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Torino, Teatro Regio – Concerto straordinario di Riccardo Muti

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Un Concerto straordinario, di nome e di fatto, quello registrato da Riccardo Muti a Torino e che ieri sera è stato trasmesso in streaming sul sito web del Teatro Regio al costo simbolico di 3€ e disponibile on-demand fino al 30 settembre 2021 (qui il link). Una serata resa possibile grazie al contributo di Reale Mutua.
Grande l’impegno di Orchestra e Coro del Teatro Regio per un programma interamente verdiano, che comprendeva la Sinfonia da Giovanna d’Arco e due dei Quattro pezzi sacri: Stabat Mater e Te Deum. Con infinita sapienza, il Maestro Muti ha avuto il merito di non far cogliere differenza qualitativa alcuna fra il Verdi degli “anni di galera” della sinfonia iniziale e i componimenti sacri della piena maturità, quelli che, come i Pezzi sacri appunto, il “Cigno di Busseto” non concepì come ciclo organico e dei quali il compositore stesso non era convinto, arrivando inizialmente a metterne addirittura in forse la pubblicazione; dopo l’esecuzione parigina del 7 aprile 1898, ebbero la loro prima italiana proprio a Torino, il mese successivo, con la direzione di Arturo Toscanini.

Il programma della serata concertistica è breve: soli quaranta minuti di musica, ma qualitativamente il livello è davvero altissimo. Iniziamo dalla Sinfonia da Giovanna d’Arco, nella quale la bacchetta di Muti ottiene dai musicisti dell’Orchestra del Regio un amalgama sonoro di cifra verdiana pura, capace di leggere nel primo Verdi un affresco che suggerisce, anzi dipinge in musica il passaggio di Giovanna da umile pastorella a pulzella guerriera che salva la Francia sostenuta da un coraggio e da un eroismo nei quali si legge una superiore condizione di chiamata all’azione per vocazione dettata dalla Fede: quella ispirata dalla componente divina che regola l’agire del personaggio. Nell’articolazione della sinfonia in tre sezioni sembra quasi di trovarsi dinanzi a un’aria d’opera tripartita di derivazione romantica, nella quale la musica tocca il clima di guerra e poi quello ingenuamente pastorale che ricorda le umili origini della protagonista. Nell’Orchestra del Regio, che suona in maniera assolutamente impeccabile, Muti coglie prima l’impeto bellico attraversato da una febbrile e insieme solenne marzialità che poi si piega, nell’andante pastorale, alla morbidezza con la quale i fiati (flauto, oboe e clarinetto) cercano di creare un’oasi di calma e quiete che precede il crescendo emotivo finale. In questa sinfonia Muti legge, da inimitabile bacchetta verdiana quale è, tinte espressive, colori e scansioni ritmiche in grado di offrire quasi uno spaccato caratteriale dell’eroina dell’opera, come fosse un piccolo “poema sinfonico” sul coraggio, animato dal fuoco sacro della fede, e sulla delicatezza d’animo propria a questa vergine guerriera che il giovane Verdi descrive con quell’immediata semplicità di tratto melodrammatico resa da Muti mai banale, o scontatamente esteriore nell’involo risorgimentale che caratterizza la coda della sinfonia, perché attraversato da un brivido interiore teatralissimo, con squarci strumentali, appunto, curatissimi in funzione altamente descrittiva.

Quando si passa alle citate composizioni della maturità, Muti compie un vero miracolo interpretativo nel cogliere il senso della religiosità verdiana, che sappiamo tormentato, pronto a vestire le forme tradizionali della musica sacra di una patina profondamente umana, riflesso di una spiritualità sentita più come privata che universale. Riesce a colorare la monumentalità di alcune pagine, come Stabat Mater, di un tratto musicale così interiore e dolente, da donare alla sofferenza di Maria ai piedi della Croce una tinta così intima e sincera da avvicinare il realismo di questa pagina al patire di un comune essere umano. La sospensione emotiva si fa colloquiale, autenticamente drammatica, carica di un pathos che, in orchestra e coro, passa nelle pieghe di un respiro strumentale e vocale abile nel far percepire il dolore con plastica cupezza espressiva a tratti gestuale, sempre nel controllo degli equilibri ma con un trasporto che restituisce alla sequenza un sentire appunto più terreno che divino, colto dalla bacchetta di Muti con emotività quasi teatrale, pur nel sorvegliato rigore preteso da una musica liturgica carica di toccante umanità nella dialettica pietistica dei versi attribuiti a Jacopone da Todi.
Quando poi nel Te Deum si proclama la grandezza di Dio con quella austerità che Verdi priva di ogni esaltazione gioiosa e trionfalistica, Muti percepisce le ombre del dubbio, il contegno del laico che glorifica Dio con una severità che contempla l’umano tentennamento con tersa pulizia sonora e, nel lodare le virtù divine con solenne pensosità, svela un riflesso malinconico che si dispiega nel finale, quando “In te, Domine, speravi” interviene la voce del soprano solista e, nelle parole di speranza rivolte al Signore, legge con assorto lirismo le ombre incerte dell’umano sentire. Eleonora Buratto, splendido soprano lirico, con il suo colore di voce morbido e setoso, dona raccolta e insieme intensa mestizia al momento, si fa accompagnare da Muti con un respiro puro e avvolgente, regalando a questi pochi istanti di canto solistico una tinta introspettiva di sublime bellezza, resa possibile anche da un’Orchestra in stato di grazia, così come splendido appare il Coro che canta dalla platea, in tutti i suoi impegnativi interventi (anche in quelli a cappella in stile gregoriano ad inizio del Te Deum), come sempre ben istruito da Andrea Secchi.

Come avvenuto per l’opera di Mozart, la trasmissione del concerto è stata resa possibile per gentile concessione della RMMUSIC (riccardomutimusic.com), società che detiene i diritti di registrazione e immagine di Riccardo Muti. Una serata che ha confermato, dopo Così fan tutte di Mozart, la felice intesa artistica subito stabilitasi e, più volte sottolineata, fra il grande Maestro e i complessi artistici del Regio. Tanto che Muti, come si era già ricordato, ha promesso di tornare nel teatro torinese e, in chiusura di concerto, prima che Orchestra e Coro si alzassero per applaudirlo, ha pronunciato forte e chiaro: “Grazie a tutti, bravissimi, a presto!”.

Torino, Teatro Regio – Stagione 2020/21
CONCERTO STRAORDINARIO

Giuseppe Verdi
Sinfonia da Giovanna d’Arco
da Quattro pezzo sacri:
Stabat Mater
Te Deum

Direttore Riccardo Muti
Soprano Eleonora Buratto
Maestro del coro Andrea Secchi
Orchestra e Coro Teatro Regio Torino

Streaming da Teatro Regio Torino, 18 marzo 2021

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