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Ravenna Festival 2021, Teatro Alighieri – Faust rapsodia

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Bruciante attualità del mito di Faust, archetipo della modernità che continua a interrogare, a provocare e affascinare. Ne è ulteriore prova l’originale rilettura proposta dal Ravenna Festival di Faust rapsodia. Dal ciel sino all’inferno, in scena quale secondo titolo della Trilogia d’autunno (il primo è stato a inizio settembre con la danza di Polunin, il terzo sarà a metà ottobre con Elio Germano).

Faust rapsodia è spettacolo che presenta molteplici ragioni di interesse. Anzitutto perché finalmente si può vedere e ascoltare in Italia questo singolare capolavoro a cavallo tra prosa e teatro musicale. Poi, perché a Ravenna si tratta di una versione italiana del dramma incompiuto di Goethe con le musiche di scena (anch’esse incompiute) di Robert Schumann. Versione che porta due firme illustri della cultura letteraria ottocentesca: quella di Andrea Maffei per la parte recitata e quella del meno noto – ma invero altrettanto importante – Vittorio Radicati per la parte cantata. Quest’ultimo, nobile e intellettuale piemontese, sposò nientemeno che Julie, la terza figlia del grande compositore tedesco e, certamente anche per questo motivo fu tra i promotori della prima italiana assoluta delle Scene dal Faust, avvenuta a Bologna nel 1895, con la direzione di Giuseppe Martucci. Non ultimo motivo di interesse, è che questo specifico spettacolo costituisce una rilettura del Faust di Goethe/Schumann che nasce dall’intelligenza di un artista contemporaneo difficile da inscatolare nelle tradizionali definizioni. Luca Micheletti – che ne cura l’elaborazione drammaturgica e la regia – è infatti anzitutto uomo di teatro a tutto tondo, attore e regista, nonché finissimo intellettuale capace di restituire le opere a cui si approccia con inedita profondità. Il fatto poi che da alcuni anni abbia intrapreso una luminosa carriera quale baritono aggiunge ulteriore valore al suo operato, anche per la capacità di comprendere le potenzialità – o forse più, i limiti – dei colleghi sul palco.

Quella di Micheletti è una possibile incarnazione del Faust di Goethe, fedele all’affermazione del poeta che la sua opera poteva essere scomposta e ricomposta. Il regista decide così di costruire la drammaturgia intorno al palinsesto costituito dalla musica di Schumann: tessere del mosaico Faust che tuttavia non possiedono il limite della frammentarietà e invece restituiscono piena e potente la sostanza della vicenda, con tutte le sue implicazioni filosofiche ed esistenziali. Ciò che opera in scena, per il regista, è l’oscuro potere della metamorfosi, di cui Faust è il simbolo e il teatro regno indiscusso. Dunque, siamo a teatro: Faust, Mefistofele, Margherita e tutti gli altri numerosi personaggi sono anche maschere di una recita che si svolge davanti ai nostri occhi, in uno sconvolgente parallelismo tra il teatro e l’inferno (ecco spiegato il sottotitolo, anche a dispetto della conclusione del dramma goethiano, con la redenzione finale del protagonista). Teatro come serbatoio di sogni, o piuttosto di incubi, fluttuazione onirica di parole e musica ove ogni personaggio principale ha un suo doppio: l’uno è attore, l’altro cantante. Con l’eccezione di Margherita, colta nella sua irriducibile diversità di donna autentica, sincera, e forse anche per questo destinata alla salvezza.
E quella particolare luce di grazia che giustamente Micheletti scorge nei capolavori incompiuti (si pensi solo ai prigioni michelangioleschi) assume qui la forma non tanto della chiarità quanto delle tenebre. La scena è infatti caratterizzata da una costante presenza del buio, facile riferimento agli abissi dell’animo umano o anche all’inferno, dimora demoniaca dalla quale emerge Mefistofele e verso la quale vorrebbe trascinare Faust. Ovvio che, per contro, la luce diviene attore fondamentale del racconto e in questo senso è straordinario il lavoro del light designer Fabrizio Ballini. Così come gli immaginifici costumi di Anna Biagiotti e le scene e i video di Ezio Antonelli contribuiscono non poco alla riuscita dell’insieme. Che fluisce con un bel ritmo teatrale, nelle oltre due ore di spettacolo, equamente distribuite tra parole e musica. E se le parole sono necessariamente quelle dell’Ottocento librettistico, talvolta imperfette per l’incedere musicale schumanniano, per il melomane medio, abituato al verseggiare dei Solera, Piave, Cammarano, quelle stesse parole hanno tanto il sapore di casa.

Fedele alla sua idea, Micheletti ricorre a tanti espedienti teatrali per costruire uno spettacolo vivace, articolato, sorprendente e a tratti spiazzante. Grazie anche alla presenza di un nutrito gruppo di bravissimi attori e danzatori, una sorta di “corte dei miracoli” riunita dalla partecipazione alle precedenti edizioni del Festival o dalla pluriennale condivisione di un lavoro attorno all’opera di Goethe avviato dal regista con appositi laboratori. L’asciutta recitazione del Faust di Edoardo Siravo trova corrispondenza nel canto vigoroso e morbido di Vito Priante, mentre il Mefistofele di Roberto Latini, in fondo simpatico nelle sue movenze, così umano nel suo voler godere dei piaceri della vita, ha un inquietante contraltare nella voce importante di Riccardo Zanellato. Perfetta Elisa Balbo quale liliale Margherita, sia vocalmente che scenicamente nella sua fragile ed eterea bellezza. Brave Yulia Tkachenko, Erica Cortese e Mariapaola Di Carlo nei ruoli cantati di Marta/ La miseria, La Fame e Il Debito. Tra gli attori segnaliamo il direttore enfatico di Franco Magnone e l’insicuro Poeta di Andrea Triaca.
Sul podio dell’orchestra Cherubini, Antonio Greco compie un lavoro egregio di scavo nella partitura, restituendone la mutevole ricchezza timbrica e melodica, fondendo con bella sensibilità gli strumenti e le voci, anche quando a cantare è il coro. Vivissimo successo per tutti.

Ravenna Festival 2021
FAUST RAPSODIA
Dal ciel sino all’inferno
Scene dalla tragedia di Johann Wolfgang Goethe (Faust I und II)
musica di Robert Schumann
(Szenen aus Goethes Faust, selezione dall’opera)
traduzione italiana di
Andrea Maffei (1869) scene recitate
Vittorio Radicati (1895) scene cantate
Elaborazione drammaturgica e regia Luca Micheletti

Faust Edoardo Siravo attore Vito Priante baritono
Margherita Elisa Balbo soprano
Mefistofele Roberto Latini attore Riccardo Zanellato basso

Orchestra Giovanile Luigi Cherubini
Coro Luigi Cherubini
Direttore Antonio Greco
Scene, sculture e video Ezio Antonelli
Light designer Fabrizio Ballini
Costumi Anna Biagiotti
In collaborazione con il Coro Lirico Marchigiano “Vincenzo Bellini” di Ancona
Nuova produzione di Ravenna Festival

Ravenna, Teatro Alighieri, 1 ottobre 2021

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