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Reggio Emilia, Teatro Municipale Valli – Giovanna d’Arco

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I teatri della cosiddetta provincia emiliano-romagnola ci hanno abituati a cartelloni nient’affatto scontati, dove, accanto al grande repertorio, fanno regolare capolino titoli poco frequentati, montati con mezzi relativamente limitati ma spesso in modo assai lodevole. Non stupisce dunque trovare nel programma della stagione lirica del Valli di Reggio Emilia un titolo non esattamente mainstream come la Giovanna d’Arco verdiana, in un allestimento nato al Opéra-Théâtre di Metz, e già transitato al Pavarotti-Freni di Modena.

Montare quest’opera è una scelta coraggiosa e non priva di rischi. Non tanto perché Giovanna d’Arco è una delle opere tradizionalmente più bistrattate del catalogo verdiano, ma piuttosto perché in anni recenti è stata oggetto di alcuni allestimenti di rilievo (La Scala 2015, Festival Verdi 2016) che ne hanno in parte ridefinito i significati. Si trattava, in quei casi, di spettacoli caratterizzati da cifre interpretative potenti, sia sul piano musicale sia su quello registico, spesso capaci di far percepire concretamente qualità di una partitura che i musicologi avevano già riconosciuto come sperimentale per l’opera italiana del tempo in genere e per quella di Verdi in particolare, e di individuare significati drammaturgici o latenti, o nuovi, e in ogni caso talvolta rivelatori. L’esperienza influisce sull’aspettativa: toccato con mano quel che Giovanna d’Arco è capace (per certi versi anche imprevedibilmente) di dirci, costa fatica tornare indietro. Ora, duole scriverlo, l’allestimento del Valli è sembrato proprio un ritorno al tempo che fu. Mancava allo spettacolo precisamente quello che più d’ogni altra cosa serviva: un’interpretazione forte.

Intendiamoci: sul versante musicale la prova è stata dignitosa. Nel ruolo di Giovanna, Vittoria Yeo ha fatto sfoggio di una vocalità matura, non del tutto omogenea (meglio nei centri che nell’acuto) ma pur espressiva e capace di domare le difficoltà della parte. Nel complesso buona la prova di Amadi Lagha nei panni di Carlo VII, grazie a una voce dal timbro non caratteristico, ma corposa e limpida, e nonostante un fraseggiare piuttosto generico. Degno di nota Devid Cecconi, che con la sua voce scura e omogenea ha delineato un Giacomo austero. Adeguati nei ruoli di contorno Alessandro Lanzi (Delil) e Ramaz Chikviladze (Talbot). Per riassumere: un cast vocale nel complesso ben assortito. A ciò s’aggiunga che le masse (l’Orchestra dell’Emilia-Romagna Arturo Toscanini e il Coro Lirico di Modena) sono parse sicure e ben preparate. Eppure, si aveva la sensazione netta di una mancanza di scavo nella drammaturgia musicale dell’opera: l’interiorità dei personaggi era solo tratteggiata, le situazioni sceniche non valorizzate. Troppo guardinga è parsa insomma la direzione di Roberto Rizzi Brignoli: coesione e precisione non sono mancate (e certo non è poco!), ma sarebbe servito più carattere.

Carattere che, d’altro canto, è mancato del tutto sul versante scenico. Un piano inclinato vuoto, videoproiezioni stile videogame sul fondale e costumi simil-medievali ingombranti e sgradevoli: in questo si esauriva la messinscena. La regia, poi, era del tutto assente: masse perennemente immobili, chiamate a entrare, posizionarsi, cantare e uscire; solisti pure staticissimi, abbandonati alla mercè delle solitissime pose. Se l’idea del regista Paul-Emery Fourny era quella di leggere Giovanna d’Arco come un oratorio (così nelle note pubblicate sul programma di sala), ebbene, il risultato è stato prima deludente, poi soporifero, e infine irritante. Le scene più potenti dell’opera (in particolare l’incoronazione di Carlo, all’inizio del secondo atto) sono risultate mortificate dalla totale assenza di interpretazione scenica. Meglio sarebbe stato, a conti fatti, proporre l’opera in forma di concerto.
Il pubblico, molto meno numeroso rispetto ai tempi pre-pandemici, ha applaudito al calar del sipario, ma durante la recita è parso guardingo assai. Verranno tempi migliori, per tutti.

Teatro Municipale Valli – Stagione d’opera 2021-22
GIOVANNA D’ARCO
Libretto di Temistocle Solera
Musica di Giuseppe Verdi

Carlo VII Amadi Lagha
Giovanna Vittoria Yeo
Giacomo Devid Cecconi
Delil Alessandro Lanzi
Talbot Ramaz Chikviladze

Orchestra dell’Emilia-Romagna Arturo Toscanini
Coro Lirico di Modena
Direttore Roberto Rizzi Brignoli
Maestro del coro Stefano Colò
Regia Paul-Emile Fourny
Scene e luci Patrick Méeüs
Costumi Giovanna Fiorentini
Videomaker Virgile Koering
Coreografie Aurélie Barre
Danzatori Agora Coaching Project
a cura di MM Contemporary Dance Company
Allestimento Opéra-Théâtre de Metz Eurometropole
Coproduzione Fondazione Teatro Comunale di Modena
e Fondazione I Teatri di Reggio Emilia
Reggio Emilia, 26 novembre 2021

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