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Napoli, Teatro San Carlo – Gala Belcanto con Pretty Yende e Xabier Anduaga

Godibile vetrina di lusso per voci purosangue in passerella ma, anche, rischiosa stringa al tornasole che in una manciata di minuti evidenzia al setaccio, al di là delle varie frecce canore da esibire al proprio arco, pregi o difetti di un ruolo, se non di una modalità di approccio. Tra l’altro in veloce carrellata e, dunque, alla luce di un serrato passaggio di stili e testimoni da scolpire entro un determinato segmento storico.
È l’ormai premiata e frequente formula del Gala Belcanto a più voci, o anche a due soltanto così come proposto dal Teatro San Carlo, stavolta in sala con pubblico debitamente distanziato e in data unica quale appendice del Festival d’estate Regione Lirica, a ricaduta del soppresso Elisir d’amore balneare firmato Michieletto in origine previsto negli ultimi cinque giorni di luglio, pertanto ereditandone tenore e bacchetta entrambi esordienti al Lirico napoletano.

Podio compreso, nell’occasione gli ospiti sotto la lente alle prese con alcune delle pagine virtuose più note tratte dai cataloghi di Gaetano Donizetti e Giuseppe Verdi, in totale, erano tre: il soprano sudafricano Pretty Yende, trentasei anni e gettonata stella di coloratura ascoltata lo scorso dicembre sullo stesso palcoscenico e pari solco con il Gala Mozart e Belcanto ma in differita streaming tv; il ventiseienne tenore basco Xabier Anduaga, talento di primissimo livello segnalato sin dai suoi esordi in Accademia Rossiniana da Alberto Zedda al ROF, vincitore nel 2019 del Concorso Operalia fondato da Placido Domingo e fra i protagonisti del Concerto di Capodanno 2021 al Teatro La Fenice di Venezia, qui alla sua prima sortita partenopea; infine, il maestro Riccardo Frizza, direttore musicale del Donizetti Opera Festival di Bergamo, nome presente fra i maggiori poli nazionali e internazionali della lirica, recentissimo vincitore della terza edizione del Premio Ópera XXI per la direzione della Lucia di Lammermoor all’ABAO Bilbao Ópera nel 2019, per la prima volta alla testa dell’Orchestra del Teatro San Carlo.

Al termine dei novanta minuti di spettacolo e alla resa complessiva dei pregi, la migliore sorpresa arriva dalla prova – sotto tutti gli aspetti superlativa – del giovane Xabier Anduaga. Non solo un originale e bel talento, ma un lirico-leggero di autentica fibra mediterranea, magnifico per la nobile solarità del timbro e per la solidità tecnica di alta scuola, risultando infallibile nell’intonazione, saldo nella proiezione come nel controllo del fraseggio e dei passaggi di registro. Con centri pieni, legati di morbida cantabilità e acuti di petto folgoranti quanto a precisione, lunghezza di fiato e gusto nella tornitura sonora.
I tre numeri cui dà forma con un doppio Donizetti a cornice del Verdi della Canzonaccia del Duca, al di là dei due assieme di cui si dirà a seguire (scena e duetto dall’atto I dell’Elisir “Una parola Adina” e il duetto dall’ultimo atto della Traviata “Parigi, o cara, noi lasceremo”), risultano nelle premesse come negli esiti perfetti a mostrarne la cura nella dizione, la non scontata attenzione per i significanti del testo (rendendone ben intelligibile ogni fonema, rafforzando gli scontri consonantici, esaltando le vocali centrali) e l’aderenza alla partitura, ben ritagliandone la duttilità di emissione fra il lirico-leggero e il lirico pieno. Nella Romanza “cardine” dell’Elisir d’amore (“Una furtiva lagrima”) non solo rende generosa la texture patetico-sentimentale ampliandone, in unione al bravo primo fagotto, lo spianato con la genuinità del corpo dei suoni e la verità dei silenzi-sospiri, ma vi innesta ad esempio con non comune intelligenza accanto all’oscillazione tonale anche una peculiare diffrazione velando tinte e dinamiche, rendendo così chiarissima la percezione di un amore teneramente in bilico fra realtà e illusione. Quanto alla precisione, basti la scansione al millesimo – anche questa altrove risolta in glissando – delle ventiquattro note che formano il melisma posto a sigillo. E su una prospettiva d’intenti più centrata riporta anche il dinamismo con cui anima il tre ottavi della sua Canzone cult “La donna è mobile” dal terzo atto del Rigoletto, spingendo la metrica sulla baldanza dei quinari d’ogni sorta, ben marcando accenti, acciaccature e terzine, quindi svettando con virile brio in un lungo e sonoro si naturale all’acuto – come da rito aggiunto – dopo un’ulteriore, breve gruppetto di passaggio. Poi, il binomio di stile raffinato e fuoco d’artificio con l’aria “Ah mes amis … pour mon âme” dalla donizettiana Fille du régiment, vertice della serata che Xabier Anduaga ridisegna con slancio terso e stentoreo, fino a trionfare con l’attesa infilata dei suoi nove, saldi e fierissimi do di petto.

Sostanzialmente molto diversa la prova di Pretty Yende, uscita al proscenio indossando un vistoso abito da farfalla per foggia, trasparenze e applicazioni sul lungo strascico in tulle bianco con ricami corallo. E proprio come una farfalla, ha volato con la sua solita disinvoltura estrema fra altezze siderali e fioriture mozzafiato. Tuttavia sorvolando, qua e là, sulla pertinenza di stile, sugli approfondimenti testuali e drammatici, sulla precisione di note e durate. Dotata per sua natura di un colore luminoso e rotondo, nonché di una impressionante facilità di emissione soprattutto in zona acuta e sovracuta, la Yende corre veloce privilegiando lo sfavillìo spettacolare di trilli, salti, arpeggi e picchettati, ma non di rado lasciando indietro la cura del bel suono, le sfumature di colore se non, talvolta, la stessa centratura di note e intonazione. Un miracolo della natura che infatti non può non strabiliare e che, vantando tanta facile agilità, si fa fatica a perdonare nelle emissioni crescenti, nelle mancate rifiniture o nell’assenza di scavo drammatico. Nell’ultimo cantabile (“Prendi per me sei libero”), con ampio tempo di mezzo (anche qui notevole il contributo del Nemorino di Xabier Anduaga) e relativa cabaletta (“Il mio rigor dimentica”) al numero nove dell’Atto II dall’Elisir, la sua Adina tratteggia un altissimo arco melodico ad esempio incrinato in coda da un paio di note di passaggio fuori fuoco per poi lanciarsi con grande bravura nell’Allegro di un fioritissimo distico finale. In via analoga stacca dal Rigoletto la sua grande aria (“Caro nome”) su tonalità difforme e crescente rispetto alla linea del flauto (l’ottimo Bernard Labiausse) per poi distillarne l’argento fra dolcezze melodiche, in verità sempre un po’ vitree, e limpide colorature. E così la sua Violetta che, a seguire, poco palpita fra parole e interiezioni ma sfida e tiene testa come poche ai pentagrammi fra arpeggi, salti, trilli e rilucenti puntature all’acuto (a segno il re bemolle e il mi bemolle finale) della sua prima grande scena e aria “È strano …. Sempre libera”.

Significativo a tal merito il confronto nei pezzi d’assieme: lei è colore, luce, squillo sempre un po’ vetroso e meccanico mentre lui è stile e cuore, portamento, cura del dettaglio stando già solo alla scena e duetto dell’atto I (“Una parola o Adina”) dell’Elisir, in apertura, laddove la sua Violetta resta indietro rispetto all’Alfredo di Anduaga non solo per quota drammatica ma anche nella coerenza espositiva della linea del canto. Nel duetto “Parigi, o cara”, replicato al termine come omaggio fuori programma (avremmo preferito la replica dell’aria di Tonio), Pretty Yende serra e introietta tutta la prima parte in piano fra i denti, restando comunque anche a seguire in superficie rispetto alla viva plasticità conferita invece dal tenore.

Da parte sua Riccardo Frizza, per la prima volta come si diceva alla guida dell’Orchestra della Fondazione, ben sostiene le voci e tiene il passo con la carrellata di estratti puntando, più che al dettaglio, al lavoro d’insieme e al grande effetto. Di qui, stando anche alla Sinfonia dal Don Pasquale, alla rapinosa Sinfonia dalla Luisa Miller e al Preludio dall’Atto III della Traviata, un rilievo al gioco dei contrasti e una speciale attenzione per le velocità spigliate. Dopo tutto, in esatta sintonia con la brillante patinatura da gala o gara di Belcanto. [Rating:3/5]

Teatro San Carlo / Progetto Regione Lirica
GALA BELCANTO
Musiche di Gaetano Donizetti e Giuseppe Verdi

Soprano Pretty Yende
Tenore Xabier Anduaga

Orchestra del Teatro di San Carlo
Direttore Riccardo Frizza

Napoli, 24 luglio 2021