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Amici e rivali – Lawrence Brownlee e Michael Spyres, tenori (Erato CD)

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Pubblicato a novembre dello scorso anno da Erato, Amici e rivali vede due grandi tenori americani del belcanto odierno, Lawrence Brownlee e Michael Spyres, sfidarsi amichevolmente a colpi di fuochi d’artificio vocali in un pregevole lavoro discografico interamente dedicato a Gioachino Rossini. Il cd raccoglie principalmente una serie di duetti e trii tratti da opere serie, in cui si inseriscono anche i contributi del mezzosoprano irlandese Tara Erraught e del tenore spagnolo Xabier Anduaga. Il tutto avviene sotto la direzione vitale e attenta di Corrado Rovaris, un veterano della musica operistica rossiniana.

La registrazione fornisce un prezioso tributo a Rossini e alla sua particolare attenzione alla voce di tenore, con un focus principale sul periodo napoletano (Elisabetta regina d’Inghilterra, Otello, Ricciardo e Zoraide, Armida), mentre un piccolo spazio viene riservato al Rossini comico (con il celeberrimo Barbiere di Siviglia) o all’opera seria del periodo parigino (Le Siège de Corinthe, versione rivisitata del Maometto II). L’idea principale del disco è quella di ricreare la storica collaborazione professionale tra il baritenore Andrea Nozzari e il tenore contraltino Giovanni David. Non solo: altri cantanti storici cari a Rossini, ed evocati in questa registrazione, sono il baritenore Manuel Garcia (Almaviva, Norfolk), la prima donna del San Carlo Isabella Colbran (Elena, Desdemona) e l’accoppiata padre-figlio dei francesi Louis e Adolphe Nourrit (rispettivamente Cléomène e Néoclès in Le Siège de Corinthe). Amici nella vita reale – come ci tengono a precisare nel video promozionale dell’incisione – Spyres e Brownlee ridanno vita all’amichevole rivalità tra Nozzari e David. I sorrisi sfoggiati dai due interpreti ritratti in copertina su uno sfondo caldo color arancio, non fanno pensare a una vera e propria opposizione ma, al contrario, fanno già presagire una complicità e una chimica tra i due interpreti, che risultano poi palesi all’ascolto. I brani dell’incisione, che colgono per ordine l’evoluzione dello stile del compositivo di Rossini, si collocano tra due poli opposti. A un estremo si colloca la complice amicizia tra Figaro ed Almaviva nel duetto “All’idea di quel metallo” da Il barbiere di Siviglia, unico brano comico dell’incisione e forse un corpo estraneo nel contesto di una registrazione sbilanciata verso l’opera seria, ma comunque funzionale al concetto dell’album. All’estremo opposto (sia concettuale che musicale) troviamo la vera rivalità tra Otello e Rodrigo, mentre nel mezzo si collocano diverse declinazioni di amicizia e rivalità spesso dalle sfumature ambigue.

A cavallo tra la seconda e la terza decade dell’Ottocento, Rossini compone 9 opere serie (di cui 5 proposte in questa incisione) per i Reali Teatri di Napoli diretti dal potentissimo impresario Domenico Barbaja, la cui amante Isabella Colbran (poi moglie dello stesso Rossini) diviene la diva indiscussa del San Carlo, in qualche modo impedendo al pesarese di affiancare – salvo alcune eccezioni – altre prime donne che potessero in qualche modo minare il primato della celebre cantante. Rossini inizia dunque a esplorare il registro tenorile arrivando a un uso massiccio dei tenori in scena (ben sette tenori baritonali in Armida), cosa poi impensabile nel melodramma romantico che preferirà invece l’opposizione tra tenore e baritono. L’alternativa al timbro di baritenore (Nozzari), spesso impiegato nelle vesti di antagonista, viene trovata nel tenore contraltino (David) a cui vengono riservate le parti di amoroso. Esempi di questa contrapposizione, presenti nel disco, sono Agorante-Ricciardo in Ricciardo e Zoraide o Rodrigo-Snowdown in La donna del lago. Ma lo stesso baritenore può essere anche chiamato a ricoprire parti di amoroso (vedi Rinaldo in Armida). Giunto poi a Parigi, Rossini affiderà le parti di amoroso all’haute-contre Adolphe Nourrit (allievo di Garcia), tenore acuto portato alle tessiture elevate, anche se meno acrobatico di David.

Si può affermare che Brownlee e Spyres rappresentino il naturale proseguimento in tempi moderni di una illustre tradizione americana che a partire dagli anni ’80 (con un certo ritardo rispetto ai primi passi della Rossini Renaissance in campo femminile) ha sfornato nomi importanti di tenori rossiniani come Chris Merritt, Rockwell Blake, Bruce Ford e Gregory Kunde. Brownlee (che nella registrazione ricopre i ruoli da contraltino e da haute-contre oltre a due ruoli concepiti per Manuel Garcia, baritenore più acuto di Nozzari ma che grava su tessiture più centrali nel ruolo di Almaviva) brilla per flessibilità ed estensione dello strumento con un timbro chiaro e un registro acuto brillante, centri e bassi ben timbrati. Il baritenore Spyres (che invece si cimenta con i ruoli da baritenore, ma anche da baritono) gode invece di un timbro più scuro e vanta forse un maggiore spessore drammatico rispetto al collega. Ha un buon dominio del registro basso ma sa anche salire anche in acuto (e sopracuto) con estrema facilità, non sfigurando rispetto a Brownlee. Abilissimo nelle fiorettature e nel canto di balzo. Sia Spyres che Brownlee hanno quindi possibilità di estensione simili anche se poi, di fatto, gravitano su tessiture differenti. Si tratta complessivamente di un gioco alla pari tra due artisti complementari e in brevissimi frangenti anche sostituibili. Ottime sono poi la dizione e l’articolazione sia di Brownlee che di Spyres.

A Tara Erraught spetta l’arduo compito di affrontare i ruoli Colbran di Elena, Desdemona oltre al ruolo di Pamira (rivisitazione di un ruolo Colbran per Laura Cinti-Damoreau). Xabier Anduaga è invece impegnato in ruoli da secondo o terzo tenore (Ernesto, Iago, Carlo). Erraught – che gode di una voce ben timbrata, rotonda, agile ed estesa da mezzosoprano acuto – nel complesso si fa bene valere, anche se forse all’ascolto non viene automatico il parallelo con la prima donna Colbran. Anduaga sfoggia un bel colore brunito e dimostra una buona versatilità nella caratterizzazione dei personaggi, fornendo un ottimo contributo alla resa complessiva. A lui vengono affidate le parti di un altro tenore del San Carlo, Giuseppe Ciccimarra.

L’incisione si apre con il duetto “All’idea di quel metallo” da Il barbiere di Siviglia, dove Spyres (che ha iniziato la sua carriera da baritono) convince nel ruolo di Figaro, mentre Bronwlee è un Almaviva brillante. Entrambi sgranano le agilità con chiarezza ammirevole. L’evidente affiatamento tra i due fa venire voglia di sentirli in altri brani comici ma si passa invece definitivamente al serio, iniziando con quattro brani da Ricciardo e Zoraide. In “S’ella mi è ogni cor fedele” Brownlee esibisce un bel legato e chiarezza nelle colorature oltre ad essere lirico e a fraseggiare con cura, mentre in “Qual sarà mai la gioia” incastona una serie di salti, acuti e volatine. Brownlee si fonde armonicamente con Spyres in “Donala a questo core”, dai toni eroici e dall’ampio respiro (solidissimi i gravi di Spyres). Si passa poi a La donna del lago dove Snowdon (Brownlee) e Rodrigo di Dhu (Spyres) si sfidano a colpi di Do in “Qual pena in me già desta”, seguito dal duetto da Elisabetta, regina d’Inghilterra “Deh! Scusa i trasporti” ben riuscito dal punto di vista interpretativo e tecnico, con incastri certosini e colorature che sembrano provenire da un’unica voce. Di Otello vengono proposti il duetto Otello/Rodrigo “Ah vieni, nel tuo sangue” (dove Spyres sale sfrontato fino al re sopracuto per poi affondare velocemente ai bassi) e il terzetto-stretta “Che fiero punto e questo” con l’aggiunta di Desdemona, veramente ben eseguito anche grazie alla coloratura espressiva e serrata di Erraught. L’unica aria solistica contenuta nel cd è “Grand Dieu, faut-il qu’un peuple” da Le Siege de Corinthe dove Brownlee , oltre a mostrare un ottimo francese, gestisce tutti i virtuosismi e acuti scoperti con disarmante facilità oltre a fraseggiare con vivida musicalità. Il trio “Celeste providence”, dalla stessa opera, è il brano forse più raffinato dell’incisione all’insegna di una riconciliazione che avviene nella drammatica presa di coscienza di un fato irreversibile. La registrazione si conclude con terzetto “In quale aspetto imbelle” da Armida, dove Spyres dimostra ancora una volta di muoversi con sprezzo lungo una gamma ampissima: Bronwlee e Anduaga si uniscono al collega per un finale incandescente. Non si poteva pensare a un finale più esaltante.

Corrado Rovaris, alla guida dei Virtuosi Italiani, gioca in casa con Rossini avendo diretto diverse produzioni al ROF a partire dalla fine degli anni ’90, ma anche all’Opera di Philadelphia, dove ricopre il ruolo di direttore musicale dal 2005. Rovaris dirige con piglio incalzante, sensibilità musicale ed equilibrio, supportando gli interpreti con le giuste intenzioni sia nei momenti virtuosistici che nei momenti più lirici. Infine si tiene lontano da effetti orchestrali straripanti che renderebbero la sequenza di arie virtuosistiche alla lunga stucchevoli, pur garantendo un’esecuzione scintillante al punto giusto, senza strafare.

Le note al cd, firmate da Hugo Shirley articolano con chiarezza il concept dell’album e sintetizzano il contesto di ciascuna opera e le peculiarità degli interpreti a disposizione di Rossini. In conclusione, si tratta di un’ottima registrazione con una concezione accattivante e un programma, che al netto di qualche minimo distinguo sulla struttura delle tracce, si dimostra interessante, senza essere troppo popolare. I due tenori, amici e rivali, sono due fuoriclasse del belcanto, stilisticamente consapevoli oltre che solidi tecnicamente.

AMICI E RIVALI
Lawrence Brownlee, tenore
Michael Spyres, tenore
(con la partecipazione di Tara Erraught, mezzosoprano
e Xabier Anduaga, tenore)

Corrado Rovaris, direttore
I Virtuosi Italiani
Etichetta: Erato – Warner Classics
Formato: CD
Registrazione effettuata tra il 30 luglio e il 3 agosto 2019
presso il Teatro Ristori di Verona

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