Chiudi

Milano, Teatro alla Scala – Concerto diretto da Riccardo Chailly con Lise Davidsen

Condivisioni

Dunque sarebbe nata una nuova stella. Per la verità già nota su alcuni palcoscenici internazionali, compreso il Metropolitan di New York, Lise Davidsen ha finalmente fatto il suo debutto al Teatro alla Scala durante il bel concerto di “riapertura” al pubblico (seppur contingentato e limitato a 500 presenze) dopo i funesti mesi della pandemia che ha terribilmente penalizzato i teatri e i cinema. Serata ghiotta e vetrina illustre per il giovane soprano norvegese, da taluni già incautamente proclamata erede dell’illustrissima Birgit Nilsson, forse perché entrambe nate fra gli iperborei.

Diretta con palese affetto e sagacia da un Riccardo Chailly in ottima forma, la Davidsen ha spaziato da Purcell a Čajkovskij, da Wagner a Strauss, concedendosi quindi al sole italico per un “Pace, pace mio Dio” dalla verdiana Forza del destino. Voce ben salda nel registro acuto, freddina come impasto ma musicalissima, un po’ vuota in basso e nei centri, Lise Davidsen ha trionfato nel compositore a lei più congeniale, ossia Wagner, ma non ha deluso nemmeno nel resto. L’ascolto dal vivo conferma che la cantante norvegese possiede un limpido strumento da soprano lirico-lirico spinto, potente nella gamma acuta, un po’ opaco nel resto.

Dopo un bellissimo, e giustamente funebre, coro “Patria oppressa” dal Macbeth di Verdi, Chailly e la cantante hanno centellinato il sublime lamento di Didone da Dido and Aeneas di Henry Purcell. Non giureremmo che questo sia il loro repertorio più adatto, anche perché la filologia imperante ha ricollocato una simile pagina nella giusta prospettiva musicale. Dopo un tempestoso Preludio dalla Dama di picche di Čajkovskij, ecco la Davidsen cimentarsi con la patetica aria di Liza, affrontata con bel piglio ma non molto pathos espressivo. Meglio ha fatto la cantante nel monologo dalla Arianna a Nasso di Richard Strauss, eseguito dopo un esplosivo Preludio dai wagneriani Maestri cantori di Norimberga. Il Wagner di Chailly, così come il suo Verdi, è certamente encomiabile per la bellezza del suono, l’afflato lirico, la passionalità che lo pervade.

Una tumultuosa esecuzione della Sinfonia dalla Forza del destino ha fatto da introduzione al fatale incontro fra Lise Davidsen e Giuseppe Verdi. L’aria “Pace, pace mio Dio” era già stata incisa dalla cantante in un recente recital discografico (qui la recensione di Connessi all’Opera). La scarsa articolazione della lingua italiana, un certo impaccio nel fraseggio, avevano destato parecchie perplessità. Alla Scala, evidentemente ben preparata da Chailly, il soprano ha invece sorpreso per la maturazione interpretativa avvenuta: la voce si è piegata a belle modulazioni, il difficilissimo salto in pianissimo su un si bemolle alle parole “Invan la pace” è ben realizzato. La frenetica conclusione ha convinto pienamente.

La spettacolare interpretazione dell’Ouverture del Tannhäuser ha poi fatto da preludio a un altro momento vocalmente magico con l’esecuzione dell’aria di Elisabeth “Dich, teure Halle”. Il concerto (visibile su RaiPlay) si è poi chiuso sulle dolenti note del “Va’, pensiero”, come sempre magistralmente cantato dal coro scaligero istruito da Bruno Casoni

Teatro alla Scala – Stagione 2020/21
CONCERTO PER IL 75° ANNIVERSARIO
DELLA SCALA RICOSTRUITA
Musiche di Verdi, Purcell, Čajkovskij, Wagner, R. Strauss

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala
Direttore Riccardo Chailly
Soprano Lise Davidsen
Milano, 10 maggio 2021

image_print
Connessi all'Opera - Tutti i diritti riservati / Sullo sfondo: National Centre for the Performing Arts, Pechino