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Torino, Teatro Regio – L’elisir d’amore

Dopo l’exploit della presenza a Torino di Riccardo Muti per Così fan tutte e il concerto verdiano, il Teatro Regio ha proseguito l’attività operistica in streaming sul proprio sito web registrando e poi trasmettendo L’elisir d’amore di Donizetti (al costo simbolico di 5 €) in un allestimento più volte visto sulle scene torinesi. A firmarlo è Fabio Sparvoli, ispiratosi alla commedia italiana degli anni Cinquanta, tanto che lo spettacolo, con scene di Saverio Santoliquido e costumi di Alessandra Torella, pare uscito dalle atmosfere del film Pane, amore e fantasia tradotte in technicolor con luci morbide, come fossero disegnate coi pastelli, e costumi dai colori vivaci.

L’impianto scenico cala la vicenda nella dimensione agreste che le compete e, ad apertura di sipario, appare una casetta in mattoni rossi, dotata di scala e terrazzino affacciato su dorati campi di grano. Nel secondo atto la scena resta uguale, sembra solo ribaltarsi specularmente ed è agile anche nel mostrare la festa nuziale sotto filari di lampadine colorate con la barcarola a due voci inscenata come fosse un teatro di burattini viventi. Dulcamara fa il suo ingresso in scena su una Autobianchi Bianchina 500 Trasformabile del 1959, con capote apribile, offerta dal Museo Nazionale dell’Automobile di Torino. Per il resto si vede tutto ciò che è solitamente prevedibile in un Elisir, con personaggi un po’ troppo stereotipati, forse per accentuare la differenza con Nemorino, la cui delicatezza d’animo, mossa da autentici sentimenti, colora il personaggio e la musica di quella malinconica tenerezza che prevale sulla scontatezza dei caratteri comici, qui talvolta banalizzati da una regia che lascia per di più recitare il coro con un po’ troppa disinvoltura, facendolo danzare in continuazione a suon di musica. Non ricordo con precisione se nelle precedenti edizioni tutto questo già avvenisse. In più si aggiunga che lo spettacolo in streaming, con il coro costretto a cantare indossando mascherine, rende francamente assai spiacevole la visione di quelle “museruole” spesso in primo piano, ma evidentemente non si poteva fare altrimenti.

Se lo spettacolo non riserva particolari sorprese, la parte musicale e vocale schiera in buca d’orchestra e sul palcoscenico elementi di indubbio interesse. La direzione di Stefano Montanari, alla testa di una Orchestra del Regio che suona benissimo, è quanto di meno scontato ci si possa aspettare da un Elisir. Di formazione barocca, oltre che bacchetta di riferimento in ambito mozartiano, dirige e accompagna lui stesso i recitativi al fortepiano, che fa interagire talvolta con l’orchestra. Per di più ricama lo strumentale con ricercatezza, non è mai banale e colora le frasi con giusta sintesi fra brio e patetismo, senza eccedere nell’uno o nell’altro, trovando equilibrio sonoro nonostante qualche variabile di troppo nel dosaggio dei tempi. Nei momenti patetici è spesso ispirato. Ad esempio, stacca un largo fascinosissimo su “Chiedi all’aura lusinghiera” e accompagna poeticamente “Adina, credimi”. L’impressione, ma è chiaro che dall’ascolto in streaming non sia facile cogliere il vero, nonostante la qualità ottima della ripresa sonora, è che il rapporto col palcoscenico non sia sempre perfettamente oliato. Altre dubbi, visti i tempi di registrazione, possono essere forse imputabili alle poche prove. Resta comunque l’impressione di una lettura meditata.

Il cast vocale è dominato dal giovane tenore russo Bogdan Volkov, che per la prima volta canta sulle scene del Regio e ci si augura di risentire presto dal vivo. Classificatosi al secondo posto al Concorso Operalia di Placido Domingo nel 2016, Volkov sfoggia una gradevole voce di tenore leggero, con screziature liriche, fino ad oggi emersa nel repertorio russo (è stato Lenskij in Eugenio Onegin) e in Mozart. La voce è di bel colore, la linea facile e morbida, la dizione ottima; lo stile nell’utilizzo della mezzavoce lo sostiene sempre, permettendogli di emergere nel canto di grazia (dolcissimo l’attacco di “Adina, credimi”) e di intonare con lirismo delicato e sfumato la celebre “Furtiva lagrima”. Insomma una prova davvero interessante. L’ascolto dal vivo permetterà di scoprire se la voce ha anche quella espansione che in streaming sembra rivelare nei centri. Ciò che si ammira in video è anche la franchezza del personaggio, garbato e virato di quella tenerezza che ne fa un biondo Nemorino aitante, scenicamente credibile, mai troppo tonto, né ingenuo, direi elegantemente puro e gentile.

Mariangela Sicilia è Adina scenicamente pertinente alle esigenze della parte, ma l’emissione nel canto patetico non è sempre omogenea in “Prendi, per me sei libero” e la coloratura della successiva cabaletta non così sfolgorante, anzi piuttosto prudente. Il Dulcamara di Marco Filippo Romano, in completo doppio petto azzurro a righe nere, panciotto di seta, parrucca di capelli ricci e baffo da imbonitore, plasmato, come sua consuetudine, sulla parola e sulla accuratissima declinazione di un canto preciso e netto, appare però votato a una verità espressiva stilisticamente più a suo agio nelle alchimie del canto sillabico comico rossiniano che donizettiano. È poi evidente che Giorgio Caoduro sia un Belcore di bell’aspetto, mai troppo burattinescamente impettito come vorrebbe uno spettacolo che intende farne un maresciallo dei carabinieri alla Vittorio De Sica. La sua bravura scenica e la personalità gli fanno interpretare un personaggio che esce da tali cliché, puntando appunto sull’appropriata figura e su una voce che sarebbe ideale per la parte, ma in questa occasione apparsa al di sotto dei suoi consueti standard qualitativi. E dire che proprio in questi giorni Caoduro ha pubblicato un cd di arie rossiniane assai interessante. A Torino, invece, non è sembrato al massimo della forma.

Ora si attende, anche per il Regio, la riapertura dell’attività dal vivo, con spettacoli che, in sedi all’aperto, potrebbero risolvere gli inevitabili contenimenti di pubblico previsti dalle norme di sicurezza. Speriamo si riparta presto. Il teatro, oltre ai soldi che mancano sempre, ha bisogno del suo più importante ossigeno: il pubblico. La visione di questo Elisir d’amore dimostra come spettacoli di repertorio, anche quando non perfetti, in presenza avrebbero ben altro impatto. Quando gli ingredienti sono buoni, come in questo caso, vanno solo rimodulati con l’emozione propria a uno spettacolo vissuto dal vivo. Vedremo se la lady di ferro Rosanna Purchia, commissario straordinario del Teatro Regio, riuscirà a convincere chi di dovere che del Regio la città non può fare a meno. [Rating:3/5]

Torino, Teatro Regio – Stagione 2020/21
L’ELISIR D’AMORE
Melodramma giocoso in due atti su libretto di Felice Romani
da Le Philtre di Eugène Scribe
Musica di Gaetano Donizetti

Adina Mariangela Sicilia
Nemorino Bogdan Volkov
Il dottor Dulcamara Marco Filippo Romano
Belcore Giorgio Caoduro
Giannetta Ashley Milanese
L’assistente del dottor Dulcamara (mimo) Mario Brancaccio

Orchestra e Coro Teatro Regio Torino
Direttore e Maestro al fortepiano Stefano Montanari
Maestro del coro Andrea Secchi

Regia Fabio Sparvoli
Scene Saverio Santoliquido
Costumi Alessandra Torella
Luci Andrea Anfossi
Assistente alla regia Anna Maria Bruzzese
Direttore dell’allestimento Claudia Boasso
Maestro del Coro Andrea Secchi
Allestimento Teatro Regio Torino

Streaming dal Teatro Regio Torino, 22 aprile 2021