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Bolzano, Teatro Comunale – Carlotas Zimmer

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Chiude la breve ma intensa stagione lirica approntata dalla Fondazione Haydn di Bolzano e Trento un’opera multimediale che torna a occuparsi di problemi mentali, allucinazioni e solitudine. In Carlotas Zimmer il compositore di origine messicana Arturo Fuentes tratteggia con dovizia di particolari e con sottile mestizia la tragica parabola della principessa belga Marie Charlotte Amélie Augustine Victoire Clémentine Léopoldine vissuta tra il 1840 e il 1927. Una lunga esistenza minata dalla malattia ma trascorsa intensamente: sposa a diciassette anni Ferdinando Massimiliano d’Austria, fratello dell’imperatore Francesco Giuseppe, e assieme si trasferiscono a Milano. Dopo un paio d’anni di governo illuminato scelgono di ritirarsi a vita privata a Trieste, luogo in cui fanno edificare il celebre castello di Miramare, eletto a loro residenza. Per una serie di vicissitudini vengono invitati ad assumere la sovranità del Messico dove si recano per qualche anno. Nonostante gli sforzi profusi per la causa centramericana, la situazione precipita, Carlota rientra in Europa e manifesta i primi segni di un forte squilibrio mentale che si impossesserà di lei definitivamente in seguito alla tragica notizia della fucilazione del marito a opera dei repubblicani messicani nel Querétaro.

Fuentes si sofferma su uno degli aspetti più tristi dell’intera vicenda umana della principessa-imperatrice: con la morte di Massimiliano, Carlota continua per sessant’anni a scrivergli lettere appassionate in cui prospetta un suo imminente ritorno a casa. Gli aspetti tragici di un’esistenza trascorsa quasi interamente nell’oblio di una mente smarrita vengono colti nella loro essenza. Il compositore associa infatti ai frammentari ricordi della donna, tratti anche dalle Noticias dell’Imperio di Fernando del Paso, i suoni tipici di luoghi quali Miramare a Trieste e Bouchout in Belgio (ritiro della principessa), senza dimenticare il rombo del motore di un aereo, che richiama il primo volo transatlantico di Charles Lindbergh, cui la stessa Carlota fa riferimento nei suoi testi, e le campane delle chiese messicane. Fuentes fa ripetere ossessivamente al personaggio alcune parole chiave in più lingue, a sottolineare la cultura della donna e allo stesso tempo il suo disagio psichico. Le particolari tecniche vocali adottate evidenziano gli stati d’animo della principessa: la voce viene utilizzata per plasmare suoni, articolare vocaboli, emettere rumori.

La versatilità di Johanna Vargas, Carlota, si attaglia perfettamente alle mutevoli emozioni espresse dalla drammaturgia dell’opera: le emissioni onomatopeiche, gli acuti estremi, i passaggi recitati denotano un’attenta cura del fraseggio associata a una solida abilità attoriale che si apprezza compiutamente in scena. Ancor più convincente e sbalorditiva, data la giovanissima età, è la figlia dell’autore Alice Crepaz-Fuentes che interpreta Carlota bambina. Da subito conquista gli spettatori per un magnetismo insolito, specie se raffrontato al dato anagrafico, e per un innato dominio dei tempi teatrali. Se da un lato è tangibile il lavoro svolto con il genitore, dall’altro è ammirevole quanto la giovane interprete abbia saputo maturare e interiorizzare individualmente il ruolo. Tanto la recitazione, quanto l’uso consapevole della voce conferiscono alla sua prova una perfetta adesione alla visionarietà del personaggio.

L’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento in quest’occasione supera se stessa: pur conoscendone già appieno l’abilità al cospetto del repertorio contemporaneo, va rimarcata la sensibilità interpretativa, l’attenzione rigorosa per la precisione del suono e per gli impasti timbrici. Una prova superlativa alla quale contribuisce il direttore Peter Rundel, concertatore profondamente legato all’interpretazione delle opere degli ultimi decenni. La sua solida visione della partitura offre una narrazione coesa e aderente alle necessità scenico-vocali.

Arturo Fuentes si occupa anche della messinscena: cura infatti regia, scene, video, luci e costumi (questi ultimi a quattro mani con Eva Praxmarer). Che sia lui a occuparsi quasi interamente dello spettacolo è di certo un punto di forza: ne beneficiano tanto l’azione quanto le interpretazioni. La scena è infatti di impattante energia comunicativa e rappresenta, per l’appunto, la camera citata nel titolo: una vasca, un letto, una poltrona e un tavolino sono adagiati tra molti fogli scritti che rappresentano le numerose lettere menzionate. Le proiezioni video mostrano un’altra Carlota, sperduta in un deserto che raffigura il vuoto e la desolazione interiore, mentre sulla scena agiscono la Carlotta anziana, in preda ai deliri e ai ricordi distorti, e la giovane Carlota la quale si palesa a mo’ di ectoplasmatica apparizione in grado di rafforzare il dolore per un felice e lontano passato. La contrapposizione di bianco e nero, tra scene, costumi e luci, rafforza l’intensità dello stress psicologico e avvolge gli spettatori nelle spire di un’imminente catastrofe finale.
Al termine il pubblico, attento e coinvolto, accoglie con partecipazione il lavoro, gli esecutori e l’autore.

Teatro Comunale di Bolzano
CARLOTAS ZIMMER
Testi tratti da Noticias dell’Imperio di Fernando del Paso
Musica di Arturo Fuentes

Carlota Johanna Vargas
Carlota bambina Alice Crepaz-Fuentes
Carlota nel deserto (video) Sandra Victoria Aguilar

Orchestra Haydn di Bolzano e Trento
Direttore Peter Rundel
Regia, scene, video, luci Arturo Fuentes
Costumi Eva Praxmarer, Arturo Fuentes

Bolzano, 12 giugno 2021

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