1

Novara, Teatro Coccia – Rapimenti d’amore

Rapimenti d’amore è l’opera nata su commissione della Fondazione Teatro Coccia di Novara per celebrare l’anniversario dantesco. Ne firma il libretto Davide Rondoni e la musica è composta da Cristian Carrara. Finalità dell’opera è quella di far luce sugli anni della gioventù del sommo poeta, in una Firenze dove un gruppo di giovani di cui è amico si dividono in lotte fra le fazioni di guelfi e ghibellini per insanabili conflitti commerciali ed economici. In questo contesto i personaggi vivono emozioni d’amore e ricercano la bellezza. Dante lo fa in quella poesia che ci rimanda alle atmosfere della Vita nuova, prima che la morte dell’amata Beatrice (che non compare mai nell’opera, ma è come se venisse sempre evocata) gli ispiri la grande impresa della Divina Commedia, sui quali versi iniziali cala il sipario su quest’opera la cui durata supera di poco l’ora.

Si narra dell’amicizia fra Dante e l’amico Guido Cavalcanti, suo maestro di poesia, e della vicenda di Fosca, promessa sposa per un matrimonio combinato e poi rapita per amore da Simone, che finisce per farla innamorare di lui. La drammaturgia del libretto è frastagliata, segue l’onda della suggestione poetica, così come la musica ne riflette la fragile consistenza con un linguaggio sonoro che utilizza un melodizzare impostato su un declamato insistentemente circolare e ripetitivo, con squarci melodici (come nell’aria di Dante del terzo atto, “Le voci che mi porta il tramonto”, uno dei momenti più belli della partitura, quando Dante apprende che la sua Beatrice sta per morire) che si aprono all’interno di questa linea a moto perpetuo richiamante, anche se alla lontana, lo stile di Philip Glass.

A cogliere le sollecitazioni di quest’opera dalla drammaturgia sospesa provvede il bello spettacolo di Andrea Chiodi, che nel firmare regia e scene, mentre i costumi sono di Ilaria Ariemme, pensa a una Firenze tutta bianca, dove la realtà si combina col sogno di bellezza che anima questo gruppo di giovani fiorentini in contrasto con le regole dei padri ricercando un qualcosa di nuovo, che sia esso l’amore o la poesia, per essere appunto “rapiti” da questa vicenda snodata nello spazio neutro che la regia immagina con eleganza su un soppalco delimitato da due gradinate laterali. Solo i colori dei costumi o pochi elementi scenici rompono il biancore di questa Firenze immersa come in un sogno di desideri ideali. E la stessa Beatrice, che non canta ma è muta presenza, appare nello spettacolo su un’altalena, come una bambina che assiste, innocente e pura, a ciò che accade.

Lo spettacolo è l’elemento di forza di questa prima esecuzione assoluta, che il Teatro Coccia ha messo insieme affidandosi a un cast e a una direzione musicale di ottimo livello. Matteo Beltrami fa di tutto per entrare nelle trame di questa musica che dichiara emozioni, ma le distilla con difficoltà; la sua bacchetta, alla testa dell’Orchestra del Teatro Coccia, è lucida e limpida, contribuisce e regalare anima alla fragile inconsistenza che caratterizza una drammaturgia sviluppata su binari paralleli e talvolta intrecciati (Fosca trova l’amore in Simone, mentre Dante lo perde quando apprende della morte di Beatrice), con musica che la veste di note concentrandosi sullo snodo della parola intonata, in un reiterato flusso continuo.

Sulla scena c’è un cast di alto valore. Spicca la Fosca di Sonia Prina, la donna rapita per amore, che con la sua voce di contralto disegna le parole in musica e le carica di quella personalità scenica che le permette di realizzare un personaggio vivo e palpitante, a conferma del livello artistico e stilistico superiore di questa cantante nota a tutti nel repertorio barocco. Più incolore è il suo innamorato, il controtenore Ettore Agati, di bel timbro anche se con qualche suono acerbo in acuto nel caratterizzare il giovane Simone attraversato da quel velo di mestizia che ben si confà alla voce di un falsettista. Ottimo il Dante del baritono Enrico Marabelli, espressivo e musicale, altro elemento di punta di un cast che vede ancora la presenza del valido Lorenzo Izzo, nei panni di Cavalcanti e di Matteo D’Apolito, che bene ricopre i panni del Padre di Fosca, accentuandone la dimensione comica che si annida dietro il vecchio ordine costituito dei padri, opposto ai turbamenti e alle speranze dei giovani fiorentini. Completano il cast Veronica Niccolini, della Accademia AMO del Coccia, nei panni della Serva, e poi ancora Antonio De Gobbi (Padre di Duccio), Chiara Valli (Beatrice) e Mariano Orozco (Randazzo).

Anche questa volta, come era capitato per Il castello di Barbablù, teatro più che semivuoto. Un vero problema, da risolvere urgentemente. Ribadirlo spero non venga inteso per piacer di far polemica, ma come dato di fatto per sollecitare una maggiore attenzione verso le esigenze del pubblico, con scelte meno ricercate e, come si è visto, non sempre ben accette. È giunto il momento di cambiare rotta, diversamente il filo che legava il teatro novarese a una riconquistata qualità produttiva si romperà definitivamente. [Rating:3/5]

Teatro Coccia – Stagione autunno-inverno 2021
RAPIMENTI D’AMORE
Opera in quattro atti su libretto di Davide Rondoni
Musica di Cristian Carrara

Fosca Sonia Prina
Dante Enrico Marabelli
Cavalcanti Lorenzo Izzo
Padre di Fosca Matteo D’Apolito
Simone Ettore Agati
Serva Veronica Niccolini (Accademia AMO)
Padre di Duccio Antonio De Gobbi
Beatrice Chiara Valli
Randazzo Mariano Orozco

Orchestra Teatro Coccia
Direttore Matteo Beltrami
Regia e scene Andrea Chiodi
Costumi Ilaria Ariemme
Luci Ivan Pastrovicchio
Nuovo allestimento del Teatro Coccia
Prima esecuzione assoluta su commissione
della Fondazione Teatro Coccia
In occasione delle celebrazioni di Dante 700
Novara, 21 novembre 2021