Firenze, Teatro del Maggio – Rigoletto

Per tutti i frequentatori del Teatro del Maggio, vecchi o giovani che siano, il Rigoletto passato alla storia è quello del 1984: per il Festival numero 47 fu programmato un nuovo allestimento di Jurij Ljubimov che destò alquanto scalpore all’epoca, tanto da non essere più ripreso e sostituito con la più rassicurante regia di Cobelli. Ancora oggi tantissimi appassionati la ricordano specialmente per la scena in cui Gilda si dondolava su un’altalena e anche chi non c’era conosce la foto che immortala quel momento; l’eroina del dramma era interpretata in quell’occasione da Edita Gruberova che in quegli anni appariva sovente sulle scene fiorentine. Sorprende dunque che alla prima di questa produzione di Rigoletto, all’indomani della notizia della morte della diva slovacca, nessuno salga sul palco a ricordarla ma appaia giusto un cartello nel foyer per dire che la recita in questione viene dedicata alla sua memoria. Ciò è strano soprattutto per quell’Alexander Pereira che a Zurigo le ha fatto fare tutti i ruoli di Belcanto possibili, dalla Semiramide del 1992 a La Straniera, ultima produzione allestita apposta per lei nel 2013; da lui ci si aspettava un doveroso omaggio a una personalità di tale calibro, ma la recita inizia invece come se niente fosse.

Si alza dunque il sipario anche per il pubblico sull’allestimento di Rigoletto firmato Davide Livermore, preparato per lo streaming lo scorso inverno e da noi recensito (qui il link,) e adesso ripreso per tre recite, marcando così anche l’apertura dei teatri alla capienza completa. L’impressione complessiva migliora rispetto al febbraio scorso, ma rimane tuttavia l’idea di uno spettacolo riuscito a metà. L’ambientazione gangster, ripresa da un famoso spettacolo di Jonathan Miller di 40 anni fa, può funzionare nel primo atto in cui non mancano anche soluzioni interessanti, ma già nella seconda scena con Gilda in lavanderia appare avere poco senso, al netto di alcune soluzioni sicuramente efficaci (la ragazza che canta “Caro nome” attorcigliandosi attorno a un lungo velo preso da una lavatrice, mentre sogna di indossarlo verso l’altare). Il terzo atto sembra poi andare quasi sempre contro il libretto e la musica, e finisce che tutti fanno le stesse cose viste in svariati Rigoletti di tradizione, come se la nuova cornice a malapena esistesse. Anche stavolta Livermore pensa alla nuova ambientazione, la porta avanti fino a un certo punto e poi si perde nel nuovo contesto e nei linguaggi, ficcando momenti simbolisti, come il finale (Gilda sdoppiata che canta guardando il padre e il suo cadavere mentre va verso un fondale bianco: neanche così originale), in una regia che vorrebbe essere improntata al realismo.

Riccardo Frizza dal podio firma una direzione incalzante, ben ritmata, tesa alla narrazione, senza tuttavia sorvolare sui particolari: dai contrabbassi in evidenza di “Pari siamo”, alla sottolineatura dello spasmodico movimento circolare degli archi nel “Cortigiani, vil razza dannata”, fino a un temporale quasi da film horror. Frizza fa assaporare al pubblico tutta la bellezza della partitura e allo stesso tempo sostiene le voci con assoluta maestria, riprendendole laddove compaiano sfasamenti tra buca e palco – cose comunque assestabili con le recite. Orchestra e coro in ottima forma si dimostrano assolutamente a servizio della bacchetta.

Il cast risulta assortito assai bene, a partire dall’ottimo Duca di Piero Pretti: vocalmente saldo su tutta la linea, il tenore è dotato di una voce ben timbrata e di bel colore. L’interprete poi sa essere marpione e seducente quanto basta, come testimoniano le belle smorzature nel duetto con Gilda sempre usate con fini espressivi di sicuro effetto. Amartuvshin Enkhbat è un protagonista che colpisce per lo strumento corposo, la linea omogenea e l’accento variegato nel porgere la frase musicale. L’unico elemento perfettibile potrebbe risultare l’espressività, talvolta un po’ monocorde, così come lo stare in scena non eccessivamente disinvolto, ma sono minuzie in una interpretazione nel complesso del tutto convincente. Gilda non è forse il ruolo più adatto a Mariangela Sicilia, dato che va a insistere su un registro acuto non del tutto immacolato, e mette l’interprete di fronte a scelte forse un po’ prevedibili. Il soprano comunque convince con una prestazione in crescendo, da un “Caro nome” sognante ma appassionato al punto giusto, fino a un ultimo atto pienamente partecipato nella sua tragicità controllata e infantile.
Alessio Cacciamani si conferma uno Sparafucile dal timbro chiaro ma efficace, così come Caterina Piva riesce a essere una Maddalena seducente senza cantarsi addosso, sempre inappuntabile nell’espressione. Roman Lyulkin è un Monterone a cui non giova cantare il primo intervento dalla platea, facendolo sembrare in basso più vuoto di quello che è. Tra i comprimari risultano centrati dal punto di vista vocale sia il Matteo Borsa di Antonio Garés che il Marullo di Francesco Samuele Venuti. Ottime inoltre sono anche la Giovanna di Valentina Corò e il paggio di Caterina Meldolesi, mentre ben si disimpegna Davide Piva quale Conte di Ceprano.
Il pubblico risponde bene a una tale performance vocale, non lesinando applausi a scena aperta. Ai saluti finali si riscontra un bel successo per tutti con un particolare entusiasmo nei confronti di Enkhbat. [Rating:4/5]

Teatro del Maggio – Stagione 2021/22
RIGOLETTO
Melodramma in tre atti di Francesco Maria Piave
Musica di Giuseppe Verdi

Duca di Mantova Piero Pretti
Rigoletto Amartuvshin Enkhbat
Gilda Mariangela Sicilia
Sparafucile Alessio Cacciamani
Maddalena Caterina Piva
Giovanna Valentina Corò
Conte di Monterone Roman Lyulkin
Marullo Francesco Samuele Venuti
Matteo Borsa Antonio Garés
Conte di Ceprano Davide Piva
Contessa di Ceprano Marilena Ruta
Un usciere di corte Amin Ahangaran
Paggio della Duchessa Caterina Meldolesi

Coro e Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino
Direttore Riccardo Frizza
Maestro del coro Lorenzo Fratini
Regia Davide Livermore
Scene Giò Forma
Costumi Gianluca Falaschi
Luci Antonio Castro
Video D-Wok
Nuovo allestimento
Firenze, 19 ottobre 2021