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Ravenna, Teatro Alighieri – L’Orfeo

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Durante il lockdown molti appassionati si sono lamentati di poter fruire l’opera e la musica in generale solo in streaming. La fruizione video può infatti rendere solo un punto di vista dello spettacolo, facendo perdere tanti altri effetti. Tuttavia, tra i vantaggi del video, già prima della pandemia, vi è quello di farsi un’idea di ciò che accade in giro per il mondo e di poter farsi un’idea, anche se mediati, di spettacoli che altrimenti si perderebbero in tutto. I teatri di tradizione dell’Emilia Romagna continuano a filmare e caricare in rete le produzioni fatte in regione e grazie a questa iniziativa è possibile adesso vedere anche il nuovo allestimento de L’Orfeo monteverdiano firmato da Pier Luigi Pizzi e Ottavio Dantone (disponibile su YouTube al seguente link: https://www.youtube.com/watch?v=vtfGBkG5Fe8 ).

Pizzi aveva già allestito questo titolo a Firenze, nella revisione di Luciano Berio, come dice anche nell’intervista a inizio del video. Il compositore e il regista avevano lavorato insieme per portare in scena l’opera in due edizioni del Festival del Maggio Musicale Fiorentino degli anni ‘80 prima nel cortile di Palazzo Pitti e poi in Piazza Santo Spirito. Passa qualche decennio e Giorgio Ferrara decide di far rivivere questa versione nella Piazza del Duomo di Spoleto nell’ambito del Festival dei Due Mondi, ma la pandemia del 2020 mette il progetto in stallo, e per adattarsi ai nuovi tempi, lo stesso Pizzi propone di mettere in scena la versione originale, che richiede un organico ridotto rispetto a quella di Berio. A Ravenna arriva dunque questo nuovo allestimento, pensato per la piazza umbra e adesso riadattato per lo spazio chiuso del Teatro Alighieri.

La scenografia essenziale si compone solo di un fondale che rievoca vagamente il proscenio palladiano del Teatro Olimpico di Vicenza, mentre la buca è circondata da una passerella con delle scale che vi si immergono, così per ricreare in modo semplice gli Inferi dove si svolge metà della vicenda. Gli strumentisti stanno infatti sul palco e interagiscono con gli interpreti (splendida ad esempio la scena in cui Orfeo ammansisce Caronte con la cetra), i quali si avvalgono di una direzione attoriale dinamica, spigliata e moderna: la carica giovanile di chi sta sul palco emerge sia attraverso i movimenti che con i semplici abiti giocati sulla bicromia bianco/nero. Certo, talvolta la recitazione è un po’ troppo entusiasta, e le luci fredde disegnate da Massimo Gasparon tendono ad annoiare, ma lo spettacolo è nel complesso assai godibile e riserva alcuni momenti di sicura presa, a partire dall’entrata della Musica che sfila sul palco attorniata da aitanti giovani come in un video di Kylie Minogue, o il finale: viene tagliato l’intervento di Apollo e la redenzione; Orfeo dunque, dopo la sua invettiva contro le donne, spalanca il grande portone in fondo facendo entrare la luce e se ne va. Questa scelta è identificabile come una mediazione tra la già citata redenzione e il finale in cui Orfeo viene ucciso dalle Baccanti, scena che chiudeva l’opera quando fu presentata la prima volta nella Sala degli Specchi di Palazzo Ducale di Mantova il 24 febbraio 1607. Ci si trova quindi davanti a un finale aperto, senza soluzione, che vuole essere un po’ la metafora dei nostri tempi.

Ottavio Dantone si muove in questo repertorio con sicurezza e padronanza del ritmo, anche grazie alla presenza della sua Accademia Bizantina. Il suo è un Monteverdi scattante, spigliato, colorato e teatrale, al punto che si ascolta con notevole piacere, e dalla ripresa audio pare mettere a loro agio le voci.

Il cast è infatti composto prevalentemente da giovani interpreti. Giovanni Sala è un protagonista assai convincente. La voce sembra trovarsi perfettamente a suo agio nella scrittura centralizzante, così che viene modulata in affascinanti screziature, anche al netto di qualche suono fisso. L’interprete sa essere comunque assai espressivo nel portar fuori il dolore e il tormento del personaggio, conciliando le abilità canore alla spigliatezza attoriale.
Mirco Palazzi è un funzionale Caronte, così come Federico Sacchi si impone quale Plutone autorevole. Ottimi inoltre gli interventi dei tre pastori del primo atto, interpretati da Massimo Altieri, Luca Cervoni e Enrico Torre. Tra le donne, spicca la musicalissima Vittoria Magnarello impegnata come Musica nel Prologo. Un po’ acerba appare la Euridice di Eleonora Pace, mentre Alice Grasso tratteggia una messaggera mesta ma non tragica e Daniela Pini è una Prosperpina composta ma appassionata. Buone anche la Speranza di Margherita Maria Sala, dal seducente timbro scuro, e la ninfa di Chiara Nicastro.

 Teatro Alighieri – Stagione d’opera e danza 2021/22
L’ORFEO
Favola in musica libretto di Alessandro Striggio
Musica di Claudio Monteverdi
Edizione critica Bernardo Ticci Edizioni

Orfeo Giovanni Sala
Euridice Eleonora Pace
La Musica Vittoria Magnarello
Messaggera Alice Grasso
Pastore I Massimo Altieri
Pastore II Luca Cervoni
Pastore III Enrico Torre
Proserpina Daniela Pini
Speranza Margherita Maria Sala
Caronte Mirco Palazzi
Plutone Federico Sacchi
La ninfa Chiara Nicastro

Accademia Bizantina
Coro Cremona Antiqua
Direttore Ottavio Dantone
Maestro del coro Antonio Greco
Regia, scene e costumi Pier Luigi Pizzi
Coreografo Gino Potente
Light designer e regista collaboratore Massimo Gasparon
Assistente costumista Lorena Marin
Coproduzione Teatro Alighieri di Ravenna, Teatro Comunale di Ferrara

Registrato a Ravenna, 5 novembre 2021
Trasmesso su Operastreaming 6 novembre 2021

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