Chiudi

Barcellona, Gran Teatre del Liceu – Otello

Condivisioni

Otello mancava da cinque anni al ‘Coliseo de las Ramblas’. Allora, il capolavoro verdiano era stato proposto in una versione pessima da tutti i punti di vista. Con questa, invece, il Liceu si è in qualche modo riscattato. La capienza ridotta al 50% causa pandemia e la corsa ai biglietti hanno impedito ai critici di vedere entrambi i cast previsti in locandina e quindi non potrò riferire del debutto di Eleonora Buratto nella parte di Desdemona. Riferirò della prima compagnia di canto, nell’insieme forse più interessante.

Lo spettacolo scelto è quello nato alla Bayerische Staatsoper di Monaco di Baviera per Kaufmann, Harteros e Finley diretti da Petrenko, per la regia di Amélie Niemeyer. Inizialamente, si era pensato alla produzione della ROH di Londra, disponibile in dvd, con Kaufman, Agresta e Vratogna sotto la bacchetta di Pappano per la regìa di Keith Warner, ma tra Brexit e virus le cose sono andate in altro modo. Quello di Niemeyer è un allestimento discutibile, ma con alcuni punti di forza. I personaggi sono oggetto di un ripensamento approfondito, che può piacere o no: il meno interessante è proprio il protagonista, il Moro di Venezia che ovviamente è bianco, visti i tempi politicamente corretti. Più riuscito il lavoro sui ruoli secondari e su Jago, con il problema che quest’ultimo è stato cucito a suo tempo sulle capacità sceniche di Gerald Finley. Desdemona è onnipresente nel corso della rappresentazione (chiaramente siamo in epoca di #metoo, anche se non penso che questo sia l’approccio più adatto alla ‘dolce’ e ‘pia creatura natta sotto maligna stella’) e in alcuni momenti la recitazione, i movimenti e la gestualità sono azzeccatissimi: il grande e particolare concertato dell’atto terzo mi pare il punto più alto e riuscito dello spettacolo. Per il resto, l’azione si svolge in un palazzo dell’alta borghesia che non sfigurerebbe nel Teorema di pasoliniana memoria. Se il quarto atto è concepito bene e ha una innegabile forza drammatica, il primo e il secondo invece ne soffrono parecchio: immaginate un “Esultate!” nel dormitorio di Desdemona che è la prima a comparire – contro la volontà Verdi e Boito – o la scena degli omaggi alla moglie del Moro,  nel secondo atto, dove Jago ne combina di tutti i colori.

La direzione è affidata a Gustavo Dudamel, che finora ha brillato più in sede sinfonica che operistica. In vista della probabile nomina a nuovo direttore musicale dell’Opéra di Parigi (se e quando riaprirà), il maestro venezuelano si sta attivando per aggiungere altri titoli al proprio repertorio lirico, tant’è che al Liceu ha diretto anche il Trovatore in forma di concerto che lo scorso ottobre ha inaugurato la stagione. Come si sa, è una personalità ‘solare’, sempre sorridente ed euforica, non esattamente l’ideale per certi titoli o compositori. Qui la sua bacchetta risulta più interessante nei momenti agitati e ‘tempestosi’, meno in quelli più intimi o introspettivi (“Si pel ciel marmoreo giuro” è di grandissimo effetto ma molto esteriore, e gli archi risultano in secondo piano). L’orchestra gli risponde a dovere, e questo è un merito indubbio. Molto bene anche il coro, debitamente in mascherina e preparato come al solito da Conxita Garcìa.

Nel terzetto dei protagonisti spiccano i due interpreti maschili. Gregory Kunde è un miracolo anche per un ateo o agnostico. Dal mio primo Otello visto nel lontano 1963, solo Domingo gli risulta superiore per il timbro e l’interpretazione. Ma quanto a volume ed estensione, Kunde lo supera senza mai incorrere in forzature: la voce non è bellissima ma adatta al ruolo, emette veri piani e non falsetti e costruisce – nella misura del possibile – il protagonista così come lo vuole Verdi: psicologicamente passivo e manovrabile. La voce di Carlos Álvarez brilla per timbro “verdiano” e fraseggio incisivo, anche se non mi sembra a suo agio con il personaggio di Jago costruito dalla regista sulla personalità di un altro interprete: certamente il baritono spagnolo fa del suo meglio. La sua voce e quella di Kunde, insieme, risultano esplosive.
Krassimira Stoyanova è un soprano tecnicamente sicuro e una grande professionista, tuttavia trovo il suo canto alquanto generico e monotono. Il colore oggi appare un po’ appannato, i bei filati sono un po’ più corti d’un tempo e tendono a sbiancarsi; qualche acuto suona inoltre fisso e metallico, ma complessivamente siamo di fronte a una interprete seria e, dal punto di vista teatrale, molto volenterosa.
I ruoli minori sono distribuiti in modo accorto. Spiccano il Roderigo di Francisco Vas, elemento insostituibile tra i tenori caratteristi, il buon Cassio di Airam Hernández – la cui carriera va seguita con attenzione -, l’Emilia di Mireia Pintó in una delle sue migliori prestazioni, anche se conciata in modo terribile. Un po’ meno brillanti ma corretti il Ludovico di Felipe Bou e il Montano di Fernando Latorre. Alla fine, grandi applausi per tutti.

Gran Teatre del Liceu – Stagione lirica 2020/21
OTELLO
Dramma lirico in quattro atti di Arrigo Boito
Musica di Giuseppe Verdi

Otello Gregory Kunde
Desdemona Krassimira Stoyanova
Jago Carlos Álvarez
Cassio Airam Hernández
Roderigo Francisco Vas
Lodovico Felipe Bou
Montano Fernando Latorre
Emilia Mireia Pintó

Orchestra Sinfonica e Coro del Gran Teatre del Liceu
Direttore Gustavo Dudamel
Maestro del coro Conxita García
Regia Amélie Niermeyer
Scene Christian Schmidt
Costumi Annelies Vanlaere
Luci Olaf Winter
Allestimento Bayerische Staatsoper

Barcellona, 30 marzo 2021

image_print
Connessi all'Opera - Tutti i diritti riservati / Sullo sfondo: National Centre for the Performing Arts, Pechino