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Milano, Teatro alla Scala – Theodora (con Oropesa, DiDonato e Spyres)

Serata davvero memorabile quella a cui abbiamo assistito sabato 20 novembre al Teatro alla Scala. Sui leggii vi era l’oratorio di Georg Friedrich Händel Theodora, penultimo capolavoro sacro del compositore. Monumento musicale dal pathos calmo e sereno, nonostante l’argomento decisamente scabroso (la martire Theodora verrà relegata in un lupanare prima di venire mandata al supplizio) che necessita, quali protagonisti, di cinque autentici fuoriclasse. La prima esecuzione, a Londra il 16 marzo 1750, vide brillare fra gli altri il celeberrimo castrato Gaetano Guadagni.

Gran parte della festosissima accoglienza, l’altra sera alla Scala, è stata merito dell’eccezionale cast assemblato che poteva vantare alcuni fra i migliori specialisti di questo genere di repertorio: il soprano Lisette Oropesa, il mezzosoprano Joyce DiDonato, il tenore Michael Spyres, il baritono John Chest e il controtenore Paul-Antoine Bénos-Djian. Va subito detto che su tutti hanno planato come aquile le due voci femminili, anche in virtù del fatto che a loro Händel dedica le arie più belle e cariche di emozione dell’intera partitura. Fra Lisette Oropesa (Theodora) e Joyce DiDonato (Irene) si è ingaggiata, infatti, quasi una gara di bravura. Entrambe musicalissime e dalla linea vocale flessibile e pulitissima. Se, lievemente, alla DiDonato il passare del tempo ha lasciato qualche traccia nella ricchezza degli armonici, la voce della Oropesa è invece risuonata ricchissima in tutta la gamma, unita a una espressività gestuale nella quale era evidente l’esultanza di cantare. Joyce DiDonato ha interpretato da par suo la struggente aria “As with Rosy Steps the Morn” (forse il vertice di questo oratorio) con stupende emissioni a mezzavoce e notevoli affondi nel registro grave. Entrambe hanno poi sfoggiato “messe di voce” e variazioni ben eseguite.

Fin dal suo primo recitativo il tenore Michael Spyres (Septimius) ha denotato grande sicurezza e controllo vocale ed è stato bravissimo nell’alternare emissioni chiare e dolci ad altre più corpose e piene. Eccellenti erano anche i difficili trilli e le agilità. Bravo pure  il baritono John Chest (Valens). Anche se il ruolo non gli permetteva di brillare, ha lasciato intendere bel timbro e buone agilità. Un cast di tale levatura avrebbe forse meritato un controtenore di altissima caratura tecnica visto che oggi, per fortuna, le voci dei falsettisti hanno raggiunto vette notevoli. L’emozionato Paul-Antonie Bénos-Djian (Didymus) non vantava timbro memorabile. La sua voce suonava piuttosto vuota e artefatta in basso, anche se il registro acuto era abbastanza sicuro.

Un po’ interlocutoria la direzione del giovane Maxim Emelyanychev, che tempestava anche al clavicembalo. Direzione efficientissima, la sua, considerati gli ottimi coro e orchestra Il Pomo d’Oro, ma piuttosto secca e puntuta e stranamente avara di pathos e commozione. [Rating:4.5/5]

Teatro alla Scala – Stagione 2021/22
THEODORA HWV 68
Oratorio in tre parti per soli, coro e orchestra
Musica di Georg Friedrich Händel

Theodora Lisette Oropesa
Irene Joyce DiDonato
Septimius Michael Spyres
Valens John Chest
Didymus Paul-Antoine Bénos-Djian
Messaggero Massimo Lombardi

Orchestra e Coro Il Pomo d’Oro
Direttore Maxim Emelyanychev
Clavicembalo Maxim Emelyanychev
Milano, 20 novembre 2021