Barcellona, Gran Teatre del Liceu – Don Giovanni

Dire qualcosa di nuovo su Don Giovanni non è certo cosa facile, soprattutto oggi che nella memoria sono impressi gli spettacoli di Claus Guth (Salisburgo 2008, poi ripreso in vari teatri del mondo) e Robert Carsen (Scala 2011). Il Gran Teatre del Liceu di Barcellona ha inaugurato lo scorso ottobre la sua stagione importando dall’Opera di Francoforte una produzione firmata da Christof Loy, ripresa dalle telecamere per lo streaming nelle poche recite effettivamente andate in scena prima della chiusura di un mese dei teatri spagnoli. Tale video, su cui si basa la seguente recensione, è adesso disponibile sul portale web OperaVision dove è possibile vederlo fino al prossimo 4 giugno (link: https://operavision.eu/en/library/performances/operas/don-giovanni-liceu ).

Nato nel 2014 con Christian Gerhaher nel ruolo del protagonista, e tuttora in repertorio nel teatro tedesco, lo spettacolo viene ripensato per le recite catalane in funzione delle restrizioni anti-Covid, incluso il coprifuoco alle 23: per tale motivo vengono tagliati, oltre al concertato finale e a “Il mio tesoro”, già assenti a Francoforte, anche “Mi tradì quell’alma ingrata” e il duettino Zerlina/Leporello del secondo atto. Rimane quindi uno spettacolo che dura due ore e mezzo abbondanti ma in cui rimane perfettamente intellegibile l’impronta data da Loy.
In un contesto apparentemente tradizionale suggerito dalle scene di Johannes Leiacker – uno stanzone in decadenza nel primo atto, poi sostituito da una parete lignea apribile che mostra un sobrio cimitero – e dai costumi di foggia settecentesca di Ursula Renzenbrink, il regista tedesco scarnifica la vicenda e ne fa la storia della dannazione di un uomo. Sulle prime note dell’ouverture il sipario rosso crolla su sé stesso mostrando in controluce Don Giovanni che uccide il Commendatore: a uno sguardo più attento notiamo che quest’ultimo non è altro che un alter ego del protagonista, a raffigurare quindi la componente virtuosa di ogni uomo; uccidendola, Giovanni firma la condanna a morte e inizia quindi una vecchiaia accelerata che prova a negare, tingendosi la barba di nero durante “Fin ch’han dal vino”, ma che non gli permette di fare conquiste (infatti sembra più Zerlina a volersi far adescare nel casino). La scena finale riprende dunque quella iniziale con la stessa caduta repentina di sipario all’apparire del Commendatore, ma stavolta è Don Giovanni a collassarci sopra. Il sipario rosso assume una grande importanza scenografica in un contesto di immagini dominato dai grigi e dalle luci fredde di Olaf Winter: è infatti simbolo della caduta, ma diventa anche rivolo di sangue nelle uccisioni, sudario per il Commendatore, tenda e tovaglia nelle nozze di Zerlina e Masetto, fino a farsi fondale di molte evoluzioni del secondo atto, dalla seduzione di Elvira al banchetto finale.

Attorno al protagonista i personaggi appaiono ridotti ai loro caratteri preponderanti, concentrati su se stessi e sui propri sentimenti, tanto che arrivano a ignorare il protagonista e ad assistere muti e impassibili alla sua morte, con l’eccezione di Leporello e di Elvira che vegliano sul cadavere. Alla fine non si può dire che non sia uno spettacolo pensato, ma molte idee risultano riciclate da produzioni di Don Giovanni ben più incisive: il sipario che crolla sulle prime note dell’ouverture è chiaramente una citazione da Carsen, l’ambientazione classica fa pensare a certo McVicar, mentre la corsa verso un finale annunciato e tragico ricorda tanto le evoluzioni nella pineta dell’allestimento di Guth. In sostanza, siamo di fronte a una sorta di bignami ben realizzato delle tendenze odierne ormai storicizzate, a un collage vagamente postmoderno che ha il suo fascino ma non si può definire originale fino in fondo.

Josep Pons dirige l’Orquestra Simfònica del Gran Teatre del Liceu con tempi scattanti, ma non rapinosi, prediligendo una chiarezza e politezza del suono che brillano anche nelle oasi liriche. L’impressione generale è quella di una direzione sospesa tra prassi esecutiva barocca, come in certi pizzicati degli archi nella prima scena, e afflato proto-romantico di sapore beethoveniano, di cui può essere esempio l’accompagnamento dell’aria di Don Ottavio.

Il cast presenta alcuni veterani insieme a nuove promesse del canto spagnolo e non, ma sembra che manchi una componente di affiatamento al suo interno e che ognuno marci bene o male per la sua strada. Chiamare Christopher Maltman oggi nel ruolo del protagonista può apparire una scelta azzardata, ma si accorda perfettamente con l’idea registica di Loy; tutta l’esperienza accumulata nel cantare il ruolo sui più importanti palcoscenici del mondo lo aiutano a costruire un Don Giovanni vissuto e consumato. La vocalità un po’ dura mette il cantante alla corda nei momenti più concitati come l’aria “Fin ch’han dal vino”, ma si riscatta con una Serenata assai malinconica, anche se un po’ traballante nell’intonazione, e con un “Metà di voi qua vadano” giocoso e scherzoso al punto giusto. Inutile dire che il fraseggio e l’espressività sono quelli di un grande artista e ciò, unito al notevole carisma scenico, conferma la grandezza di Maltman in questo titolo.
Anche Luca Pisaroni è un assiduo frequentatore del ruolo di Leporello ed esibisce una voce morbida e duttile, dall’emissione omogenea, e un timbro scuro che sa alleggerirsi in effetti teatrali assai efficaci, come dimostra il grande gioco di colori nell’aria del catalogo. Véronique Gens è una Elvira sicura, anche se l’articolazione della parola non appare sempre a fuoco, specialmente nella sortita. Per quanto gli affondi gravi risultino un po’ forzati e alcuni acuti tirati, il soprano francese si riscatta con l’espressività e le doti sceniche.
Miah Persson è una Donna Anna di impronta giovanile ma comunque nobile. Il timbro appare un po’ acidulo e la voce piuttosto metallica nelle agilità alla fine delle grandi arie. Tuttavia, il soprano ha una grande musicalità e abilità di fraseggio, che tengono comunque alta l’attenzione durante i suoi interventi. Il Don Ottavio di Ben Bliss ha una gradevole voce con una linea salda sia negli acuti pieni che negli affondi gravi. Nell’aria “Dalla sua pace” dimostra un legato un po’ debole, ma ciò non inficia una prova comunque positiva.
Leonor Bonilla, con la sua voce giovanile e fresca, realizza una Zerlina molto centrata. Adam Palka è invece un Commendatore piuttosto monolitico nell’articolazione della parola, ma dotato di una possente strumento di basso. Josep-Ramon Olivé è infine un Masetto sostanzialmente corretto, anche se dall’emissione un po’ dura nei passi più concitati. [Rating:3.5/5]

Gran Teatre del Liceu
DON GIOVANNI
Dramma giocoso in due atti
Libretto di Lorenzo Da Ponte
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart

Don Giovanni Christopher Maltman
Leporello Luca Pisaroni
Donna Anna Miah Persson
Don Ottavio Ben Bliss
Donna Elvira Véronique Gens
Il Commendatore Adam Palka
Zerlina Leonor Bonilla
Masetto Josep-Ramon Olivé

Orquestra Simfònica i Cor del Gran Teatre del Liceu
Direttore Josep Pons
Maestro del coro Conxita Garcia
Regia Christof Loy
Scene Johannes Leiacker
Costumi Ursula Renzenbrink
Luci Olaf Winter
Produzione Oper Frankfurt
Barcellona, 24 ottobre 2020
In streaming su OperaVision fino al 4 giugno 2021