Roma, Teatro dell’Opera – Luisa Miller

Al di là delle indiscrezioni, non è ancora stata confermata ufficialmente la nomina di Michele Mariotti alla direzione musicale del Teatro dell’Opera di Roma. Certamente sarebbe un bel colpo per il Lirico romano poter contare su una delle migliori bacchette oggi in circolazione sia nel repertorio sinfonico che operistico. Il concerto di ballabili verdiani diretto per la riapertura del Costanzi al pubblico e la Luisa Miller in forma concertante trasmessa venerdì 30 aprile su Rai Radio3 (e dall’8 maggio visibile sul canale YouTube del teatro) sono in questo senso prove emblematiche della statura del direttore e rappresentano un’ennesima conferma della particolare sintonia interpretativa di Mariotti con il teatro di Verdi. Tanto più significativa, questa sintonia, se consideriamo che Luisa Miller è un lavoro molto articolato sul piano della ricerca linguistica e tutt’altro che facile da inquadrare.

L’opera è ricavata, come si sa, da un dramma di Schiller, Kabale und Liebe (Amore e raggiro), rispetto al quale la riduzione librettistica di Cammarano rimuove quasi del tutto lo sfondo politico e i riferimenti allo scontro fra classi sociali. E non solo per motivi di censura. Accantonate le deluse aspirazioni unitarie e risorgimentali, a Verdi interessa il dramma interiore dei singoli, più che la descrizione di un potere disumano e fondato sul crimine. Orientamento non a caso proseguito – e affinato – in Stiffelio, Rigoletto e soprattutto in Traviata. Diversamente dalla tragedia di Schiller, insomma, Luisa Miller non è un atto di denuncia contro l’assolutismo: è un’opera intimista, centrata sul tormento amoroso della protagonista. La dimensione di dramma borghese realistico convive tuttavia con una componente fortemente melodrammatica. Di qui la presenza di molteplici direzioni di linguaggio: dal tono bucolico e quasi semiserio dell’inizio alle atmosfere scopertamente tragiche, dal cantabile accorato all’arioso drammatico di stringente pienezza, dall’indagine psicologica da teatro borghese all’iperbole romantica.

Michele Mariotti concilia magnificamente tutte queste componenti in una lettura di forte presa teatrale e potente tensione interpretativa: esalta le sonorità incandescenti e la rovente passionalità tipiche della “prima maniera” verdiana, ma allo stesso tempo approfondisce con eleganza la particolare tinta lirica e patetica presente nei momenti cruciali dell’opera, come pure la finezza e l’espressività della scrittura strumentale di alcune pagine. Il senso analitico non va mai a discapito della visione unitaria. Mariotti è un interprete fremente e incalzante nei momenti drammatici, ma capace di restituire anche le atmosfere di nostalgica intimità e i languori indugianti di un’opera in cui le memorie belliniane e donizettiane convivono con le anticipazioni di Traviata e del dramma borghese con cui Verdi aprirà un nuovo filone del teatro musicale del secondo Ottocento. Si aggiunga che l’esecuzione è una miniera di colori, di varietà dinamiche e soprattutto agogiche. E tuttavia l’articolazione dei tempi staccati non penalizza mai il respiro e il fraseggio dei cantanti: la direzione di Mariotti mette gli interpreti a proprio agio e nella condizione di esprimersi al meglio.

Se ne avvantaggia soprattutto la protagonista, Roberta Mantegna. La sua Luisa è ammirevole per la tenuta con cui affronta una scrittura vocale a tratti molto ostica, in particolare nel settore acuto, dove la voce si espande sonora e rotonda. Il soprano esegue con adeguata fluidità l’ornamentazione minuta e le agilità di vario tipo richieste nel primo atto, e si difende benissimo nei passi di grande impeto e drammaticità. Vero è che nell’affrontare un excursus che dalla condizione iniziale di ragazza ingenua evolve verso una dimensione tragica contrassegnata da slanci di stile grandioso, la giovane interprete necessita di ulteriore maturazione. Certamente la splendida concertazione di Mariotti l’aiuta, ma in un’opera in cui la “parola scenica” ha già un suo peso si sente il bisogno di un maggiore approfondimento dell’accento e del fraseggio.
Antonio Poli domina con sicurezza il personaggio di Rodolfo. Sfoggia un timbro tenorile caldo e brunito, è sicuro negli acuti. Convince sia nel canto elegiaco di “Quando le sere al placido”, dove esibisce un buon legato, adeguate mezzevoci ed espressione estatica, sia nella successiva cabaletta e in altri passi di tesa drammaticità, affrontati con accento mordente e slancio appropriato. È sempre espressivo e dà senso e giusto accento a ciò che canta. Nei panni di Miller, Roberto Frontali rende credibilmente l’orgoglio e la grandeur del padre verdiano piegandosi inoltre con sensibilità anche allo stile patetico. Vocalmente, tuttavia, si percepisce una certa stanchezza, soprattutto nel registro acuto dove le emissioni sono spesso forzate e aperte. Quanto a Michele Pertusi, nella parte del conte di Walter si conferma interprete a tutto tondo, capace di fondere una dimensione di nobile, donizettiana compostezza con il cipiglio severo e la protervia, di fraseggiare e accentare a regola d’arte, e facendo dunque passare in secondo piano qualche occasionale irruvidimento nel settore acuto. Marko Mimica restituisce attendibilmente l’insinuante malvagità di Wurm, mentre Daniela Barcellona delinea con misura vocale e stilistica la figura di Federica. Completano decorosamente il cast Irene Savignano, Laura, e Rodrigo Ortiz, un contadino. Omogenea la prestazione del coro diretto da Roberto Gabbiani.
L’esecuzione sarà trasmessa sabato 8 maggio in streaming gratuito sul canale YouTube dell’Opera di Roma. [Rating:4/5]

Teatro dell’Opera di Roma – Stagione 2020/21
LUISA MILLER
Melodramma tragico in tre atti di Salvatore Cammarano
tratto dalla tragedia Kabale und Liebe (Intrigo e amore) di Friedrich Schiller
Musica di Giuseppe Verdi

Il conte di Walter Michele Pertusi
Rodolfo, suo figlio Antonio Poli
Federica, duchessa di Ostheim Daniela Barcellona
Wurm, castellano di Walter Marko Mimica
Miller, vecchio soldato in ritiro Roberto Frontali
Luisa, sua figlia Roberta Mantegna
Laura, contadina Irene Savignano *
un contadino Rodrigo Ortiz *
* dal progetto “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma

Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma
Direttore Michele Mariotti
Maestro del coro Roberto Gabbiani
Esecuzione in forma di concerto
Roma, diretta Rai Radio3, 30 aprile 2021

Photo credit: Fabrizio Sansoni