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Macerata Opera Festival 2021 – Aida

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Un’Aida senza riferimenti espliciti all’antico Egitto, senza piramidi e geroglifici, senza carri e cavalieri, non è una novità. E nemmeno lo è un’Aida che sceglie di far ruotare gli eventi intorno al tema dello sfruttamento dell’Africa da parte del mondo occidentale. Già Modest Mussorgskij parlò di “Spettacolo di inaudita potenza nella raffigurazione dei denti affondati nel sangue africano…” e, nel 1993 lo studioso Edward W. Said in un capitolo del discusso Culture and Imperialism, spiegava che la spettacolarità esotica di Aida nascerebbe con una funzione precisa: distrarre lo spettatore europeo per anestetizzarne la coscienza rispetto alle sopraffazioni della politica coloniale. Nel febbraio scorso, ha suscitato un’onda di indignazione l’allestimento parigino del capolavoro di Giuseppe Verdi firmato dalla regista Lotte De Beer all’Opéra Bastille, in merito al quale rimando alle illuminanti riflessioni di Roberto Mori (qui il link).

A Macerata, per l’edizione di Aida del centenario dalla prima rappresentazione operistica nello spazio dello Sferisterio, si è scelto di affidare la regia a Valentina Carrasco. La regista argentina, partendo dall’occasione per la quale l’opera viene commissionata a Verdi, ovvero l’inaugurazione del canale di Suez, nell’intervista annessa al programma di sala dichiara che non le interessa “sostenere che Aida abbia come fine ultimo la denuncia della conquista coloniale (…). Sono partita dal contesto storico sociale dell’epoca di Verdi, che si è sempre riferito a conflitti universali incardinati nella sua epoca (…) Identifico tre gruppi sociali, gli europei coloniali e gli alti dignitari ottomani, gli egiziani e le popolazioni subsahariane. Di sicuro Aida rivela più legami con questi temi che con le piramidi”. Così, nella visione di Carrasco non c’è il canale di Suez, ma un grande oleodotto che serve a sottrarre all’Africa l’oro nero, il petrolio. “L’idea dell’oleodotto – spiega ancora la regista – mi è sembrata calzante, un mezzo tecnico su cui si continuano ad addensare le guerre di oggi”.
Una visione chiara, non priva di coerenza e sviluppata in modo interessante e non banale dalla Carrasco, anche se non sono mancate delle incongruenze (Amneris che a inizio quarto atto vorrebbe incontrare Radames prigioniero e prima si vede sbarrare la strada da un soldato, poi ordina allo stesso soldato di condurre l’uomo alla sua presenza…). L’ambientazione non è tuttavia quella dell’anno della prima, il 1871. Piuttosto è quella della prima Aida a Macerata, ovvero il 1921. Lo cogliamo in particolare dai bellissimi costumi di Silvia Aymonino, così elegantemente decò, soprattutto per quel che concerne Amneris e il suo seguito. Le scene di Carles Berga si limitano alle dune desertiche sulle quali si muovono i personaggi, poi sovrastate dalle imponenti tubature dell’oleodotto, introdotte – facile intuirlo – nella scena del trionfo e che nell’ultimo atto si fanno anche prigione per i due amanti. Non mancano scene suggestive: quella della consacrazione nel primo atto, ad esempio, con i ballerini che sembrano spiriti del deserto che prendono vita dalla sabbia, e poi ancora lo stesso trionfo, con il balletto trasformato in un agonico confronto tra africani e occidentali (belle le coreografie di Massimiliano Volpini, efficaci le luci di Peter van Praet). Nel complesso, uno spettacolo che si fa apprezzare pur non presentando tratti di sconvolgente novità.

Sul fronte musicale, Francesco Lanzillotta sceglie una via mediana tra la dimensione intimistica dell’opera e la sua indiscutibile vocazione trionfale: si apprezzano così sonorità improntate a un lirismo sognante ora estatico ora sensuale, dove la morbidezza non esclude l’accento vibrante, mentre la cornice di favolistica immaginazione drammatica vive di un fraseggio curato e di uno spiccato dinamismo, con un ampio ventaglio di scelte agogiche.

Maria Teresa Leva torna a cantare Aida dopo averla interpretata nei teatri del circuito lombardo nella versione “pocket opera” di Zeffirelli: la sua è sempre una lettura sbilanciata sul fronte squisitamente lirico. Il soprano ha il merito di venire onorevolmente a capo dei grandi spazi dello Sferisterio, dove i pianissimi ai quali piega la sua voce sono ben proiettati e sostenuti. La sua interpretazione – anche nei movimenti registici – è sempre quella di un personaggio remissivo, vittima della sorte, perdente. Tutt’altra pasta rispetto al dramma vissuto dalla rivale Amneris, una Veronica Simeoni incisiva nell’accento e scenicamente potente, pur se vocalmente non sempre a suo agio. Il timbro – lo sappiamo – è bello, ma corposo e consistente nella parte medio alta, mentre per la principessa egizia servirebbe la stessa incisività anche nei gravi. Radamès ha il timbro schiettamente tenorile e la fresca comunicativa di Luciano Ganci: si percepisce una certa rigidità, soprattutto nell’esordio, con un “Celeste Aida” non pienamente soddisfacente. L’interprete recupera nel corso della serata, facendo leva sulla bellezza del timbro e sulla ricerca di un fraseggio che non si limiti alla dimensione stentorea. Ottimo l’Amonasro di Marco Caria, sia vocalmente che scenicamente sempre a fuoco, così come hanno fatto molto bene i due bassi: Fabrizio Beggi (il Re) e Alessio Cacciamani (Ramfis, qui nelle vesti di una sorta di Khomeini/ Bin Laden a capo di una sanguinaria setta talebana). Francesco Fortes è un apprezzabile Messaggero mentre la sacerdotessa di Maritina Tampakopoulos è davvero notevole per ampiezza e pregio timbrico. Eccellente, soprattutto nella sezione maschile, il Coro Lirico Marchigiano istruito da Martino Faggiani, così come si sono fatti apprezzare – e non è affatto semplice in uno spazio aperto – gli ottoni del complesso di palcoscenico Banda “Salvadei”.

Arena Sferisterio – Macerata Opera Festival 2021
AIDA
Opera in quattro atti di Antonio Ghislanzoni
Musica di Giuseppe Verdi

Il Re Fabrizio Beggi
Amneris Veronica Simeoni
Aida Maria Teresa Leva
Radamès Luciano Ganci
Ramfis Alessio Cacciamani
Amonasro Marco Caria
Un messaggero Francesco Fortes
Una sacerdotessa Maritina Tampakopoulos

Orchestra Filarmonica Marchigiana
Complesso di palcoscenico “Banda Salvadei”
Coro lirico marchigiano “Vincenzo Bellini”
Direttore Francesco Lanzillotta
Maestro del coro Martino Faggiani
Regia Valentina Carrasco
Scene Carles Berga
Costumi Silvia Aymonino
Luci Peter Van Praet
Coreografie Massimiliano Volpini

Nuovo allestimento dell’Associazione Arena Sferisterio

Macerata, 23 luglio 2021

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