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Milano, Teatro alla Scala – Il barbiere di Siviglia

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Pochi tenori del passato e del presente sono, o sono stati, in grado di eseguire per esteso il ruolo del Conte d’Almaviva nel rossiniano Barbiere di Siviglia. Il rondò finale del nobile personaggio, attraverso il quale il sedicente Lindoro svela infine la propria identità, fu per lunghissimo tempo eliminato stante la difficoltà di trovare un tenore in grado di eseguire con bravura e scioltezza le difficili agilità previste dall’autore, un probabile omaggio alle eccelse capacità virtuosistiche di Manuel Garcìa, primo interprete del ruolo. In verità, durante gli anni Cinquanta e Sessanta vi furono alcuni tentativi discografici di ripristinare l’intera scena finale nella sua compiutezza, ma né Cesare Valletti (nell’edizione diretta da Erich Leinsdorf) né Ugo Benelli (in quella diretta da Silvio Varvisio) riuscirono pienamente nell’intento. Si dovette attendere la piena Rossini renaissance, affinché, per merito di Rockwell Blake prima e di Juan Diego Flòrez dopo, il Conte d’ Almaviva tornasse a essere il vero protagonista del capolavoro rossiniano, come forse era nell’intenzioni dell’autore. Dopo di allora molti altri tenori si sono cimentati con le micidiali fioriture di “Cessa di più resistere”. Del resto, con la piena consapevolezza a cui ci hanno abituato le “edizioni critiche”, avrebbe senso eseguire oggi il Barbiere di Siviglia in versione monca amputandone parte del finale?

È con vero piacere, dunque, che si saluta il nuovo allestimento accolto con grandissimo successo al Teatro alla Scala. Esecuzione integrale (a parte qualche piccolo recitativo tagliato) modellata sull’edizione critica a cura di Alberto Zedda. Forte di un cast vocale dall’omogenea caratura rossiniana, Il barbiere di Siviglia diretto da Riccardo Chailly ha conquistato tutti. In primis per la direzione d’orchestra di Chailly, elegantissima, chiaroscurata e persino meditativa, dai crescendo vaporosi e mai esibiti, dalla capacità di gettare una luce nuova su pagine celeberrime e quasi consumate dall’uso come la celebre “Calunnia” di Don Basilio o l’aria della lezione di Rosina (“Contro un cor”) delibata con calma, arricchita da annotazioni maliziose e languorose. Nella sinfonia e nei finali d’atto, forse, l’illustre direttore milanese rinuncia all’astratta implacabilità che hanno reso celebri alcune storiche esecuzioni, ma l’aplomb è sempre assicurato. Vero è che raramente un direttore d’orchestra può contare su cinque prime parti vocali così ben assortite ed equilibrate, soprattutto in una esecuzione dal vivo, eppure proprio questo è accaduto l’altra sera alla Scala.

Maxim Mironov, nel ruolo di Almaviva, è forse oggi la migliore voce tenorile rossiniana in carriera. Pur non dotato di acuti squillanti e penetranti, Mironov possiede tutte le note del ruolo, sgrana le agilità con precisione e senza meccanicità, pronuncia perfettamente l’italiano, è chiaroscurato nel fraseggio e nelle dinamiche. Abbiamo cosi un Conte capace di sbalordire nel citato rondò finale, ma anche suadente e davvero amoroso nella bellissima Canzone “Se il mio nome saper voi bramate”, vertiginoso nella cadenza con Rosina che suggella lo splendido “Ah qual colpo inaspettato” magnificamente concertato da Chailly. La sua Rosina, Svetlina Stoyanova, subentrata a metà delle prove, lo seduce con accenti languidi e quasi fanciulleschi. La voce chiara e flessuosa di questo mezzosoprano ben si addice a una protagonista molto femminile e poco accentratrice. Trilli e agilità sono tutti presenti all’appello.
Salutato con molto calore dal pubblico Mattia Olivieri è un Figaro sonoro e mercuriale. Ottimo attore, sottolinea con efficacia l’improntitudine del personaggio, e sa rendere i suoi duetti con il Conte e con Rosina elettrizzanti. Marco Filippo Romano è un Don Bartolo praticamente perfetto. Bravissimo nella rapidissima sillabazione della sua frenetica aria non calca mai la mano sotto l’aspetto grottesco che pure, a tratti, il personaggio possiede. Nicola Ulivieri, infine, è un tonante Don Basilio. Efficaci e puntuali Lavinia Bini quale Berta e Costantino Finucci come Fiorello e Un ufficiale.

Una volta tanto la regia scorre leggera e dinamica, con una evidente radice nella tradizione operistica eccellente del passato, con quei fondali dipinti e l’uso dinamico dei cambi di scena e delle quinte sempre in movimento. Leo Muscato, qui alla sua ventunesima opera lirica, viene dalla regia di prosa, e si vede dall’uso scaltro del palcoscenico e dell’attrezzeria di scena, dalla capacità di usare gli spazi e l’attorialità dei cantanti, senza mai cadere in facili gag e inutili e scomposte caricature. Finalmente un regista della nuova generazione che dialoga col passato senza però scardinarlo a favore di una illogica e vuota creatività, ma creando un godibilissimo gioco di scatole cinesi (anzi di “bauli” cinesi) dove però la trama si dipana senza sosta, in un divertente gioco metateatrale efficacissimo, ambientato dentro e fuori la scena di un teatro d’opera. Un teatro nel teatro di rara raffinatezza grazie anche a scene (Federica Parolini) e costumi (Silvia Aymonino) sempre pertinenti e ben calibrati. Un tentativo riuscito, insomma, di portare avanti con intelligenza e senza volgarità una tradizione artigianale che in tanti giovani registi stanno dimenticando, contribuendo con il loro presunto rinnovamento alla decadenza della regia d’opera. Da menzionare il corpo di ballo maliziosamente en travesti che sollecita Rosina nel ballo e interpreta in modo nuovo e travolgente la scena del temporale.

Teatro alla Scala – Stagione 2020/21
IL BARBIERE DI SIVIGLIA
Dramma comico in due atti su musica di Gioachino Rossini
Libretto di Cesare Sterbini dalla commedia Le barbier de Séville
di Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais

Il conte d’Almaviva Maxim Mironov
Bartolo Marco Filippo Romano
Rosina Svetlina Stoyanova
Figaro Mattia Olivieri
Basilio Nicola Ulivieri
Berta Lavinia Bini
Fiorello /Ufficiale Costantino Finucci

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala
Direttore Riccardo Chailly
Maestro del coro Alberto Malazzi
Fortepiano Paolo Spadaro Munitto
Regia Leo Muscato
Scene Federica Parolini
Costumi Silvia Aymonino
Luci Alessandro Verazzi
Coreografia Nicole Kehrberger
Nuovo allestimento

Milano, 30 settembre 2021 

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