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Amata dalle tenebre – Anna Netrebko, Riccardo Chailly (Deutsche Grammophon CD)

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Si intitola Amata dalle tenebre il nuovo progetto discografico di Anna Netrebko, pubblicato il 5 novembre in formato fisico e digitale da Deutsche Grammophon. La registrazione giunge dopo ben cinque anni di distanza dall’ultimo album solistico (Verismo) che la diva russa aveva inciso nel 2016 con Antonio Pappano e l’Orchestra nazionale di Santa Cecilia. Una lunga attesa dovuta ai ritmi forsennati della cantante, sempre in giro per il mondo, e che apparentemente non le consentirebbero di dedicare molto tempo all’ideazione e realizzazione di progetti in disco. L’incisione è stata interamente effettuata al Teatro alla Scala, in due riprese distinte a ottobre 2020 e aprile 2021, insieme al maestro Riccardo Chailly e all’Orchestra del Piermarini.
L’album è un potpourri di arie scelte personalmente dalla superstar all’interno del repertorio italiano (Aida, Don Carlo, Madama Butterfly, Adriana Lecouvreur) e tedesco (Lohengrin, Tannhäuser, Tristan und Isolde, Ariadne auf Naxos). Fanno eccezione due arie tratte rispettivamente da la Dama di Picche di Čajkovskij e da Dido and Aeneasdi Purcell. Ne esce un album certamente nutrito per repertorio, ma che genera sicuramente impressioni contrastanti, soprattutto a causa di una prestazione a fortune alterne, che esalta a tratti, ma che lascia anche insoddisfatti e perplessi su molti fronti. Il tutto viene comunque tenuto insieme, non solo dalla personalità artistica della cantante che emerge con prepotenza nonostante uno strumento non sempre in piena salute, ma anche dalla bacchetta attenta e versatile di Chailly.

Ora, che piaccia o meno, Anna Netrebko è il soprano in attività più richiesto dei nostri tempi e all’apice della sua carriera, almeno per quanto concerne successo e fama. Di lei vanno ammirati sicuramente un carisma fuori dal comune e un coraggio notevole nel buttarsi a capofitto tra debutti e prime della Scala, senza timore alcuno. Inoltre, la diva sembra essere giunta a uno stadio della sua carriera dove appare incurante dei limiti e priva di ogni remora, nel senso che ha piena libertà di decidere cosa cantare, quando, con chi e dove. Ne è un esempio lampante questa registrazione che copre debutti passati e recenti, insieme a una lista di desideri, se così vogliamo. Il confine tra consapevolezza e incoscienza è labile, ma questa libertà (legittima) è fondamentalmente un lusso che hanno in pochissimi. Come Netrebko riesca ad adattare la sua voce da un titolo all’altro e da un compositore all’altro (come in questo cd che va da Purcell a Wagner) rimane un mistero chiaro a pochi ed è quasi impensabile che il grazioso lirico di coloratura degli inizi sia oggi pienamente in attività con ruoli da lirico pieno, spinto e addirittura drammatico. Una transizione in parte sostenuta dall’evoluzione della voce e in parte ampiamente forzata (su questo gli animi si scaldano sempre, giustamente), ma che di fatto consente oggi alla diva di cantare un po’ di tutto.

Veniamo al cd, però. Parlavamo di impressioni contrastanti. Ecco, lo stesso concept del cd e la sua proposizione visiva sono ampiamente sulla stessa lunghezza d’onda. Il primo è giocato sul contrasto tra amore e tenebra, con i conseguenti risvolti emozionali delle eroine evocate in questa registrazione, mentre il (discutibile) titolo della registrazione di primo acchito ha un che di dark e di dannato. La proposta visiva è poi ancora più controversa, se vogliamo. La scritta ANNA a caratteri cubitali dorati campeggia sulla copertina del cd insieme al volto e alle mani della diva su sfondo azzurro e per metà coperti da un pesante cerone nero (rimando a un’inquietante oscurità), alternato a un trucco glitter-psichedelico su occhi e bocca. Insomma, non si può dire che la cover del cd sia un trionfo del buon gusto e della bellezza (anzi, al contrario). A ogni modo, non bisogna rimanere stupiti, visto che non è certo la prima volta che la discografia classica fa l’occhiolino al pop per considerazioni di marketing e a copertine d’impatto che possano attirare l’attenzione (in positivo o in negativo) e allo stesso tempo rimandare a un concept. Pensando all’evoluzione recente del personaggio Netrebko, la copertina risulta in linea con uno stile ampiamente sopra le righe. Quindi nulla di strano, non ci saremmo aspettati nulla di minimal e il prodotto in questo senso è un pacchetto completo e in linea con il personaggio, da prendere o lasciare, nella sua interezza.

Veniamo alle considerazioni sullo strumento. La voce di Netrebko si è sicuramente molto ingrossata rispetto a cinque-dieci anni fa e allo stesso tempo conserva ancora l’abilità di ripiegarsi su pianissimi eterei sostenuti dal fiato. Il timbro rimane ancora attrattivo e il suono può essere ancora bello, specialmente nelle filature in acuto, e molto corposo con acuti taglienti e fulminei (anche se non si può certo parlare di voce sontuosa vecchia scuola o di voce drammatica con tutti i sacri crismi). Noti i difetti sui gravi e le note scurite o gonfiate artificiosamente. Come abbiamo detto in precedenza, Netrebko è apparsa in forma vocale alterna in questo cd anche visto che le tracce sono state registrate in due blocchi a distanza di mesi. Ma anche al netto di un temporaneo difetto di forma vocale, vi sono dei segni di uno strumento che inizia a essere discontinuo nella resa, con problemi di intonazione, sostegno del vibrato e forzature di gola che forse celano gli eccessi di scelte di repertorio troppo “libere” e disinvolte.

Arriviamo finalmente alle tracce, che commenteremo non in ordine esatto visto che si è optato per una scaletta diversa a seconda che si ascolti l’album fisco o quello in formato digitale. È forse più utile suddividerle in tre blocchi, quelle riuscite, quelle perfettibili e quelle problematiche.

Tra le highlight di questa registrazione troviamo sicuramente l’aria di Lisa “Uzh polnoch blitzitsya..Akh, istomilas ya gorem” da La dama di picche di Čajkovskij. Qui Netrebko è proprio nel suo ed è un vero peccato che la diva non si dedichi al repertorio russo più di frequente. La cantante è autorevole e marziale nell’esordio dell’aria sfruttando tutte le pieghe interpretative della sua lingua madre e scurendo la voce senza caricature. Nella seconda parte l’interpretazione si fa dolente e dimessa, salvo poi costruire un climax dinamico che sfoga in acuto, per poi ripiegarsi e terminare con una chiusa finale gutturale sì, ma efficace. Ci è piaciuta poi nella preghiera di Elisabetta di Valois “Tu che le vanità” dal Don Carlo di Verdi. Netrebko è qui musicale e credibile nell’interpretazione di donna-regina fiera e sensibile al tempo stesso, mentre dal punto di vista vocale alterna filati dalle tinte di madreperla, crescendo ben sostenuti che sfociano in acuti fulminanti e bei fiati (peccato per le note di petto gonfiate).
Convincente anche l’interpretazione di “Sola…perduta, abbandonata” dove Netrebko costruisce un quadro psicologicamente e tragicamente completo con una voce dalla notevole varietà di sfumature e che sa poi essere torrenziale e dalla grana spessa. Pienamente nel personaggio quando accenna desolata “tutto è finito” e poi esclama “non voglio morir”. Interessante anche la rilettura di “Un bel dì vedremo” da Madama Butterfly di Puccini a distanza di cinque anni da Verismo con Pappano. L’interpretazione questa volta non è quella di una donna fragile, ma al contrario quella di una donna consapevole e determinata, senza troppe manfrine.

Ci sono poi delle tracce meno riuscite. In “Poveri fiori” da Adriana Lecouvreur di Cilea, l’incipit iniziale è indubbiamente ben fatto e lo sviluppo ha poi un buon pathos musicale. Tuttavia manca un po’ di raffinatezza e il vibrato appare leggermente fuori controllo. Registrando l’aria di Didone “Thy hand, Belinda..When I am laid in earth” dal Dido and Aeneas di Purcell, Netrebko si è tolta lo sfizio di registrare un brano barocco che a detta sua voleva cantare da molti anni e che tuttavia rimane un po’ un corpo estraneo in una registrazione del genere. Ora, considerando che Netrebko non è una specialista di questo repertorio, si può anche considerare la resa accettabile da un punto di vista di un ascolto generalista. Se è vero che l’interpretazione è giustamente struggente e ferita, manca però quella sottigliezza di sfumature e quel controllo del testo inglese per rendere al meglio la musica di Purcell. Perfettibile anche “Ritorna vincitor!” da Aida di Verdi, dove nonostante un fraseggio partecipe il suono si fa spesso bruttino e tirato in maniera poco sana, mentre più efficace e la resa di “Numi, pietà”, al netto di qualche vibrato ballerino.

Veniamo infine al repertorio che risulta più problematico. Nel complesso, ci sembra abbastanza palese che il repertorio tedesco rimanga il punto di debolezza di questa registrazione, in primis perché non vi è sufficiente consapevolezza dell’uso della lingua tedesca, ma anche per alcuni limiti della voce del celebre soprano. L’interpretazione di “Es gibt ein Reich” da Ariadne auf Naxos appare confusa e la resa finale risulta approssimativa, mentre la voce si fa tirata nello sviluppo drammatico dell’aria senza un vero spessore. Meglio va con “Einsam in trüben Tagen” da Lohengrin di Wagner che le si addice di più anche vista l’esperienza pregressa sul palcoscenico e visto il canto più spianato, dove riesce ad articolare meglio il testo con delle mezzevoci ben levigate. Anche con “Dich, teure Halle” da Tannhäuser si ha un senso di incompletezza, come se la cantante non sia veramente pronta a incidere questo tipo di brani. Nel finale non risulta abbastanza gagliarda e il vibrato inficia la resa del finale. Infine in “Mild und leise” da Tristan und Isolde, Netrebko riesce bene a proiettare il suono sopra l’orchestra ma il brano manca di magia e meraviglia rispetto ad altre interpretazioni del passato. Il brano rimane corretto quindi, ma nulla di più.

L’Orchestra del Teatro alla Scala, accompagnata da Riccardo Chailly, ha rispetto alla cantante una tenuta più coerente e meno discontinua. L’orchestra appare in forma e ci regala sonorità cangianti, sontuose e luminescenti ma anche languide e sensuali o struggenti e drammatiche. Eccessivamente dilatata l’esecuzione dell’aria di Purcell mentre nel Liebestod di Isolde la costruzione dei climax dinamici appare un po’ frenata, molto probabilmente per non mettere in difficoltà Netrebko.

Per i fan della diva russa, l’album è anche disponibile in versione deluxe con disco BluRay dal titolo “Anna – Stage of emotions” che comprende video musicali delle arie di Aida, Lisa, Dido e Isolde oltre a un intervista con la stessa Netrebko e alcuni backstage.

In conclusione, si tratta di un album che sicuramente manderà su di giri i seguaci di Netrebko grazie a brani dal notevole impatto per presenza interpretativa e vocale, mentre lascerà diverse perplessità in ascoltatori attenti (e possibilmente non prevenuti). Ci teniamo a sottolineare che tutte le osservazioni si riferiscono a un ascolto prettamente discografico. Come al solito la fruizione dal vivo è un’altra storia e, a questo proposito, l’occasione per molti sarà la prima del 7 dicembre a cui manca veramente poco. Rimanendo ai cd, per il futuro una scelta più focalizzata del repertorio da incidere gioverebbe alla resa artistica complessiva. Magari meno Wagner e più repertorio russo? Noi ce lo auguriamo.

AMATA DALLE TENEBRE
Soprano Anna Netrebko
Orchestra del Teatro alla Scala
Direttore Riccardo Chailly
Etichetta: Deutsche Grammophon
Formato: CD
Registrazione effettuata presso il Teatro alla Scala
nell’ottobre 2020 e aprile 2021

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