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Firenze, Teatro del Maggio – Madama Butterfly

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Madama Butterfly o delle relazioni disfunzionali di Pinkerton. Si potrebbe dare questo sottotitolo al nuovo allestimento della tragedia giapponese di Puccini, al Teatro del Maggio, che porta la firma di Chiara Muti. Anche se sono passati pochi anni dal debutto della produzione di Fabio Ceresa (2015, già recensita due volte su questo sito), così essenziale quanto efficace, la lettura della Muti offre alcune prospettive interessanti su un titolo piuttosto inflazionato che può spesso rivelarsi una vera trappola per registi.

Per Chiara Muti il problema sta tutto in Pinkerton e nella sua incapacità di costruire una relazione sana e funzionale con le donne che riesce a sedurre. Il tenente appare come uno spaccone, non giovanissimo, totalmente indifferente al contesto in cui si trova e con una tendenza all’alcolismo che lo porta a essere irruento e diretto nei modi di fare. La stessa Cio-Cio-San sembra sposarlo più per il desiderio di abbandonare un ambiente che non sente come suo e riconoscersi così nel nuovo mondo, che per una effettiva attrazione amorosa: solo alla fine del primo atto si concede decisa a lui dopo averne rifiutato tutti gli approcci precedenti. Tuttavia è un percorso senza uscita: anche lei affoga la forte depressione nell’alcol (la vediamo svegliarsi nel letto a inizio secondo atto con una bottiglia accanto) e l’unica soluzione ai traumi che le si abbattono può trovarsi nel suicidio finale, antica memoria di quello del padre a cui lei stessa ha assistito da bambina, come si vede in una scarna proiezione a inizio opera. Allo stesso tempo Kate Pinkerton sembra caduta in una simile trappola, ma la affronta con maggiore pragmatismo: si commuove per le sorti di Butterfly e del bambino, e tenta quindi di salvare almeno quest’ultimo da un circolo di rapporti non sani; proprio con il figliastro stabilisce infatti un visibile contatto fin da quando entra in scena durante il terzetto Suzuki-Pinkerton-Goro.
Tutto ciò getta nuova luce sui rapporti tra alcuni dei personaggi dell’opera, ma non tutto funziona al meglio: alcune trovate appaiono fini a sé stesse, come l’apparizione del fantasma di Butterfly issato in aria sugli ultimissimi accordi dell’opera, e talvolta la regia insiste eccessivamente su alcuni dettagli che poi non vengono sviluppati in toto (lo stesso alcolismo di Cio-Cio-San, dopo essere apparso violentemente nel secondo atto, si risolve in un approccio più tradizionale verso la fine), ma a conti fatti i pregi superano i difetti. L’ambientazione tende a suggerire il Giappone più che esserne replica fedele e si basa sostanzialmente su una scena fissa composta da un pendio roccioso, quasi desertico, e pannelli mobili che sembrano fatti di carta di riso, mentre i costumi di Alessandro Lai sono una libera interpretazione dei kimono. Le luci, tenute su toni prevalentemente freddi, creano quasi un effetto di straniamento rispetto al dramma, così che alla fine il lavoro sugli interpreti rimane più interessante delle immagini proposte dal palco.

In buca, Francesco Ivan Ciampa tiene le redini musicali dell’esecuzione con piglio deciso e una buona tensione narrativa. Pur non prodigando troppe finezze nelle dinamiche che sfociano in momenti un po’ tonanti, riesce a sostenere i cantanti e a sottolineare contemporaneamente i dettagli della partitura, come gli stranianti fiati che accompagnano “Di strapparvi assai mi costa dai miraggi ingannatori” di Sharpless. Il momento più meritevole risulta comunque la bella esecuzione dell’Intermezzo. L’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino offre una discreta prova mentre il Coro, leggermente fuori sincrono nel primo atto, si riprende con un ottimo coro a bocca chiusa.

Il cast risulta appropriato e di buon livello. Svetlana Aksenova non è la Butterfly con il timbro più seducente che si sia ascoltato, a cui si aggiunge un registro acuto al limite dell’urlo, con fiati non gestiti sempre al meglio. Tuttavia la voce oltrepassa l’orchestra senza problemi e il soprano punta tutto sulla costruzione del personaggio mediante la cura del fraseggio dell’espressività, che la fanno brillare più nella conversazione che negli appuntamenti vocali canonici: riesce così a convincere per l’immedesimazione e la resa attoriale più che per la bellezza dello strumento.
Sergej Skorokhodov affronta il ruolo di Pinkerton con spavalderia e facilità. La linea è omogenea, il volume consistente e alla fine risulta adeguato per ritrarre il personaggio delineato dalla regista. Laura Verrecchia è una Suzuki vocalmente assai centrata, grazie al timbro scuro, la buona proiezione e il fraseggio piuttosto curato. Dispiace solo che il rapporto tra lei e Cio-Cio-San in questa regia non sia troppo esplorato. Alessandro Luongo quale Sharpless conferma le ottime impressioni che aveva lasciato a Torre del Lago: la voce consistente, di bella grana, e una perfetta immedesimazione nel ruolo del console con tutte le sue sfaccettature.
Paolo Antognetti disegna un Goro tradizionale ma efficace, grazie anche a uno strumento di buono squillo. André Courville delinea il personaggio di Yamadori con nobile contegno e una voce piena di basso. Cristian Saitta è uno Zio Bonzo tonante, Francesca Cucuzza disegna una Kate Pinkerton appropriata sia vocalmente che scenicamente, mentre danno giusto risalto al proprio ruolo Francesco Samuele Venuti (Commissario imperiale), Alfonso Zambuto (Ufficiale del registro) e Nicolò Ayroldi (Yakusidé).
Il nutrito pubblico si dimostra freddo alla fine del primo atto, per poi scaldarsi fino agli applausi finali, numerosi per i cantanti, specialmente per Aksenova, Luongo, Verrecchia e il direttore, mentre al team registico viene riservato qualche isolato dissenso.

Teatro del Maggio – Stagione 2021/22
MADAMA BUTTERFLY
Tragedia giapponese in tre atti
Libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa
Musica di Giacomo Puccini

Cio-Cio-San Svetlana Aksenova
Suzuki Laura Verrecchia
Kate Pinkerton Francesca Cucuzza
F. B. Pinkerton Sergej Skorokhodov
Sharpless Alessandro Luongo
Goro Paolo Antognetti
Il principe Yamadori André Courville
Lo zio Bonzo Cristian Saitta
Il commissario imperiale Francesco Samuele Venuti
L’ufficiale del registro Alfonso Zambuto
Yakusidé Nicolò Ayroldi

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Direttore Francesco Ivan Ciampa
Maestro del coro Lorenzo Fratini
Regia Chiara Muti
Scene Leila Fteita
Costumi Alessandro Lai
Luci Vincent Longuemare
Nuovo allestimento

Firenze, 9 dicembre 2021

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