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Milano, Teatro alla Scala – Così fan tutte

Così fan tutte. O forse no. Davvero una velata tinta di misoginia permea la sublime partitura di Mozart-Da Ponte come vorrebbero alcuni? Non lo crediamo affatto. A essere messi alla berlina non sono solo le due dame ferraresi del libretto (a quanto si narra ispirate a due “reali” dame triestine), ma tutti gli amanti e gli amati, a qualsiasi sesso essi appartengano. Comunque sia, ogni volta che ci si confronta con un simile capolavoro, musicale e drammaturgico, si resta quasi tramortiti da tanta bellezza. A maggior ragione se la messa in scena a cui abbiamo assistito riesce a restituirci intatto il clima, sospeso e quasi fiabesco, della iconica vicenda, fatta di inganni, travestimenti e scambi di identità.

Lo storico allestimento, affidato alla regia di Michael Hampe e alle scene di Mauro Pagano, che il Teatro alla Scala ha trasmesso in streaming sabato 23 gennaio (a da noi seguito in teatro), appartiene al ristretto numero di spettacoli che non ci si stanca mai di rivedere. A quasi quarant’anni dal debutto (Salisburgo 1983) e dopo numerose riprese, fra le quali indimenticabili quelle dirette da Riccardo Muti proprio alla Scala con una straordinaria Daniela Dessì nel ruolo di Fiordiligi, riesce ancora a stupire e coinvolgere. Nessuna insopportabile gag per cercare di rendere più divertente la vicenda, nessun spostamento temporale nell’onanistico tentativo di “attualizzarla”. Napoli, sullo sfondo e nelle bellissime scenografie, è proprio la Napoli del monastero di Santa Chiara e di Posillipo. La feluca dalle vele rosse che trasporta in scena i due “giovani albanesi” è proprio quella dei nostri sogni. Doveroso, dunque, riproporre questa produzione anche se sotto l’aspetto musicale non tutto procede come dovrebbe.

Era in previsione che a dirigere Così fan tutte fosse Antonio Pappano, ma l’illustre direttore d’orchestra, causa pandemia, è stato costretto a declinare l’incarico. A sostituirlo è stato chiamato Giovanni Antonini che al Teatro alla Scala ha recentemente concertato un’ottima edizione del Giulio Cesare di Händel. Direttore specializzatosi nel repertorio barocco, Antonini fatica però a trovare il giusto passo teatrale con Mozart. La sua direzione, tutta in bianco e nero, privilegia i momenti più concitati e frenetici (belli i finali d’atto infatti), ma stenta a rendere appieno il clima patetico e struggente di tanti momenti sublimi, mozartianamente sublimi, quali il terzetto “Soave sia il vento” (particolarmente sgraziato) o il duetto fra Ferrando e Fiordiligi nel secondo atto. Di sensualità, e di erotismo, nemmeno l’ombra. Sembra che al direttore interessi solo il gioco cinico di Don Alfonso e di Despina, almeno questa è la sensazione che ci comunica. Laddove l’arcaismo di certe arie “di furore” o “di paragone” vengono amabilmente prese in giro dal compositore, la direzione di Antonini sembra invece trovarsi a proprio agio, come nell’irresistibile “Come scoglio” intonato di Fiordiligi.

Ed è proprio Fiordiligi il miracolo della serata a cui abbiamo assistito, poiché Eleonora Buratto è fra le pochissime a non scendere a patti con la difficilissima scrittura vocale che Mozart ha previsto per questo ruolo. Voce opulenta, sonora anche nelle molte discese al registro grave, la Buratto è a suo agio pure nel difficilissimo “canto di sbalzo” della sua seconda aria “Per pietà mio ben perdona”. Al suo fianco gli altri interpreti paiono piuttosto pallenti e convenzionali. Non tanto il Guglielmo di Alessio Arduini, fra l’altro molto bravo scenicamente, o il sarcastico Don Alfonso di Pietro Spagnoli, quanto le altre due voci femminili. La Dorabella di Emily d’Angelo, molto corretta, non vanta timbro significativo e nei duetti viene spesso eclissata dalla voce ben più sonora della Buratto. Federica Guida, nel ruolo di Despina, ricicla poi la solita subrettina dalla voce bianchiccia ed è pure in palese disagio nei due travestimenti. Difficilmente si vedrebbe in lei il riflesso speculare di Don Alfonso come vorrebbe una lettura “alla de Laclos” della vicenda. Resta infine da sottolineare la prova volonterosa di Bogdan Volkov nel ruolo di Ferrando. Il tenore russo si impegna nei recitativi e nei duetti, ma giunto alla eccelsa (e difficilissima, conveniamone) aria “Un’aura amorosa”, in alcuni passaggi rimane senza fiato. [Rating:3.5/5]

Teatro alla Scala – Stagione 2020/21
COSÌ FAN TUTTE
Dramma giocoso in due atti
Libretto di Lorenzo da Ponte
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart

Fiordiligi Eleonora Buratto
Dorabella Emily d’Angelo
Guglielmo Alessio Arduini
Ferrando Bogdan Volkov
Despina Federica Guida
Don Alfonso Pietro Spagnoli

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala
Direttore Giovanni Antonini
Regia Michael Hampe ripresa da Lorenza Cantini
Scene e costumi Mauro Pagano
Light Designer Marco Filibeck
Milano, 23 gennaio 2021