Ferrara, Teatro Comunale – Madama Butterfly

Apparentemente destinata a commuovere il largo pubblico, Madama Butterfly è una tragedia al femminile a tutti gli effetti, in cui l’onnipresenza della protagonista si traduce spesso in spettacoli teatrali che corrono il rischio di impaludarsi nel patetismo. Non è andata così al Teatro Comunale “Claudio Abbado” di Ferrara, dove è andata in scena una riuscita edizione prodotta dal teatro estense con la Fondazione Pergolesi Spontini e il Comunale di Treviso, con un allestimento di Opera Naţională Română di Cluj-Napoca.

La regia ideata da Matteo Mazzoni predilige un impianto tradizionale e coerente con l’ambientazione nel Giappone di fine Ottocento. Il regista dunque si allontana dalla “regia a tesi” e dalla tentazione attualizzante: insomma, nessuna rilettura in chiave post-coloniale o in chiave ideologica, ma piuttosto attenzione alla rappresentazione scenica e ai valori del teatro per non creare uno spettacolo con sentori di “naftalina”. Il regista crea uno spettacolo attento ai valori del teatro, mettendo in risalto non solo la forte componente “scenica” della musica di Puccini, ma cercando di costruire una relazione dinamica tra l’Io onnipresente di Cio-Cio-San e i numerosi caratteri che la attorniano. Al centro della drammaturgia sta proprio l’incomprensione del mondo di Madama Butterfly, qui tratteggiata non solo come vittima, ma anche come personaggio incapace di comprendere la realtà, innamorata ma non priva di asprezze, di aggressività e di irrazionalità. Cio-Cio-San è una “sposa bambina”, ingenua e incapace di comprendere il mondo di finzione e di ipocrisia che la attornia. Grande valore scenico e drammaturgico dunque assumono gli altri personaggi e l’ambientazione. Interessato alla cultura giapponese e a una sua rievocazione non di maniera, Mazzoni asseconda l’elemento grottesco presente nell’opera di Puccini spesso non valorizzato: un Giappone di difficile comprensione, profondamente ritualizzato e violento. Il regista bandisce l’esotismo tardo-romantico o eccessivamente estetizzante, concentrandosi sugli elementi più perturbanti della cultura del paese del Sol Levante. Le maschere del teatro Noh coprono i volti dei personaggi giapponesi: non si tratta di una scelta esornativa, anzi: proprio per evitare l’effetto museo, Mazzoni interviene in modo personale, usando, ad esempio, la maschera di un demone per caratterizzare lo zio Bonzo, accentuando la sensazione di grottesco e di assurdo (si veda, ad esempio, la maschera indossata da Yamadori). I costumi di Patricia Toffolutti hanno un ruolo essenziale nella definizione dei personaggi che ruotano intorno a Cio-Cio-San. Ne consegue una lettura della tragedia giapponese di Puccini più intrigante rispetto al dramma sentimentale cui spesso viene relegata dalla routine rappresentativa: sembra di assistere a un dramma corale lorchiano dalle tinte molto fosche e allucinate. Le scene essenziali di Benito Leonori colgono con poche strutture in legno lo spazio scenico della capanna sulla collina di Butterfly, mentre le luci (Ludovico Gobbi), con le efficaci proiezioni (Riccardo Cecchetti), commentano il dramma intervenendo con soluzioni interessanti: decorazioni floreali, la nevicata durante il coro a bocca chiusa, ecc.

Protagonista è Silvia Pantani, che riesce a mettere in luce, accanto al fulminante amore nei confronti di Pinkerton, anche risvolti inediti di Cio-Cio-San, assecondando perfettamente le richieste del regista: il personaggio è ritratto infatti anche con toni aspri, che ne mettono in risalto le ossessioni, e certi toni sprezzanti, aggressivi. Notevole la resa vocale, sia nelle note basse ben scandite nei momenti di furia o di dignitoso distacco, sia nei momenti più lirici e patetici (“Un bel dì vedremo”) come pure nel conturbante “Che tua madre dovrà”. Una buona prova anche per Francesco Fortes nella sua caratterizzazione di Pinkerton, un vero e proprio “inetto”, incapace di comprendere la portata delle sue azioni. Dal punto di vista vocale, Fortes canta bene, con qualche saltuaria incertezza in acuto, che non ne inficia tuttavia la prova. Complessivamente buono il lungo duetto con il soprano a chiusura del primo atto.
Una Suzuki profondamente empatica è delineata da Ilaria Ribezzi, mezzosoprano dal bel timbro brunito e ottima attrice nel tratteggiare le movenze della serva fedele di Cio-Cio-San. Ugualmente umano e accorato è il Console Sharpless cui il baritono Italo Proferisce sa dare un tono paterno e protettivo nella scena della lettura della lettera; eccellente la mimica e la capacità attoriale per un ruolo che non è di semplice contorno.
Buone le performance anche dell’intrigante Goro di Claudio Zazzaro e del Principe Yamadori di Dielli Hoxha (nel primo atto anche nel ruolo di Commissario imperiale). Chiudono il cast i personaggi di contorno ottimamente delineati da Margherita Hibel (Kate Pinkerton), Luca Giorgini (Lo zio Yakusidé), Andrea Cutrini (L’ufficiale del registro), Eleonora Nota (La zia), Yue Wu (La cugina) e So Hyun Lee (La madre). Una menzione, infine, per il giovanissimo Andrea Bussotto nella parte del figlio di Madama Butterfly, Dolore.

L’Orchestra Città di Ferrara si disimpegna bene seguendo l’accurata conduzione di David Crescenzi: una lettura dai ritmi teatrali piuttosto serrati, che non indugia in eccessivi sentimentalismi, ma che segue la macchina teatrale del regista, sempre in sintonia con la scena. Anche il coro Lirico Marchigiano “V. Bellini”, diretto da Davide Dellisanti, canta bene nelle scene di insieme del primo atto e nel suggestivo Coro a bocca chiusa alla fine del secondo.
I grandi applausi riservati a tutti i protagonisti di questa Butterfly segnano per il Comunale di Ferrara un promettente inizio di stagione. [Rating:4/5]

Teatro Comunale “Claudio Abbado”
MADAMA BUTTERFLY
Tragedia giapponese in tre atti di Luigi Illica e Giuseppe Giocosa
dal dramma Madame Butterfly di David Belasco
Musica di Giacomo Puccini

Cio-Cio-San Silvia Pantani
F. Pinkerton Francesco Fortes
Suzuki Ilaria Ribezzi
Sharpless Italo Proferisce
Goro Claudio Zazzaro
Lo zio Bonzo Andrea Tabili
Il Principe Yamadori Dielli Hoxha
Il commissario imperiale Dielli Hoxha
Kate Pinkerton Margherita Hibel
Lo zio Yakusidé Luca Giorgini
L’ufficiale del registro Andrea Cutrini
La zia Eleonora Nota
La cugina Yue Wu
La madre So Hyun Lee
Dolore Andrea Bussotto

Orchestra Città di Ferrara
Coro Lirico Marchigiano “V. Bellini”
Direttore David Crescenzi
Regia Matteo Mazzoni
Maestro del coro Davide Dellisanti
Scene Benito Leonori
Luci Ludovico Gobbi
Costumi Patricia Toffolutti
Illustrazioni Riccardo Cecchetti
Assistente alle scene Elisabetta Salvatori
Allestimento Romanian National Opera di Cluj-Napoca
produzione Fondazione Pergolesi Spontini in coproduzione con
Teatro Comunale di Treviso, Fondazione Teatro Comunale di Ferrara

Ferrara, 29 ottobre 2021