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Piacenza, Teatro Municipale – Messa da Requiem diretta da Plácido Domingo

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“Quia pius es”. È una delle frasi più commoventi del testo latino della Messa da Requiem, quella che osa ricordare a Dio il suo essere buono, quindi indulgente con l’umana fragilità. Proprio questa commozione è stata il filo rosso tessuto dagli interpreti del capolavoro di Giuseppe Verdi eseguito dal Teatro Municipale di Piacenza. Una serata eccezionale non solo per la qualità degli artisti coinvolti, ma anche per il significato assunto per la città: il ricordo delle vittime del Covid, particolarmente numerose nel Piacentino. Così, prima dell’inizio del concerto, è stato proiettato un breve ma significativo documentario che ripercorre la fatica e lo smarrimento dei mesi della pandemia, ma che si apre anche alla speranza in un prossimo ritorno alla piena normalità. Un po’ come accade nel Requiem di Verdi, che forse come nessun altro restituisce in modo plastico, quasi scultoreo, il terrore dell’uomo di fronte al giudizio divino, ma che pure si lascia trafiggere dalla luce della speranza.

Sul podio dell’ottima Filarmonica Arturo Toscanini, Plácido Domingo nella sua incarnazione da direttore. La sua lettura è quella di un musicista che conosce a fondo la partitura ma anche la poetica verdiana, per esserne (stato) interprete di assoluto livello. Dunque, il Requiem di Domingo è un lavoro dalla forte caratura teatrale, acceso nei contrasti dinamici, fluido nell’incedere del canto, mobile nel fraseggio. L’orchestra emerge nella nettezza degli archi, nella lucida pulizia dei fiati, nel tornito risuonare degli ottoni, nell’asciutta scansione ritmica dei timpani. Il coro, istruito da Corrado Casati, offre una prova pregevole per omogeneità dell’impasto timbrico, intonazione, compattezza di suono, gioco di colori e dinamiche, dal sussurro al fortissimo. Al netto di qualche lieve sfasatura dovuta alla distanza tra i musicisti, l’insieme risulta ben equilibrato.

Il quartetto vocale è nel complesso di alto livello. Maria José Siri si conferma artista di grande sensibilità, capace di convogliare in fattore espressivo un canto sempre tecnicamente agguerrito, con un ragguardevole controllo del fiato e una voce che sa passare da un suono ampio e voluminoso a filati quasi impalpabili. Il suo Libera me Domine è da antologia per potenza e delicatezza, che infatti alla fine si sciolgono in autentica commozione.
Annalisa Stroppa, da parte sua, si segnala per l’intensa ricchezza di vibrazioni conferita alla vellutata morbidezza di un timbro quasi strumentale nella sua rotonda omogeneità. Nel Liber scriptus il mezzosoprano trova inediti accenti di sobria teatralità, conferendo ulteriore forza al già pregnante testo latino. Il timbro caldo e brunito di Annalisa Stroppa e quello chiaro, vibratile di trepidazione di Maria Josè Siri si intrecciano in modo singolare nella mesta dolcezza del Recordare e nella cantilena dell’Agnus Dei. Nobiltà ci pare essere il termine che meglio sintetizza la prestazione di un fuoriclasse come Michele Pertusi, tanto misurato nell’accento quanto efficace nell’espressività. Superfluo sottolineare la carica comunicativa d’una linea mantenuta sempre omogenea nella delicatezza dei chiaroscuri e nell’attenzione alla tinta di ciascuna pagina. Antonio Poli si impegna molto per smorzare e sfumare, nel segno di una apprezzabile ricchezza di colori: la voce è pregevole per il timbro brunito, anche se emerge qualche tensione in acuto. Dall’interprete, poi, si desidererebbe una misura più precisa, nonché una più limpida scioltezza.

Teatro Municipale – Stagione d’opera 2021
MESSA DA REQUIEM
Per soli, coro e orchestra
Musica di Giuseppe Verdi
In memoria delle vittime del Covid

Maria José Siri soprano
Annalisa Stroppa mezzosoprano
Antonio Poli tenore
Michele Pertusi basso

Filarmonica Arturo Toscanini
Coro del Teatro Municipale di Piacenza
Direttore Plácido Domingo
Maestro del coro Corrado Casati

Piacenza, 16 maggio 2021

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