscenico. Anche in uno spazio esteso come quello areniano, riesce a valorizzare colori e finezze dell’orchestra puccianiana. Consapevole dell’elasticità della scrittura di Butterfly, ottiene tensioni drammatiche estreme, ma sa anche scavare il fraseggio con gusto miniaturistico, ricavando sonorità screziate e sinuose. Oren alterna indugi e sospensioni a tempi nervosi ma non convulsi: legge insomma l’opera come una tragedia intimista percorsa dalla nevrosi dell’incertezza e del dubbio.

Il palcoscenico è dominato da Fiorenza Cedolins, la cui vocalità sontuosa non è forse l’ideale per riflettere la trepida dolcezza di una quindicenne. L’interprete cesella tuttavia con tale cura fraseggi, accenti e inflessioni che anche nel primo atto il personaggio non manca di esprimere grazia, malizia e slanci adolescenziali. Chiara e duttile nel canto di conversazione, Cedolins costruisce il ruolo secondo una linea stilizzata e allo stesso tempo schiettamente drammatica. Punta anzi al cuore del dramma e, pur con una progressione continua e coerente, preconizza fin dall’inizio – non senza risvolti visionari – i motivi che portano Cio-Cio-San alla presa di coscienza e al sacrificio finale.
Marcello Giordani presta al più ingrato e antipatico dei ruoli maschili di Puccini una vocalità tenorile di pregevole timbro, comunicativa, tipicamente all’italiana, solo qua e là macchiata da qualche emissione poco limpida. Ottima sotto ogni profilo la prova di Juan Pons nei panni del Console. Buona la Suzuki di Francesca Franci e pregevole il Goro di Carlo Bosi. Da ricordare anche Carlo Striuli nei panni dello Zio Bonzo.

Photo credit: Brenzoni

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