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Séguedilles – Marianne Crebassa, mezzosoprano (Erato CD)

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Uno sfaccettato e gustoso florilegio di arie d’opera e di canzoni popolari, un omaggio alle proprie origini franco-spagnole: così possiamo definire, in poche parole, Séguedilles, il nuovo album di Marianne Crebassa, uscito nelle scorse settimane per l’etichetta Erato. Il trentaquattrenne mezzosoprano nativo di Béziers, nell’Occitania, ha infatti nelle proprie vene anche sangue spagnolo, provenendo i nonni dalla provincia di Valencia. La giovane artista, raffinata interprete del repertorio barocco, mozartiano e rossiniano, protagonista negli ultimi anni di una brillante carriera internazionale, non necessiterebbe di presentazioni. Ben noti sono i suoi successi su palcoscenici prestigiosi quali il Salzburger Festspiele (Lucio Silla nel 2013, nel 2017 La clemenza di Tito diretta da Teodor Currentzis, nel 2020 e nel 2021 Così fan tutte), l’Opéra-Comique (Orphée et Eurydice) e il Teatro alla Scala (Lucio Silla nel 2015, nel 2016 L’enfant et les sortilèges e Le nozze di Figaro, Tamerlano nel 2017, la storica Cenerentola di Ponnelle nel 2019 e, il 7 dicembre 2020, il concerto di gala a porte chiuse A riveder le stelle); a gennaio 2022 è atteso, sempre a Milano, il suo debutto come Romeo in I Capuleti e i Montecchi, diretta da Evelino Pidò.

Venendo alla registrazione, essa mette in luce tutte le caratteristiche dell’arte della Crebassa. La voce risuona morbida, omogenea nella linea di canto e chiaroscurata, di tinta calda e avvolgente ma, a tratti, di colore sopranile; le note alte risultano luminose e svettanti, i medi vellutati e i gravi non sempre sonori. La dizione, in particolare quella francese, è curata e ricca di inflessioni; apprezzabile è, poi, la resa delicata, languida e intrisa di elegante malinconia di alcuni brani.
Passando alle tracce dell’album, che non analizzeremo seguendo la scaletta, in un pot-pourri di musica franco-spagnola non possono certo mancare arie da uno dei melodrammi più amati dal grande pubblico, Carmen di Bizet. Vestendo con sufficiente credibilità (e, invero, poca ferinità) i panni della zingara, la Crebassa interpreta il recitativo e l’Habanera con bastante sensualità, una vocalità tornita e chiara (certo, siamo lontani, per peso e drammaticità, da certe Carmen del passato) e qualche nota bassa non troppo corposa; affronta la Séguedille “Près des remparts de Séville” con malizia e freschezza, accanto al Don José vigoroso e musicale del tenore francese Stanislas de Barbeyrac; la Chanson bohème del II atto è resa con ritmo, puntuta scioltezza e sbarazzina spontaneità, grazie anche ai puntuali interventi del soprano Céline Laborie e del mezzosoprano Victoire Bunel.

Dal I atto del Don Quichotte di Jules Massenet (1910) si ascolta l’aria di Dulcinée “Quand la femme a vingt ans”, nella quale si apprezzano acuti e trilli cristallini e corposi, nonché un’atmosfera gaia e leggera. Sempre in ambito operistico francese, troviamo una rarità, l’operetta del 1868 La Périchole di Jacques Offenbach, con il gustoso duetto “Le conquérant dit à la jeune Indienne”, dove la voce virile di Stanislas de Barbeyrac si amalgama alla perfezione con quella malleabile di Marianne Crebassa; nella Séguedille “Vous a-t-on dit souvent” piacciono il fraseggiare sapido e dovizioso di accenti e il cantare martellante e brioso dei due artisti. Segue la celebre aria di Concepción dall’opera di Maurice Ravel L’Heure espagnole, “Oh! la pitoyable aventure!”, in cui il mezzosoprano mette in luce suggestive bruniture timbriche, una vocalità pastosa e di buon peso e una recitazione vivace e fiera. L’unica aria in spagnolo della selezione operistica è “Vivan los que ríen!” da La vida breve di Manuel de Falla (1913), affrontata dalla Crebassa con piglio energico, struggente disperazione, dizione nitida e invidiabile musicalità, in linea con lo stato d’animo del personaggio, la disperata Salud, follemente innamorata di Paco (qui un vitale Stanislas de Barbeyrac).

La parte dedicata alle canzoni popolari risulta molto ampia e ricca, con ben tredici tracce, in un caleidoscopio di emozioni e stati d’animo, dalla gioia allo scoramento. Curiosa è la proposta di quattro delle Seis canciones castellanas del 1939 di Jesús Guridi, compositore molto legato alle proprie origini basche. Accompagnata dal tocco delicato e soave del pianoforte di Alphonse Cemin, in “Allá arriba, en aquella montaña” la Crebassa esprime con vigoria e raffinatezza l’innamoramento della protagonista per un contadino; in “No quiero tus avellanas” cesella con politezza il lato sofferente e melanconico di una relazione amorosa; in “Cómo quieres que adivine” si apprezzano una ritmica maggiormente sostenuta e vorticosa, scioltezza nel porgere la parola e la luminosità dello strumento vocale del mezzosoprano; “Mañanita de San Juan” è, invece, improntata a una sognante serenità, venata di tenue sensualità, resa con eleganza. Segue la seduzione radiante e soffice, profumata di rose e dai fascinosi colori pastello, della “Nuit d’Espagne” di Massenet, forse uno degli highlights del disco, lodevole per la rotondità della voce, la morbidezza dell’emissione, l’incisività del fraseggio; alla chitarra, il talento di Thibaut Garcia.

Di Camille Saint-Saëns ascoltiamo “El desdichado”, una miscela di allegrezza e dolore, nella quale emergono efficaci virtuosismi vocali, icastici melismi e una buona intesa tra la Crebassa e il soprano guatemalteco Adriana González, dallo strumento limpido. Dai Sept chants populaires di Ravel, l’artista francese canta con sicurezza in galiziano “Chanson espagnole”, costellata di affondi scuri nel registro grave. La “Séguidille” di de Falla dalle 3 Mélodies su testi poetici di Théopile Gautier è affrontata con esuberanza, acuti voluminosi e centrati, naturalezza nei virtuosismi e pregnanza nelle ripetute esclamazioni “Alza! olà! Voilà”; cangiante e preciso l’accompagnamento pianistico di Cemin.

Vengono infine eseguite con immacolata accuratezza le cinque canzoni dal Combat del somni del barcellonese Federico Mompou, musicate tra 1942 e 1948: per chi scrive, i brani meglio riusciti e più interessanti dell’album. In “Damunt de tu només les flors” e “Aquesta nit un mateix vent” ammiriamo un clima sofferto e mesto, che ben si sposa con la rifinita sensibilità interpretativa, la squisita musicalità e la voce fresca e duttile di Marianne Crebassa. In “Jo et pressentia com la mar” l’agogica si fa più movimentata e dinamica, permettendo alla cantante di spaziare tra i vari registri con agilità, senza colpo ferire; in “Fes-me la vida transparent” apprezziamo note alte luminose e ben sfogate; in “Ara no sé si et veig encar” il mezzosoprano si distingue per una cocente, tormentata, sconsolata immedesimazione.

Le fila del discorso sono sapientemente tenute unite da Ben Glassberg. Alla guida dell’Orchestre national du Capitole de Toulouse e del Chœur du Capitole de Toulouse, il maestro britannico propende per una direzione coesa e pulita, attenta alle voci e non priva di inflessioni, accenti, preziosismi e nuances. Si alternano così, per esempio, le sonorità effervescenti e puntute di Offenbach e quelle languorose e dilatate di Mompou, un Saint-Saëns di sapore marziale e il de Falla operistico dai tempi comodi e ampi.

Il disco, registrato nel settembre 2020 alla Halle aux Grains di Tolosa, è arricchito da un libretto in francese, inglese e tedesco, con una breve nota introduttiva a firma della cantante, un saggio di Michel Parouty e fotografie di Laure Bernard, nelle quali l’artista, acqua e sapone, è ritratta in sobri e semplici costumi di ascendenza iberica, un po’ zingara e un po’ manola.
In conclusione, l’album si dimostra un riuscito, piacevole e invitante omaggio alla musica francese e spagnola tra XIX e XX secolo; punta di diamante sicuramente le tracce maggiormente leggiadre e intimistiche, dove Marianne Crebassa esibisce con gusto ed eleganza sfumature dolci e malinconiche, mentre è ancora da maturare e approfondire il ruolo di Carmen, al momento manchevole di un quid di seduzione ferina che, di certo, non stonerebbe.

SEGUEDILLES
Mezzosoprano Marianne Crebassa
Orchestre national du Capitole de Toulouse
Chœur du Capitole de Toulouse
Direttore Ben Glassberg
Tenore Stanislas de Barbeyrac
Soprano Adriana González
Soprano Céline Laborie
Mezzosoprano Victoire Bunel
Pianoforte Alphonse Cemin
Chitarra Thibaut Garcia
Etichetta: Erato
Formato: CD

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