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Firenze, Teatro del Maggio – Adriana Lecouvreur

La riapertura da tutti sperata dopo mesi di recite in streaming senza pubblico coincide con l’inizio dell’83° Festival del Maggio Musicale Fiorentino, che si inaugura con l’opera più accattivante di Francesco Cilea. Adriana Lecouvreur riallaccia così i legami con i luoghi che l’hanno vista nascere nei primi anni del secolo scorso, quando il musicista calabrese insegnava al Regio Conservatorio fiorentino e abitava a pochi passi dall’odierno teatro: tra le rive dell’Arno e le colline di Fiesole prese forma la sua partitura più celebre, finita poi in fretta e furia in un albergo di Milano proprio a ridosso della prima al Lirico nel novembre 1902.

Il nuovo allestimento fiorentino porta la firma di Frederic Wake-Walker, subentrato dopo la rinuncia per motivi di salute di Jürgen Flimm pochi mesi fa. Il regista britannico non esita a lanciarsi nel meccanismo meta-teatrale insito nel libretto di Colautti ma prova al contempo a estremizzarlo. Entrando in sala, il pubblico trova il sipario già alzato su un boccascena classico francese, che ricorda architetture parigine come il Palais Royal; su questo palco vediamo i camerini della Comédie, i quali si animano subito al ritmo della serrata azione del dramma che nel primo atto vola via senza particolari stravolgimenti, con una recitazione anti-naturalistica piuttosto sovraccarica. La sorpresa arriva poco dopo, quando si scopre che il villino di Bouillon non è altro che la scenografia classica dalla parte opposta dei camerini, come viene svelato durante l’intermezzo. Tutti nel mondo recitano, ma a ognuno spetta il suo ruolo: i grandi sulle scene opulente, gli altri sul retro. Adriana prova a scardinare questo ordine quando gareggia con la principessa nello scontro che chiude il secondo atto, in cui le due donne guardano il pubblico in sala, illuminate ognuna da un occhio di bue, e quando le viene chiesto di recitare il monologo di Fedra, per il quale è osannata dagli invitati. Ma tanta intraprendenza deve essere scontata. La ritroviamo dunque all’ultimo atto in una scena sgombra, oscura, praticamente vuota se non per le postazioni da trucco e una colonna diroccata dell’originale boccascena; così si consuma la sua agonia fino al finale in cui cammina sola e trasfigurata (in un’idea o in semplice realtà) verso una luce di taglio sul fondo che tanto ricorda le ultime battute dei Contes d’Hoffmann carseniani.
Lo spettacolo è piuttosto ben ideato e ha alcuni momenti molto belli, soprattutto al terzo atto, con la narrazione festosa delle prodezze di Maurizio, o Adriana che viene travolta dai fiori lanciati dagli invitati al ricevimento dopo il monologo. Tuttavia Wake-Walker calca eccessivamente la mano su gesti e caratterizzazioni che finiscono per risultare caricaturali, come quelle dell’abatino e del Principe di Bouillon che sembrano un’imitazione poco riuscita di Stanlio e Ollio.

Per fortuna in buca Daniel Harding fa finalmente esplodere tutto il potenziale musicale della partitura di Cilea, ottenendo dall’orchestra un suono tagliente e asciutto. Ciò comunque non gli impedisce di dirigere un primo atto piuttosto languido nei tempi, in effetti con qualche indugio sinfonico di troppo, per poi prendere il volo sempre più serrato (splendido il balletto) fino a un quarto atto trasparente, in cui la fine incombe prima angosciante, nella marcetta funebre dei “poveri fiori”, e poi quasi anelata in un finale cristallino che si dissolve in un gesto leggerissimo. L’unico neo è una non perfetta calibrazione dei volumi tra palco e buca, soprattutto all’inizio, ma si tratta di imperfezioni emendabili nel corso delle recite che non scalfiscono una direzione comunque di ottimo livello.

Nel ruolo della protagonista troviamo Maria José Siri. La voce è di buon volume, gli acuti sicuri e rotondi, l’emissione assai più controllata di altre volte, e si nota una certa cura nel confezionare il ruolo, soprattutto nei momenti topici come “Io son l’umile ancella” e il monologo di Fedra, recitato senza eccessi e con la giusta veemenza. Tuttavia, in ruoli come Adriana non basta solo cantare bene, serve anche qualcosa in più: carisma, presenza scenica, personalità, un po’ di divismo da sfruttare a fini teatrali. La Siri si fa ammirare per l’impegno, ma l’effetto è quello della prima della classe alle prese con un ruolo più grande di lei; infatti la recitazione appare meccanica e il fraseggio, anche se curato, risulta prevedibile.
Martin Muehle è un Maurizio muscolare e poco idiomatico, la cui voce non brilla nell’acustica della sala, nonostante le forzature costanti. Pure Nicola Alaimo non appare al massimo della forma. Il suo Michonnet, anche se collaudatissimo e curato, è affetto inizialmente da alcune forzature, per poi crescere fino a un quarto atto molto convincente dove tratteggia un personaggio protettivo ma venato di disillusione. Ksenia Dudnikova è una Principessa dotata di uno strumento brunito che non ha problemi in alcuna zona della tessitura. La sua è una prestazione in crescendo, che riscatta una sortita non brillante con un terzo atto più spigliato e vocalmente a fuoco.
Ben collaudata appare la coppia composta da Principe e Abate, rispettivamente Alessandro Spina e Paolo Antognetti, vocalmente centrati e privi di molti cachinni che accompagnano solitamente questi ruoli. Tra gli attori della Comédie, che recitano e interpretano tutti con la giusta sicurezza, spiccano per precisione e proiezione vocale soprattutto il Quinault di Davide Piva e il Poisson di Antonio Garés, mentre le due donne, Chiara Mogini e Valentina Corò, risultano più appannate.
Il pubblico riempie tutti i posti disponibili e si beve l’opera tutta d’un fiato, esplodendo alla fine in convintissimi applausi con punte di entusiasmo per Siri e Harding. [Rating:3.5/5]

Teatro del Maggio – 83° Festival del Maggio Musicale Fiorentino
ADRIANA LECOUVREUR
Commedia-Dramma di Eugène Scribe ed Ernest-Wilfrid Legouvé
ridotta in quattro atti per la scena lirica da Antonio Colautti
Musica di Francesco Cilea

Adriana Lecouvreur Maria José Siri
Maurizio, Conte di Sassonia Martin Muehle
Michonnet Nicola Alaimo
La principessa di Bouillon Ksenia Dudnikova
Il principe di Bouillon Alessandro Spina
L’abate di Chazeuil Paolo Antognetti
Madamigella Jouvenot Chiara Mogini
Madamigella Dangeville Valentina Corò
Poisson Antonio Garés
Quinault Davide Piva
Un maggiordomo Michele Gianquinto

Coro e Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino
Direttore Daniel Harding
Maestro del coro Lorenzo Fratini
Regia Frederic Wake-Walker
Scene Polina Liefers
Costumi Julia Katharina Berndt
Coreografia Anna Olkhovaya
Luci Marco Faustini
Nuovo allestimento

Firenze, 27 aprile 2021