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Ombra compagna – Lisette Oropesa, soprano (Pentatone CD)

È dedicato alle arie da concerto mozartiane il primo album solistico con orchestra di Lisette Oropesa, pubblicato da Pentatone il 7 maggio scorso e registrato nell’agosto 2020 in Germania a pandemia in corso. Per l’occasione, il soprano americano di origini cubane viene accompagnato dal celebre complesso strumentale Il Pomo d’Oro, protagonista di tante registrazioni di successo, questa volta sotto la bacchetta di Antonello Manacorda. Trattasi della prima registrazione importante di Oropesa e dell’inizio di una collaborazione discografica con Pentatone che vedrà anche un’incisione di Traviata e un album dedicato al belcanto francese. Il cd si intitola Ombra compagna prendendo spunto dal testo finale dell’aria “Ah, lo previdi, KV272” che parla del passaggio dalla vita alla morte e di come lo spirito di un amato rimanga con noi a tenerci compagnia come unico conforto, in ricordo di un amore terreno interrotto troppo presto.

Oropesa ha scelto il suo compositore di elezione per questo album e non a caso. Alcune tappe fondamentali della sua carriera sono infatti legate proprio a Mozart, a partire dal primo ruolo di rilievo al MET nel 2007 come Susanna nelle Nozze di Figaro. È stata poi Pamina, Ismene e Konstanze. La cantante, ormai molto nota anche nel nostro Paese dopo numerose apparizioni alla Scala, all’Opera di Roma, all’Arena e al ROF, spazia da qualche anno dal barocco al primo Verdi attraverso Mozart e belcanto. Tra gli appuntamenti futuri troviamo Elvira nei Puritani a Gstaad, Gilda in Rigoletto e Violetta in La traviata per la nuova stagione 2021/22 della ROH oltre a Theodora di Händel a Vienna.

Soprano lirico-leggero dal timbro chiaro e luminoso e dal vibrato distintivo ma ben controllato, Oropesa possiede molte delle qualità necessarie per affrontare Mozart. Canta con gusto, colore e musicalità spiccata, è fluida nella fonazione – senza particolari sforzi – e complessivamente omogenea nei registri. Ha una buona padronanza dello strumento e del legato, oltre a gestire bene i virtuosismi, salti e trilli, seppur non in maniera trascendentale. Non è estesissima in sopracuto, dove non ha evidentemente la stessa facilità che ha negli altri registri, con sopracuti nel complesso presenti ma talvolta assottigliati nel suono o leggermente schiacciati. Questo è evidente anche da questa registrazione dove il soprano si trova abbastanza esposta in una musica che non fa decisamente sconti, anche in termini di intonazione, si percepisce qualche breve défaillance in alcuni tratti dove è completamente scoperta. Saggiamente il programma non prevede arie impossibili in termini di estensione come “Popoli di Tessaglia K316/300b” ma già in “Vorrei spiegarvi, oh Dio!, KV418” la cantante viene decisamente spinta ai propri limiti. Al netto di queste osservazioni però, Oropesa dimostra notevole affinità con la musica mozartiana e ne dà una lettura spontanea, delicata e quasi vulnerabile, tenendosi lontana da manierismi o forzature. La dizione italiana è ottima e la capacità di portare alla luce le sfumature emozionali del testo evidente, pur con un’interpretazione che preferisce la misura classica rispetto alla vis drammatica.

È un repertorio quello delle arie da concerto mozartiane, noto sì, ma in realtà non popolarissimo, soprattutto come programma completo da proporre in sede di concerto. Certo è che in termini di discografia molti nomi importanti si sono cimentati con queste pagine. Ricordiamo a proposito le incisioni di Lucia Popp, Gundula Janowitz, Elisabeth Schwarzkopf, Kiri te Kanawa, Edita Gruberova e, tra le nuove leve, Sabine Devieilhe, a cui ora si aggiunge Oropesa. Altre invece, come Magdalena Kožená e Cecilia Bartoli avevano optato per antologie miste di arie operistiche e scene/arie da concerto.
Quando si fa riferimento alle arie da concerto si intende una piuttosto ampia gamma di lavori vocali mozartiani, per la verità neanche destinati all’esecuzione in sede di concerto in alcuni casi. In alcuni casi si tratta infatti di arie sostitutive da inserire all’interno di opere per soddisfare i bisogni delle cantanti dell’epoca. In questo gruppo troviamo ad esempio “Vorrei spiegarvi, oh Dio! KV418” scritta come inserimento per l’opera Il curioso indiscreto di Pasquale Anfossi, “Chi sa, chi sa, qua sia, KV582” e “Vado ma dove? oh Dei! KV583” entrambe arie sostitutive per l’opera Il burbero di buon cuore di Vincente Martín su testo di Lorenzo Da Ponte e infine “Voi avete un cor fedele KV217”, ritenuta essere un’aria da inserire all’interno dell’opera Le nozze di Dorina di Baldassare Galuppi su libretto di Goldoni. Le arie da concerto vere e proprie sono invece delle scene operistiche solitamente più lunghe nella durata e che ricorrono spesso all’uso di recitativi accompagnati: dei mini lavori completi e autosufficienti per concezione e struttura. La registrazione propone un mix delle due tipologie rievocando le cantanti dedicatarie e prime interpreti di questi lavori, prime su tutte Josepha Duschek e Aloysia Weber. Per la prima Mozart scrisse “Ah, lo previdi KV272” e “Bella mia fiamma, addio KV528”, mentre per la seconda, sua amata di gioventù, scrisse “Alcandro, lo confesso – Non so d’onde viene KV294” e “Vorrei spiegarvi, oh Dio! KV418”.

L’incisione si apre con “A Berenice -Sol nascente, KV70”, un’aria di licenza scritta da un Mozart appena tredicenne come epilogo dell’opera Vologeso di Giuseppe Sarti. La cantante si dimostra espressiva nel recitativo e nell’aria esibisce ottimo controllo del fiato rimpolpando lunghi crescendo (che danno proprio l’idea del sol nascente) e incastonando al loro posto staccati, ribattuti, trilli, gruppetti e scale. Si continua con “Alcandro, Io confesso -Non so d’onde viene, KV294” su testo di Pietro Metastasio dove Oropesa sfoggia un recitativo dolente e un fraseggio elegante; quando gravita a lungo in tessitura acuta/sopracuta si percepisce però un po’ di mancanza di spessore, mentre l’improvviso cambio di tempo con un canto appoggiato su centri ben timbrati e sonori coglie efficacemente il tormento di Re Clistene. In “Bella mia fiamma -Resta, oh cara, KV528” il soprano sfoggia delle belle tinte e dei centri ricchi mentre a livello interpretativo potrebbe lasciarsi andare un po’ di più e giocare maggiormente con gli accenti, soprattutto nella parte finale che predilige la linea di canto e l’omogeneità – entrambe apprezzabili – ma un po’ a discapito della resa drammatica.
“Vorrei spiegarvi, oh Dio!, KV418” viene eseguita correttamente anche se l’esposizione iniziale potrebbe essere maggiormente fluttuante nell’etere; i fiati son comunque ben controllati, i sopracuti al loro posto anche se alcuni assottigliati (ma per lo meno non sforzati) come notato in precedenza, soprattutto se paragonati ai ricchi gravi e centri esibiti nei salti di intervallo al termine. In “Chi sa, chi sa, qua sia, KV582” Oropesa si lascia andare di più e viaggia in libertà attraverso la sua gamma, senza mai interrompere l’ampiezza del discorso musicale; forse avrebbe potuto giocare maggiormente con le dinamiche e gli accenti, mentre il finale è coinvolgente ma misurato. Nella scena “Misera, dove son!, KV369” Oropesa rende bene la disperazione della nobildonna Fulvia per l’imprigionamento dell’amato Ezio a livello interpretativo, con trasporto e una vocalità ben tornita. In “Voi avete un cor fedele, KV217”, la cantante esordisce con dolcezza per poi passare a una serie di agilità sgranate con impeccabile fluidità, senza effetti meccanici; l’interpretazione invece potrebbe essere ancora più giocosa. Oropesa porta invece in vita il testo della scena “Ah, lo previdi, KV272” rendendo la rabbia di Andromeda in maniera convincente, che contrasta con il movimento lento in dialogo con l’oboe reso con gusto. Segue “Vado ma dove? oh Dei!, KV583”, aria scritta per Luisa Villeneuve: qui Oropesa esibisce un bel canto omogeneo con una bella cura del fraseggio. Si conclude con “Ah se in ciel, benigne stelle, KV538” dove il soprano americano trilla in maniera impeccabile e sgrana le agilità sul fiato e senza affanno, oltre a essere presente dal punto di vista interpretativo. Una buona esecuzione per concludere questa lunga registrazione che conta ben 81 minuti di musica.

Il Pomo d’Oro diretto da Antonello Manacorda si trova perfettamente a suo agio nel repertorio classico e fornisce un elegante supporto dal suono quasi cameristico nella ricerca di dettagli, dove si innestano soli strumentali pregevoli nella loro individualità e in un dialogo continuo con la cantante. L’ensemble riesce al contempo a produrre un suono compatto e dalla bella corposità senza mai essere rozzo o stridulo negli effetti, anche nei momenti più veementi.

Le note al libretto, curate da John A. Rice sono esaustive nel delineare le caratteristiche di questo repertorio, oltre a descrivere la genesi e il contesto di ciascuna traccia. In conclusione, non si tratta di un album che ha la pretesa di essere registrazione di riferimento in un repertorio ampiamente coperto dalla discografia del passato di cui forse non possiede le scintille dei soprani coloratura. Tuttavia Oropesa si dimostra una brava mozartiana e una virtuosa elegante in possesso della giusta consapevolezza vocale e strumentale del suo modo di cantare, sempre naturale ed espressivo, anche se in assenza di un vero fuoco drammatico in grado di trascinare l’ascoltatore in ogni storia. Il futuro potrebbe riservare altri ruoli mozartiani nella carriera di Oropesa, che ha dichiarato a Presto Classical di essere interessata a considerare il ruolo di Aspasia e – se e quando la voce lo permetterà – quello di Fiordiligi o Donna Anna. Vedremo cosa riserverà il futuro per questa cantante, sperando che rimanga fedele alle sue origini e alla natura del suo strumento, a cui Mozart ben si addice. [Rating:4/5]

OMBRA COMPAGNA
Lisette Oropesa soprano
Antonello Manacorda direttore
Il Pomo d’Oro
Etichetta: Pentatone
Formato: CD
Registrazione effettuata nell’Agosto 2020
alla Himmelfahrtskirche, Munich-Sendling, Germania