Chiudi

Stresa Festival 2021 – Stravinsky’s Love con Beatrice Rana

Condivisioni

Lo Stresa Festival celebra in grande stile il 50° anniversario di morte di Igor Stravinskij con una piacevole serata di musica e danza. La rinomata kermesse del Lago Maggiore, giunta quest’anno alla sua 60ª edizione, tra i tanti appuntamenti stravinskijani ha proposto, nella cornice del Palazzo dei Congressi, uno spettacolo di balletti con musica dal vivo già messo in scena, nelle scorse settimane, in altre località del Belpaese quali Genova, Roma e Ravenna, ma per l’occasione rimodulato appositamente per il Festival: Stravinsky’s Love, a cura dell’impresario di danza Daniele Cipriani e con la consulenza musicale di Gastón Fournier-Facio, musicologo e, negli anni passati, coordinatore artistico e direttore artistico presso prestigiose realtà teatrali italiane (tra cui la Scala, il Regio di Torino e il Maggio Musicale Fiorentino).

La produzione, con il patrocinio della Fondation Igor Stravinsky di Ginevra (di cui è presidente la bisnipote del compositore, Marie Stravinsky), è incentrata sull’intramontabile passione stravinskijana per la coreutica. Nel corso della sua lunga e poliedrica carriera, infatti, il compositore russo naturalizzato francese, collaborando soprattutto con i Ballets Russes di Sergej Djagilev, musicò numerosi balletti, spesso ferocemente contestati al loro debutto ma, oggi, entrati di diritto nel grande repertorio ed eseguiti e apprezzati in tutto il mondo.
Per quanto riguarda l’aspetto musicale, la serata stresiana vede protagonisti tre giovanissimi, virtuosi e noti artisti italiani: la ventottenne pianista Beatrice Rana, il violinista Andrea Obiso (classe 1994) e il trentacinquenne pianista Massimo Spada. Per quanto concerne invece la danza, si esibiscono ballerini provenienti da compagnie rinomate quali il Ballet Nacional de España, il Ballet du Grand Théâtre de Genève e la Staatsoper di Vienna.

Apre l’evento la Suite italienne n. 2 del 1933, trascrizione per violino e pianoforte, realizzata da Stravinskij e dal violinista Samuel Dushkin, di alcuni numeri tratti dal balletto con canto Pulcinella del 1920. Il brano viene proposto con coreografia del torinese Simone Repele e dell’americano Sasha Riva, formatisi all’Accademia dell’Hamburg Ballett e già ballerini del Ballet du Grand Théâtre de Genève, ambedue sul palcoscenico per dare vita a una visione ironica, enigmatica, graffiante e viscerale della vicenda di Puccio d’Aniello alias Pulcinella. Con pathos e talento, il duo freelance Riva-Repele impersona una danza dal tocco fiabesco e metaforico, introspettivo e ricco di contrasti, sbalzando con incisività e simbolismo i caratteri della figura di Pulcinella, dal presunto ermafroditismo all’aspetto maggiormente buffonesco. Questa lettura profonda e sferzante si sposa appieno con l’esecuzione musicale fresca e fluida di Obiso e di Spada, contraddistinta da un ampio ventaglio di sfumature e colori, da un andamento scattante, da una musicalità tersa e limpida e da un notevole guizzo interpretativo.

Proseguendo, si ascolta il Divertissement dal balletto Le baiser de la fée, nella trascrizione originale del 1934 per violino e pianoforte. Beatrice Rana e Andrea Obiso emergono per una resa leggiadra e delicata, ammiccante e spensierata, nella quale si apprezzano sonorità pastello e morbide come seta, dinamiche variegate con gusto e brio, nonché un’intesa schietta e solare tra i due musicisti e una politezza e luminosità di suono.
Segue una prima assoluta, creata appositamente per lo Stresa Festival su coreografia di Sergio Bernal, definito il “Roberto Bolle spagnolo” e già étoile del Ballet Nacional de España: Tre Movimenti da Petruška per pianoforte solo, estratti da Stravinskij tra 1921 e 1922 dall’omonimo balletto del 1911 per il celebre pianista Arthur Rubinstein. Sul palco, accanto a Bernal, brilla Miriam Mendoza, solista del Ballet Nacional de España; i due danzano con trasporto e passionalità, eseguendo con precisione i fouetté e le altre figure. Potentemente icastico e struggente il secondo movimento (Nella cella di Petruška), dove Bernal esprime con forza e malinconia l’estrema solitudine del protagonista; maggiormente vitale e infuocato il successivo (La Settimana grassa), in cui i due artisti sfoderano le loro origini iberiche con passi di flamenco e danza spagnola. Bernal e Mendoza sono assecondati dal virtuosismo funambolico e caleidoscopico e dalla tecnica ferrea di Beatrice Rana: con invidiabile sicurezza, approcciandosi allo strumento con nitidezza, slancio e fantasia, la pianista salentina esalta con spigliatezza l’armonia politonale, i ritmi frastagliati e gli accenti della partitura, senza sbagliare un colpo.

Chiude la serata il linguaggio tellurico e barbarico de Le Sacre du printemps, nella versione dell’autore per pianoforte a quattro mani del 1913, secondo la tradizione suonata in privato da Stravinskij assieme a Claude Debussy pochi giorni prima del burrascoso debutto parigino del balletto con orchestra. A Stresa viene proposta la coreografia del tedesco Uwe Scholz ripresa da Giovanni Di Palma, danzata con vigore, possanza, partecipazione e fisicità dal trentunenne Davide Dato, Primo Ballerino della Wiener Staatsoper, impegnato in un faticoso e intenso assolo di oltre mezz’ora, superato egregiamente con espressività e straziante immedesimazione. Ne scaturisce, così, una visione di cocente disperazione e di pregnante solitudine, interpretata con coinvolgimento ed energia dal giovane artista piemontese. Le movenze tersicoree si amalgamano con le sonorità feroci e fauves, intrise di primitivismo, ottenute da Rana e Spada: con eleganza, vivezza, cura dei dettagli e fascinose libertà agogiche, i due talentuosi pianisti cesellano la partitura creando un’atmosfera insinuante e arcana, in un climax ascendente di tensione che sfocia nelle sferzanti battute finali.

L’aspetto visivo del gala di danza è arricchito dai sobri ed efficaci costumi di Anna Biagiotti. Essenziali e immacolati quelli di Pulcinella, ricostruiti dai bozzetti originali di Pablo Picasso e giocati sulle tonalità del bianco, del rosso e del nero; dalle linee pure quelli per i Tre Movimenti da Petruška, maggiormente classici e variopinti nella Danza russa, di foggia moderna e spagnoleggiante nei movimenti successivi; di taglio contemporaneo e semplice quello per Le Sacre du printemps.
Un omaggio stravinskijano molto apprezzato dal folto pubblico presente in sala, come dimostrato dai festanti applausi nel corso della serata e dall’entusiastica accoglienza a fine recita, con numerose chiamate al proscenio dell’intero cast. Stravinskij che, assieme a Beethoven (e a un bis schubertiano), ha suggellato le Settimane Musicali con un attesissimo concerto, esaurito in tutti i suoi posti, che ha visto il felice debutto stresiano dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, in forma smagliante e ben compatta; sul podio, la sensibilità interpretativa e il carisma di Daniele Gatti.

Palazzo dei Congressi – Stresa Festival 2021
STRAVINSKY’S LOVE
a cura di Daniele Cipriani
consulenza musicale Gastón Fournier-Facio
Musiche di Igor Stravinskij

Pianoforte Beatrice Rana
Violino Andrea Obiso
Pianoforte Massimo Spada
Danzatori Sergio Bernal, Davide Dato, Miriam Mendoza,
Simone Repele, Sasha Riva
Coreografie di Simone Repele e Sasha Riva, Sergio Bernal, Uwe Scholz
Costumi Anna Biagiotti
Con il patrocinio della Fondation Igor Stravinsky

Stresa, 3 settembre 2021

 

image_print
Connessi all'Opera - Tutti i diritti riservati / Sullo sfondo: National Centre for the Performing Arts, Pechino