Milano, Teatro alla Scala – Concerto sinfonico diretto da Lorenzo Viotti

Il dualismo che contrassegna le sinfonie di Johannes Brahms si identifica solitamente nella opposizione fra romanticismo e classicismo, psicologismo e senso della forma, grandiosità e intimità. La visione di Lorenzo Viotti, che sabato 9 gennaio ha diretto l’Orchestra della Scala nella Sinfonia n. 3 in fa magg. (qui il video del concerto), si incentra soprattutto sul contrasto fra slancio del cuore e freno della ragione: il trentenne direttore svizzero pone infatti questo lavoro, datato 1883, in relazione all’amore disperato e impossibile del compositore tedesco per Clara Schumann, traducendolo, in termini musicali, nel dualismo fra tensione lirica e rigore strutturale.

Nel Brahms di Viotti non troviamo l’impronta tardo romantica legata a quella tradizione interpretativa che, per limitarci ai direttori italiani, ha avuto in Giulini l’ultimo rappresentante di rilievo. Nessuna traccia, nella sua esecuzione, di retorica o magniloquenza ottenuta attraverso un fraseggio allargato: l’imponenza sonora e la solennità cedono il passo all’analisi testuale e a una lettura libera da vincoli con il passato. Viotti predilige le sonorità agili, leggere, a tratti perfino trasparenti, e restituisce l’atmosfera drammatica e i rovelli di alcuni momenti grazie a una mobilità continua delle sfumature timbriche, dinamiche e agogiche. Lo si intuisce fin dall’attacco delle misure iniziali dell’Allegro con brio, dove più che tragico fatalismo e disperazione, percepiamo un’inquietudine intima mista a energia, che prosegue nel cullante secondo tema e nel resto del movimento seguendo le linee di un disegno danzante e scorrevolissimo. Ne esce un Brahms ricco di umori, che procede tra scatti vigorosi, inquietudini, colloquiale amabilità, malinconie e anche languori, come nel celeberrimo terzo tempo, Poco Allegretto: qui l’impronta di Viotti è davvero languida, quasi compiaciuta, pur senza concessioni a sdolcinatezze o ombreggiature crepuscolari. Nell’ultimo movimento la risoluzione dei contrasti, raggiunta attraverso il susseguirsi continuo di spunti, variazioni e intrecci, diventa un campo aperto di forme e intenzioni che si incrociano e si dissolvono: uno sgargiante e mutevole gioco musicale, a tratti anche aspro e drammatico, ma dall’esito confortante, che non lascia spazio all’amarezza malinconica e struggente di una interpretazione decadente, rimanendo forte, vitale, pieno di giovanile energia. L’Orchestra della Scala asseconda il giovane direttore con duttilità e precisione, sfoggiando tinte ora aeree, ora calde e pastose.

Nella seconda parte del concerto scaligero Viotti propone la Sinfonia n. 7 in re minore op. 70 di Antonin Dvořák, un lavoro del 1884/85 in cui è notoria l’influenza della Terza di Brahms e che oscilla tra l’evidente, illustre modello e i rimandi al folclore ceco, certo più limitati rispetto ad altri lavori, ma ben evidenti nel terzo movimento. Anche qui Viotti offre una lettura senza effettismi fine a se stessi, tutta lavorata all’interno di calcolati equilibri, fluttuante tra inquietudine e serenità, tra tensioni e distensioni pastorali: un’interpretazione mobile e carica di suggestione, quasi si trattasse di una specie di rapsodia che tende alla forma perduta della grande sinfonia classica. Di particolare effetto la resa del terzo movimento, uno Scherzo che in realtà è un impetuoso furiant (danza popolare ceca) basato sull’utilizzo di temi boemi rigenerati dalla fantasia e che il giovane direttore intende caricare di connotazioni sinistre, quasi luciferine. Centrato espressivamente anche il finale della Sinfonia, in cui Viotti coglie il proposito di Dvořák di descrivere l’ansia di libertà e la rabbia ostinata del popolo ceco che oppone resistenza all’oppressore asburgico. Il tutto esprimendo un senso di positività e ottimismo senza cadute retoriche, ma con quella felice nonchalance capace di ricondurre con misura anche i momenti magniloquenti alle loro reali ragioni musicali. Da segnalare infine la fresca, energica e coinvolgente esecuzione fuori programma della Danza ungherese n. 1 di Brahms. [Rating:4.5/5]

Teatro alla Scala – Stagione 2020/21
CONCERTO SINFONICO

Johannes Brahms Sinfonia n. 3 in fa magg. op. 90
Antonin Dvořák Sinfonia n. 7 in re min. op. 70

Orchestra del Teatro alla Scala
Direttore Lorenzo Viotti

Live streaming da Milano, 9 gennaio 2021