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Beethoven, Wagner, Verdi – Lise Davidsen soprano (Decca Classics CD)

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Pubblicato da Decca Classics il 26 marzo scorso, è dedicato a Beethoven, Wagner e Verdi il secondo album solistico di Lise Davidsen, per l’occasione accompagnata dalla London Philharmonic Orchestra sotto la bacchetta di Sir Mark Elder. La registrazione, per la verità una delle poche realizzate durante la pandemia, giunge a due anni di distanza dal debutto discografico del 2019, con un album incentrato su pagine di Wagner e Richard Strauss. Per la seconda incisione, oltre a Beethoven, Wagner e Verdi (che danno anche il titolo all’album insieme al nome dell’artista) ci sono anche due pagine celebri di Cherubini e Mascagni, i cui nomi però non si guadagnano un posto in copertina, sulla quale invece campeggia la sinuosa e giunonica figura del bel soprano, avvolto in un lungo vestito color ocra.

Se il repertorio tedesco è sicuramente il biglietto da visita del talentuoso soprano (e l’ascolto lo conferma ancora una volta), con questo lavoro, Davidsen sembra anche indicare una direzione alternativa a quella che la vorrebbe meramente destinata a un futuro da soprano drammatico wagneriano. La registrazione dimostra – con qualche distinguo – come anche nel repertorio italiano Davidsen abbia una potenzialità notevole, forse ancora non pienamente espressa, ma che potrebbe dare frutti preziosi, magari sotto una guida sapiente e grazie alla scelta dei ruoli giusti. Tanto Wagner nel futuro di questa cantante quindi, ma non solo. A scanso di equivoci, basta leggere le note al cd, firmate da John Allison, per fugare ogni dubbio. Davidsen chiarisce come, sull’onda del successo travolgente, stia ricevendo numerose offerte per cantare i grandi ruoli wagneriani. Con ammirevole consapevolezza però afferma anche ciò che segue: “Non è che non voglio cantare questi ruoli, e di fatto voglio cantare Isolde o Brünhilde un giorno, ma vorrei potermi godere questi ruoli per lungo tempo e non accorciare la mia carriera con delle parti pesanti, affrontate troppo presto”. Allo stesso tempo parla di questo album come prossimo capitolo della sua carriera, facendo intuire che alcuni ruoli affrontati in questo cd potrebbero essere ripresi o debuttati dal vivo nei prossimi cinque anni.

Per chi ancora non la conoscesse, Lise Davidsen è un soprano lirico drammatico norvegese considerato da molti addetti del settore (e non) uno dei talenti del momento, che – senza esagerare – sembra davvero rinverdire i fasti delle grandi cantanti scandinave del passato. Per lei giudizi lusinghieri si sono sprecati tanto da parlare di “one voice in a million”, “once-in-a generation voice” o addirittura “The voice”. La sua è infatti una voce ricca, piena di armonici, ben proiettata e dal volume generoso. I centri sono corposi, emessi con morbidezza e dal timbro pastoso, mentre gli acuti sono fulminei e taglienti come spade, presi dall’alto con precisione ferrea. È una di quelle voci dalla grande risonanza che è difficile da catturare pienamente in disco (altre voci del passato grandiose dal vivo – si pensi a Birgit Nilsson – rendevano meno efficacemente in studio) e in questo caso la voce risulta – a tratti – tenuta appositamente distanziata dal microfono. Vale la pena di dire dunque, che l’esperienza dal vivo può essere decisamente più esaltante con Lise Davidsen. Noi di Connessi all’Opera possiamo confermarlo, essendo stati testimoni del suo debutto di successo come Leonora in Fidelio a marzo del 2020 alla Royal Opera House, uno degli eventi musicali del 2020, prima che la pandemia costringesse il teatro londinese a chiudere i battenti a produzione ancora in corso (qui la recensione).

È proprio con l’aria del primo atto di Fidelio “Abscheulicher! Wo eilst du hin!” che si apre l’incisione. Davidsen la esegue in maniera egregia e controllata (nonostante le difficoltà di una scrittura più strumentale, che vocale) tra toni eroici e gioiosi, il tutto mantenendo la giusta tensione del discorso musicale che esplode nel finale con la salita in acuto. Sempre di Beethoven, viene proposta l’aria e scena da concerto per soprano e orchestra “Ah! Perfido” Op. 65. Qui il soprano dimostra una buona cura del dettaglio, dopo aver aperto con un recitativo molto efficace. Davidsen affronta poi uno di quei ruoli quasi intoccabili, ossia la Medea di Cherubini, con la celebre aria “Dei tuoi figli la madre”. Nonostante la cantante avesse già cantato questo ruolo nel 2017 al Wexford Festival Opera, non si evince una grande maestria nel scolpire il fraseggio con fluidità intorno al testo, anche se la prova vocale è corretta e alcuni momenti sono indubbiamente potenti come le parole cardine “Crudel!” e “Pietà!”, che vengono sottolineate con la giusta forza drammatica. In “Voi lo sapete, o mamma” da Cavalleria rusticana di Mascagni, l’interpretazione – pur non essendo fredda di per sé, nonostante le origini nordiche della cantante – non è pienamente convincente a livello di trasporto, risultando un po’ troppo pulita per un’aria verista dall’anima passionale mediterranea.

Seguono due arie di Giuseppe Verdi “Pace, pace mio Dio!” da La forza del destino e “Ave Maria” da Otello. Nella prima mostra grande varietà di dinamiche e bravura nel controllare i fiati con un ottimo finale con un “Maledizione!” che si innalza su una colonna di suono impressionante. Nella seconda, Davidsen sfoggia non solo un’invidiabile bellezza timbrica ma anche un grande controllo del fiato e del passaggio, piegando la voce a una dimensione più intima – cosa non scontata per una voce di questo calibro – cogliendo l’abbandono devoto di Desdemona nel momento che precede il dramma finale. Come osservazione, per entrambe le arie, si evince che il controllo talvolta inficia la naturalezza e anche la dimensione personale del canto.

Il pezzo forte della registrazione (saggiamente collocato in coda alle tracce) è rappresentato dai Wesendonck-Lieder di Wagner, nella versione orchestrale (“Traüme” orchestrato dallo stesso Wagner e gli altri quattro da Felix Mottl). Cinque pezzi distinti per carattere e significato, ma connessi in maniera organica dalla cantante. Si comincia con “Der Engel” dove il soprano è fluido nell’emissione e caldo nel timbro, con modulazioni e dinamiche molto ben curate. Segue “Stehe still!”, dove il carattere vorticoso e circolare a inizio brano lascia il posto a una dimensione più pacifica per poi concludere in maniera maestosa: Davidsen adatta la sua voce a queste tre dimensioni in un splendido unicum senza soluzione di continuità. In “Im Treibhaus”, la cantante coglie la fissità del brano tra toni enigmatici e fiati controllati al millesimo, con una voce che a tratti sembra voler riempire un vuoto desolante. In “Schmerzen” regala acuti fulminei con una voce che si erge sfrontata con il pieno sostegno della tecnica. A chiusura, “Träume”, uno studio per Tristan und Isolde, dove tutti vorrebbero vederla cimentarsi un giorno. Il canto è davvero glorioso ed è facile immaginare un grande successo quando Davidsen sarà pronta per questo debutto. La dizione tedesca è ottima, mentre quella italiana dei brani precedenti, pur senza durezze nordiche, risulta meno immediata e spontanea, ma comunque chiara.

Sir Mark Elder dirige la London Philharmonic Orchestra con la giusta duttilità cogliendo nel complesso il carattere dei diversi brani, al netto di qualche sbilanciamento o eccesso acustico qua e là. Da segnalare gli interventi dei corni nell’aria di Fidelio e del violino (Pieter Schoeman) in “Der Engel”. Pregevoli anche gli archi in “Ah! Perfido” e nei momenti più raccolti delle arie verdiane mentre è particolarmente emozionante l’esposizione iniziale di “Im Treibhaus”.

Per concludere, il soprano supera brillantemente la difficile prova del secondo disco grazie al controllo tecnico, la versatilità e le doti di uno strumento unico al momento. Una grande voce che al tempo stesso sa essere fluida e duttile senza stancare o debordare nell’eccesso. Siamo sicuri che alcuni aspetti perfettibili, riscontrati nel repertorio italiano e principalmente interpretativi o stilistici, possano essere migliorati con l’esperienza, lo studio e il raggiungimento della maturità artistica. Il materiale vocale è davvero importante e meriterebbe di essere apprezzato dal vivo anche dal pubblico italiano. Non resta che seguire attentamente gli sviluppi di carriera del soprano norvegese, sperando che non si bruci troppo presto e che anzi cresca sempre più, con sapienza e lungimiranza.

LISE DAVIDSEN – BEETHOVEN WAGNER VERDI

Lise Davidsen, soprano
Sir Mark Elder, direttore
London Philharmonic Orchestra
Etichetta: Decca Classics

Registrazione effettuata a Londra
tra l’1 e 4 agosto 2020 presso la Henry Wood Hall
e il 15 ottobre 2020 presso The Colosseum -Watford

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