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Su Rai5, il Don Giovanni scaligero con la regia di Strehler e la direzione di Muti

L’omaggio di Rai Cultura a Giorgio Strehler, a 100 anni dalla nascita, prosegue con il Don Giovanni di Mozart in onda domenica 29 agosto alle 10.00 su Rai5. L’allestimento proposto è quello del Teatro alla Scala, passato alla storia per l’eccellenza dei contributi artistici di Riccardo Muti e Giorgio Strehler. Nel cast, Thomas Allen, Claudio Desderi, Edita Gruberova, Ann Murray, Susanne Mentzer, Francisco Araiza e Natale De Carolis. Regia tv di Carlo Battiston.

Dramma giocoso, recita il sottotitolo. Ed è il primo indizio dell’ambivalenza stilistica di Don Giovanni. Il capolavoro mozartiano nasce in effetti da un confluire spregiudicato di schemi espressivi diversi. Una ambiguità congenita che lo rende sfuggente, aperto a letture diametralmente opposte: ora interessate al lato tragico, ora a quello buffo. Una coesistenza miracolosa di comico e tragico che rappresenta la grandezza dell’opera, ma ne fa al tempo stesso una partitura bifronte, fra le più problematiche in assoluto del grande repertorio. Lasciatevi sfuggire la dimensione sovrumana del dramma e sminuirete tutto; perdete di vista la comicità della natura formale e i conti non torneranno lo stesso.

L’opera viene inquadrata in questo spettacolo storico, andato in scena alla Scala nel 1987, in una cornice lugubre e funerea, sotto il segno dell’ombra incombente, cui contribuiscono l’impianto scenico sontuosamente cupo di Ezio Frigerio e i costumi di Franca Squarciapino. La regia di Giorgio Strehler sparge il buio in scena a piene mani. Gioca con i chiaroscuri e le silhouettes dei personaggi, lasciati quasi sempre in penombra o, al massimo, rischiarati da raggi di luce tagliente. Spettacolo austero, elegante, a suo modo perfetto. Ma che sacrifica il sorriso e imbriglia la giocosità, calando Don Giovanni in un clima insistito di tenebre romantiche e presagi sinistri. Una gravità che mal si concilia con l’inquietudine scatenata e l’ansia di libertà che contrassegnano l’opera.

La convergenza di Riccardo Muti con questa visione è solo apparente. Ascoltiamo, è vero, sonorità spesso turgide, con momenti di tesa e violenta drammaticità. Eppure la lettura direttoriale non sfocia in un grande monoblocco stilistico. Denota un approccio composito e di vasto respiro. Muti ha ben presente il retroterra operistico settecentesco di Don Giovanni. La sua drammaticità, per quanto perentoria, si muove, con fulminei trapassi espressivi, all’interno delle convenzioni buffe. I piani sono così diversificati: gli aneliti romantici e i risvolti demoniaci convivono con il senso del cantabile italiano, la vitalità ritmica, le seduzioni danzanti e villerecce. Un Mozart a tutto tondo.